Sintomo e comunità terapeutica
13 Aprile 2016
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Sintomo e comunità terapeutica

Così come per ogni altra operazione terapeutica, anche l’ingresso nel dispositivo riabilitativo di comunità avviene a causa di uno o più sintomi che segnano l’esistenza del soggetto (il grado di volontarietà di tale accesso rimane questione etica e pratica tutta da discutere e lungi da una soluzione condivisa). È evidente quanto il sintomo psicologico si differenzi da quello organico, tanto quanto l’intervento psicoterapeutico non può essere modellato su quello medico-biologico classico (nonostante i tentativi delle varie psicologie para-scientifiche, pseudo-empiriche, comportamentali, …). Talmente diverso da mostrare una fondamentale ambivalenza: da una parte il sintomo psicologico mortifica e attanaglia il soggetto, dall’altra ne costituisce un punto di tenuta, una costruzione che incrocia universale e particolare. Non si discute in questa sede il dolore e il malessere collegato al sintomo, ma è necessario sottolinearne la specificità al fine di salvaguardare il lavoro di cura dai riduzionismi grossolani che collocano tutto il lavoro terapeutico nell’alveo di un processo di estirpazione del sintomo stesso.
Cosa significa dunque punto di tenuta? Che il sintomo può essere una elaborazione soggettiva atta ad arginare la dimensione traumatica dell’esistenza e a costruire una risposta che permetta la sopravvivenza tout court. In un breve saggio, scritto agli inizi della sua carriera accademica, Foucault afferma che la psicopatologia moderna “è regolata da 3 temi: i rapporti tra libertà e automatismo; i fenomeni di regressione e la struttura infantile delle condotte; l’aggressione e la colpa”. Escludendo il primo, che vede nell’automatismo l’istanza che traduce il circolo infernale del sintomo, il quale torna a colpire l’individuo con l’insistenza del meccanismo cieco, gli altri due sono fenomeni da porre in tensione con una serie di giudizi di natura morale, oltre che con il quadro clinico, rispetto alle condotte dei pazienti.
In particolare, la struttura infantile è quell’operatore che sancisce il riconoscimento della necessità del regime di segregazione e separazione sociale: può un bambino essere considerato un soggetto (di diritto, sessuale, economico, …) e ammesso dalla società civile al suo interno a pieno titolo? A tal proposito interessanti sono tutti gli studi che descrivono la creazione del fenomeno dell’infanzia come insieme di pratiche e forme ideologiche le quali fondano un concetto di infanzia come giardino di innocenza che separa il bambino dall’età adulta; (cfr. P. Ariès).
Le rieducazioni, i congegni ortopedici e le tecnologie psico-riabilitative non mirano forse alla correzione di disfunzioni in una simile ottica? L’assimilazione del soggetto a categorie nosografiche rigide, la farmacoterapia più radicale, le revisioni comportamentiste puntano ad annullare le differenze esistenziali e a consegnare un soggetto docile alla società. Nella pratica è la sottovalutazione del sintomo a tradurre simili tendenze in questioni che condizionano la quotidianità del lavoro terapeutico (in comunità, ma non solo); la catalogazione dell’individuo definisce il primo passaggio verso la produzione di sacche di separazione sociale, veri momenti di amplificazione dello stigma.
Alessandro Prezioso
alessandroprezioso 2@libero.it

Io ero
Io ero un ragazzo senza molte pretese dalla vita. Avevo superato alcuni ostacoli, ma la vita scorreva nel verso giusto, mi aveva dato momenti belli semplicemente perché credevo in quello che facevo… fatto sempre con passione e amore. Poi basta un nulla, un niente, un momento e ti accorgi che tutto può svanire. Anche quello che hai creato e desiderato. È difficile accettare di perdere qualcosa in cui credi, soprattutto quando hai scoperto l’amore vero, puro, tenero e profumato della nascita di una figlia. Amore ostacolato. Tolto. Allontanato. L’importante è che resta una cosa, scopri che il tuo grande amore dato non è stato perduto o inutile, ma lo puoi ritrovare nei sentimenti per tua figlia. Far nascere è sempre un attimo d’amore vissuto.
Io sono
Quel ragazzo che ero, lo sarò sempre, anche perché nella vita il passato non lo si può cambiare, anzi a volte viviamo cose così oscure che è facile inciampare nel dolore e nell’odio senza più riprendersi. Questo può portare sofferenza e dolore ma il presente può essere un’altra storia, perché si può trovare la luce per oggi e domani. Ricordati che dipende sempre da noi, e nessuno potrà toglierci i nostri sentimenti e l’amore per cui noi viviamo. Questo significherà sempre una grande vittoria per te e per chi crede in te.
Io sarò

Giuseppe Cristallo

La scuola e il laboratorio
Presso la Comunità Terapeutica ‘il Casone’ alcuni bambini delle scuole elementari hanno partecipato al laboratorio di decoupage. Gli studenti hanno contribuito alla realizzazione di alcuni oggetti nel laboratorio imparando anche delle tecniche particolari. I bambini hanno fatto dei lavoretti a mano con l’aiuto di Teresa, la maestra del laboratorio che ogni martedì svolge l’attività di decoupage con i ragazzi della Comunità. I bambini sono stati molto gentili con gli ospiti della struttura e io mi sono impegnato nel fare molte foto mentre lavoravano. Penso che ognuno di noi ha la capacità di realizzare un proprio lavoretto

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