sinistra miope
27 Aprile 2010
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sinistra miope

 

L’esito della tornata elettorale per il rinnovo di ben 13 Consigli regionali, di alcune amministrazioni provinciali e comunali, per alcuni versi era segnato, anche se qualcuno nel centro sinistra aveva sognato. Ma i sogni restano tali e la realtà è ben altra cosa. Dal voto regionale è uscito un Paese ancor più spaccato in due, tra nord e sud. Siamo di fronte non ad un bipolarismo tra partiti, ma tra due realtà della Nazione che sono sempre più lontane sul piano organizzativo ed economico.

Il risultato dovrebbe finalmente far riflettere la classe politica del centrosinistra che, se continua solo a colpevolizzare Berlusconi o i personaggi a lui vicini, a gridare solo allo scandalo o al gossip, sarà eternamente perdente.

Per quale motivo il cittadino dovrebbe votare il centrosinistra che, senza programmi e idee, è la brutta copia del berlusconismo? Moralità zero, programmi zero, stili di vita zero. È il momento di girare definitivamente pagina e tornare a parlare alla gente, conoscendo e condividendo le problematiche, le difficoltà, le tensioni. Il successo della Lega è proprio in queste cose: capta le domande del popolo e ne fa questioni politiche. Certo non appartengono alla cultura di governo gli eccessi di Bossi e compagni, come pure i modelli xenofobi che ci propinano. Ma anche su questi temi siamo deboli e senza una proposta organica.

Sul piano regionale, in vista ormai delle prossime elezioni, proviamo a mettere sul tappeto qualche tema forte e di interesse generale: Statuto regionale, inclusa la legge elettorale, e le problematiche delle famiglie molisane.

È evidente che in primo luogo bisogna uscire dalle sacrestie dei partiti politici e dall’attuale classe dirigente del centrosinistra per proporre al popolo molisano un candidato con una visione politica ed un programma diverso da quello attuale. Tutti i movimenti civili e di opinione esistenti sul territorio dovrebbero abbandonare i loro piccoli orticelli e i propri egoismi unendosi in un unico coordinamento regionale per una proposta complessiva degna di tale nome. Avere il coraggio di scegliere e individuare persone moralmente inattaccabili, legate al territorio, espressione del volontariato e dei movimenti a tutela e difesa del patrimonio storico, culturale e artistico.

All’esame del Consiglio regionale c’è lo Statuto, ma sembra un fatto riservato alla casta politica che sta cercando di adeguarlo alle proprie esigenze e non a farne strumento di governo e programmazione della regione per almeno i prossimi cinquanta anni. Mi chiedo: ma tutti i movimenti di opinione, civici, culturali e cattolici dove sono?

Ogni giorno che passa ha sempre più ragione il Vescovo Bregantini che senza sconti ci sta dicendo che siamo un popolo che è abituato a delegare agli altri la risoluzione dei problemi e si accontenta delle briciole. Per il suo linguaggio chiaro e diretto non solo la politica ha cercato di isolare questo grande Pastore,  ma anche il clero della diocesi che non vuole essere assolutamente scomodato dal proprio tran tran quotidiano e dai piccoli interessi che ognuno ha con il potere locale e politico.

Siano allora tutti i movimenti civici, le associazioni e le testate giornalistiche libere a lanciare una campagna, unica e forte, sui temi dello Statuto e della legge elettorale che devono garantire tutti e non solo pochi. Se deleghiamo questa importante fase della vita democratica e organizzata della regione agli altri, senza un nostro diretto coinvolgimento, dopo non possiamo più lamentarci. Dobbiamo stare per sempre in silenzio dichiarando il nostro totale fallimento.

Altro tema la famiglia, in crisi, in totale difficoltà, abbandonata dallo Stato a se stessa. La finanziaria del 2010 non rivolge alcuna attenzione alle nuove generazioni e alle famiglie che pagano in misura esponenziale la crisi economica e finanziaria in atto. Francia e Germania sono intervenute in modo deciso per aiutare le famiglie ad uscire dalla crisi, in Italia la tenuta economica delle famiglie e della tutela dei figli è invece scomparsa dal dibattito politico. La mancanza di attenzione al ruolo centrale della famiglia e dei figli nella società italiana ha già prodotto, nel corso degli ultimi venti anni, una sequenza di generazioni incompiute nella capacità di esprimere il meglio delle loro potenzialità economiche ed umane.

Sul piano regionale l’assessorato alle politiche sociali ha varato provvedimenti, che risultano essere semplici palliativi rispetto alle esigenze effettive delle famiglie che sono ai limiti. Ci sarebbe bisogno di provvedimenti strutturali, fatti propri da tutta la classe politica. Pensare di prendere in giro la gente con leggi regionali che non hanno le dovute coperture finanziarie è un reato che in primis la Chiesa, ma anche tutto il mondo dell’asso- ciazionismo dovrebbero denunciare e non affiancarsi al potere per prendere qualche euro di contributo.

Manca la volontà e non basta, in questo caso, quella di un assessore, se tutto il sistema pensa ad altro e distoglie risorse per operazioni di becero clientelismo. Anche su questo tema dovrebbe essere elaborato un documento chiaro con indirizzi di politica familiare, portato alle famiglie, discusso e poi fatto oggetto di programma per il futuro governo regionale.

 Provenendo forse da un centrosinistra che sogna, continuo a sognare anch’io e non mi rendo conto della realtà che mi circonda!☺

riformista85@libero.it

 

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