Smisure a montenero
8 Maggio 2021
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Smisure a montenero

Nel mese di aprile è stata data notizia il progetto South Beach per Montenero di Bisaccia, un investimento cospicuo per oltre 3 miliardi di euro pensato come rilevante opera di ridefinizione urbanistica e come grande leva di promozione economica per la costa e l’immediato entroterra molisano. La giunta regionale ha già istituito il tavolo per la definizione dell’Accordo di Programma con tutti gli stakeholders interessati. Contemporaneamente si è costituito anche il comitato civico ‘Costa Verde Mare Nostrum’ volto a rappresentare le potenziali criticità dell’ operazione a livello regionale e nazionale, non escludendo neppure l’ANAC e ponendo l’attenzione sui rischi per l’ambiente, la costa, la rete fluviale e il paesaggio complessivamente interessati dall’intervento annunciato. 17 ville signorili, 25 edifici da 8 piani, 22 edifici da 10 piani, 25 edifici da 12 piani, 16 torri da 15 piani, 23 torri da 20 piani, 16 torri da 25, 200 ristoranti, 4 alberghi di lusso, 1 centro polifunzionale, 1 centro commerciale, 1 auditorium, centri benessere, cliniche estetiche, barriere soffolte per frenare erosione costiera, canali di navigazione per piccole imbarcazioni, 18 concessioni balneari: questi i numeri annunciati con orgoglio accanto agli indotti economici per le vendite e gli affitti, il lavoro generato dai cantieri per le infrastrutture. Non meraviglierà, pertanto, l’accoglienza entusiasta dei privati proprietari dei terreni interessati e dell’amministrazione comunale. Il miraggio occupazionale che ruota attorno a South Beach prevede 6.000 persone per la sua realizzazione e oltre 2.000 persone che verrebbero occupate nelle attività previste.

Il dibattito non ha tardato, come è abbastanza ovvio che sia, ad animarsi: quale governance dei processi, quali portatori di interessi, quali soggetti e istituzioni chiamati a pronunciarsi in merito a questa ambiziosa operazione? Amministrazione Comunale e Regionale, Soprintendenza e Segretariato regionale in rappresentanza del MiC, Consorzio di Bonifica, ANAS, Capitaneria di porto, Agenzia del Demanio, Vigili del Fuoco: i soggetti implicati sono molti e armonizzare tutte le posizioni in campo potrebbe non essere facile.

Il neonato Comitato civico avverte circa le storture possibili in un’operazione di cementificazione indiscriminata per le molte risorse ambientali che ne risulterebbero irrimediabilmente compromesse. La neo-eletta Sindaca di Montenero, Contucci, fa riferimento al valore di una scelta partecipata e condivisa con la popolazione locale.

Una prima fondamentale chiave di analisi è quella della dimensione dell’intervento. Perché dovrebbe essere necessario un impatto così grande sul piano territoriale? Quanto proposto sembra in aperta contraddizione con un modello di turismo di lusso che in genere chiede a gran voce qualità eccellente del paesaggio, piccoli numeri, luoghi esclusivi.

Il secondo nodo è come con Agenda 2030 e la transizione ecologica alle porte e tutte le raccomandazioni e vincoli europei messi a puntello degli abusi di suolo e di territorio sia possibile realizzare quello che, al netto dei trionfalismi promozionali, appare sulla carta come un ecomostro.

Ultimo, ma non ultimo elemento è proprio il processo decisionale. Come sia stato possibile arrivare a uno stato così avanzato di progettazione senza essere passati per il coinvolgimento partecipativo, una consultazione pubblica preventiva.

È necessario seguire da vicino i processi e la vigilanza critica del Comitato civico, ma al tempo stesso interrogarsi sul modello di sviluppo proposto che appare così antico da risultare per certi versi inverosimile, con le torri e i grandi numeri, laddove, lo ripeto, tutto il turismo di nicchia tenda ormai verso i piccoli numeri, la forte prossimità al territorio, l’attenzione per gli ambienti e le comunità ‘incontaminate’ come destinazione turistica esclusiva. Il Sud che in questi ultimi anni è stato beneficiato dal successo turistico e dall’attenzione mediatica è centrato sull’immaginario del passato, sul recupero fine delle masserie e degli antichi costrutti rurali, sulla campagna patinata, persino su un certo atavismo esotizzante che funge da richiamo per turisti internazionali in cerca di esperienze intense.

Ciò che viene proposto per Montenero sembrano cascami di un progetto di sviluppo destinati a un territorio considerato arretrato, ricattabile, marginale. Ritengo che sia un processo complesso che probabilmente sarà attaccato e messo in discussione dai diversi soggetti multi-scala, ma di cui potrebbero restare comunque i cascami, le realizzazioni parziali e ugualmente impattanti.

Il Molise merita un modello di sviluppo innovativo e davvero sostenibile, uno spazio di confronto aperto e trasparente delle posizioni e delle prospettive in campo, un’apertura al mondo fatta di conoscenze e creatività. Non la ‘vendita all’incanto’ di un prodotto scaduto.☺

 

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