Senza vergogna
6 dicembre 2017
laFonteTV (471 articles)
0 comments
Share

Senza vergogna

Correva l’anno 2012. Allargare l’area del centrosinistra per vincere le elezioni regionali di febbraio 2013: questo il progetto politico che fa sognare l’unico grande stratega delle decennali sconfitte della sinistra molisana. Danilo leva, segretario del PD, si incarica di dare corso alla consegna ricevuta da Roberto Ruta, presidente dello stesso partito. La sentenza del Consiglio di Stato che ha mandato a casa Iorio ringalluzzisce i due polli, i quali, invece di indire le primarie per scegliere un candidato vincente intorno al quale ricucire la rete spezzata della sinistra, oltre che recuperare il rapporto di fiducia con i tanti movimenti democratici e avviare un dialogo con tutti quei cittadini che disertano sempre più numerosi il voto, si affidano, senza ripensamenti, alle ormai squallide scelte di potere che consentono a chi le fa di mettere insieme interessi personali e ambizioni politiche. Ma veniamo ai fatti.

Alla fine di ottobre 2012, il Consiglio di Stato annulla le elezioni regionali del 2011 per irregolarità formali nella raccolta delle firme. L’occasione è ghiotta e il duo Ruta/Leva, a secco di vittorie ormai da una vita, cosa fa? Decide di avviare un dialogo con tutte quelle forze democratiche che si battono per sconfiggere le destre? Assolutamente no. I due hanno avuto tante di quelle tranvate da Iorio e compagni, che il solo pensiero di farsi vedere insieme con quegli sfigati della sinistra toglie loro il sonno; e poi, il superamento delle ideologie li ha convinti che il centrosinistra lo si può allargare anche guardando a destra, basta trovare l’uomo che fa al caso loro. Non uno qualsiasi ma quello che nel campo avverso è il più chiacchierato in quanto a conflitto d’interesse. Il prescelto è proprietario di numerose aziende che operano in Molise, alcune delle quali convenzionate con la Regione e, cosa più importante, l’uomo porta con sé un bagaglio di voti imperdibili per determinare la vittoria di uno qualsiasi degli schieramenti: eccolo… l’uomo giusto che può salvargli il culo.

Convincere l’eurodeputato Patriciello della bontà dell’operazione non è affatto difficile, tanto più che il suo vecchio alleato, in questi dodici anni di “governatorato”, spesso gli ha detto di no. Il politico imprenditore di Forza Italia addirittura rilancia e, per suggellare l’alleanza con i suoi ex nemici, si dichiara disposto a puntare anche su un cavallo perdente, anzi, più dell’alleanza è il candidato presidente che lo rassicura. Mai tanta generosità si era vista dalle parti di Venafro, hanno pensato i due furboni e poi, a caval donato non si guarda in bocca. È forse proprio vero che la nostra è una terra di sperimentazione. Esempi positivi come quello del centrosinistra che include anche i postcomunisti nascono a Isernia nel lontano 1993, purtroppo, anche quelli negativi vengono generati da qualche “genius loci”.

Corre voce che l’era dei patti, tra i quali il più importante porterà il nome del Nazareno, sia iniziata nel triangolo Campobasso-Fornelli-Venafro. I contraenti, nel nostro caso, si chiamano Leva e Patriciello, il dono offerto a Ruta per suggellare l’eterna fedeltà, Paolo Frattura, in verità non si tratta proprio di un cavallo ma anche quello di Troia pare lo fosse. La domanda viene quindi spontanea: è possibile che due brillanti avvocati, durante la loro vita scolastica, non abbiano mai letto i libri di Omero, neanche solo a fumetti? I magnifici due oggi starnazzano contro Matteo Renzi accusandolo di aver fatto a Roma ciò che loro hanno fatto in Molise: ci vuole una bella dose di faccia tosta. Lavorano con l’obiettivo di allearsi con una parte della destra ancor prima che Renzi venisse al mondo, mettono nelle mani di uno di loro le redini della Regione ed ora, proprio come zitelle inviperite, spargono veleno: c’è chi cambia partito, pentito di aver fatto cose che non ha mai condiviso; chi ripianta l’Ulivo che aveva spiantato, perché ritenuto inutile alla bisogna, la sua, non la nostra; chi, dopo averla messa al mondo, accusa quella creatura, (ci hanno spiegato che il termine creatura può essere usato anche per Frattura), frutto di un amplesso intellettuale tra le idee del cattolicesimo moderato e quelle del liberismo riformista, di aver cancellato dal proprio DNA la domanda di giustizia sociale, in buona sostanza, di aver fatto scelte di destre; c’è anche chi a capo di mille “rutibaldini”, invece di fare mea culpa in un convento di clausura alle foci del Niger, si propone, senza vergogna, di liberare il Molise dall’usurpatore.

Non è difficile riconoscerli: sono quelli che cinque anni fa hanno convinto la maggioranza dei molisani a sostenere Paolo Frattura; sono gli stessi signori che non sanno spiegarsi il successo dei populismi; sono quelli che si battono a favore della sanità pubblica ma poi si accontenterebbero anche di qualche posto nei consigli di amministrazione di quella privata; sono quelli delle dodicimila vacche gravide che avrebbero dovuto partorire a San Martino in Pensilis; sono quelli che hanno garantito sull’ affidabilità di Frattura e non parlavano del padre del governatore; sono quelli che non sono riusciti a dare una sola risposta ai terremotati; sono quelli che si occupano dei lavoratori dello zuccherificio alla vigilia delle elezioni; sono quelli che cavalcano la protesta dopo aver fatto parte del gioco.

Gli elettori del centrosinistra che con molte riserve hanno votato Frattura e oggi muovono allo stesso le medesime critiche ripetute insistentemente nei dibattiti televisivi dall’on. Leva e dal senatore Ruta, hanno il diritto di chiedere ai due di togliersi dalle palle? ☺

 

laFonteTV

laFonteTV