Sete di conoscenza
15 febbraio 2018
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Sete di conoscenza

Si vocifera che nella ridente cittadina di X, un gruppo di premurosi genitori, avvicinandosi l’appuntamento dei propri pargoli con l’ingresso nella scuola dell’ obbligo, abbia avuto la brillante idea di scomodare mari e monti, per aprire una sezione speciale della scuola privata y, già rinomata nella vicina città di z. Ufficialmente la ragione è quella di non dividere alla primaria i bambini, che attualmente frequentano insieme l’ultimo anno di asilo, ma ufficiosamente si vocifera che tanto impegno si sia reso necessario, tra gli altri motivi, per evitare la contaminazione dei pargoli con “disabili ed immigrati”, normalmente presenti nella scuola pubblica e notoriamente – a detta loro ed in alcuni casi addirittura per “esperienza personale”- causa di rallentamenti nella programmazione scolastica. Po- co importa che questa “meglio gioventù” molisana da preservare, degna di correre quando gli altri vanno a velocità contenuta, faccia parte di una cittadina in cui nascono poco più di trenta bambini l’anno, ed aprire una nuova scuola in un contesto già caratterizzato da un grave calo demografico, non porterebbe che ad ulteriori divisioni! In questo caso, la divisione, cosa ancora più grave, si poggerebbe su una qualche superiorità sociale di alcuni ragazzi a scapito di altri.

Tutti noi desideriamo il meglio per i nostri figli. Il problema, non da poco, è definire il confine di questo “meglio”, tenuto conto altresì che è un concetto legato ad una serie di variabili, prima tra tutte l’ inclinazione personale dei figli, il loro grado di ambizione (in senso costruttivo), il loro spirito di sacrificio. Il problema è quando questo “meglio” viene individuato, partendo da una presunta superiorità intellettuale, fisica o sociale, perché in questo atteggiamento c’è il seme di tutte le cattiverie del mondo.

L’idea di ritenere “disabili ed immigrati” quali zavorre in ambito scolastico è purtroppo un pensiero molto più diffuso di quanto si creda. Anche senza arrivare alle esasperazioni già narrate, è opinione molto diffusa che il diverso o lo straniero in classe richiedano attenzioni diverse che possono mal conciliarsi con il percorso di studio collettivo, che è legato all’esigenza di rispettare la programmazione ministeriale. Eppure la scuola altro non è che uno specchio della società civile, composta da tante anime e da persone con diverse condizioni fisiche e sociali. Sottrarre i ragazzi a questo universo composto, significa sottrarli alla conoscenza del mondo nella sua interezza.

La scuola ha un ruolo fondamentale, che è secondo solo a quello della famiglia, nella vita di un bambino. Oltre alle nozioni, ai calcoli ed alle varie discipline, insegna la convivenza civile ed il rispetto tra gli uomini. È un microcosmo di confronto e crescita collettiva attraverso cui il bambino impara che esiste “altro” rispetto al proprio mondo ed attraverso l’altro – che sia persona con disabilità, straniero, o comunque diverso da noi – il bambino riesce a mettere in discussione se stesso, ampliando le proprie idee e le propria visione del mondo. Se questo non è arricchimento, cosa altro è? Si può crescere imparando a memoria una tabellina e si può crescere imparando da un bambino con disabilità che oltre alle parole c’è anche un altro modo per comunicare. Si può crescere imparando l’ortografia perfetta, e si può crescere ascoltando la storia di un bambino venuto da lontano. La conoscenza non ha confini, non ha superbia e soprattutto non ha fretta.

La scuola privata y, che tra l’altro ha sempre accolto i bambini con disabilità da anni, ovviamente non aprirà nessuna sezione speciale nel paese x. Non avrebbe senso dividere ulteriormente i bambini, già così pochi, moltiplicando le sezioni.

Ai bambini, a tutti e specialmente a quelli del paese x, che in questi giorni stanno iscrivendosi alla primaria, non posso che rivolgere l’augurio di “contaminarsi” il più possibile con il mondo, e di aprirsi alla diversità con spirito amichevole. Auguro loro soprattutto di avere sete di conoscenza e non dell’apparenza delle cose, di apprezzare la lentezza quando diventa spunto di riflessione.

Potrebbe far bene anche a noi genitori. ☺

 

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