Molte persone temono di essere sole al mondo e riempiono il vuoto con rapporti virtuali, che danno l’illusione di stare assieme agli altri. Ben altra cosa è il rapporto umano reale

Girando l’Italia in lungo e in largo raccolgo suggestioni, ascolto proposte, vedo movimento, elaboro un pensiero. Le analisi sono indispensabili, ma solo se mettono in movimento la mente e il corpo.

Quella che si respira oggi è però un’aria diversa. In mezzo a quel gruppo di ciclisti, la maglia rosa del Pirata non c’è più. Pantani non è stato eroe per caso. Non è passato alla storia per nulla. Perché ha scritto la storia.

A partire dall’articolo sul “mondo popolare subalterno”, scritto da De Martino nel 1949 su Società, Gramsci fa il suo ingresso nel dibattito antropologico italiano. Soprattutto la tematica del “folclore progressivo” caratterizza questa svolta in termini politici: si tratta di un folclore orientato politicamente, legato al processo di emancipazione politica e sociale delle classi subalterne che porterà ad un “nuovo umanesimo”.

Il santo esce dalla chiesa. Che splenda il sole o scorrano le nuvole, l’aria di festa è contagiosa, ci si sente più felici, l’aria profuma di più. C’è una sorta di emozione diffusa, di devozione diffusa. Sembra quasi che si faccia a gara, nei piccoli paesi, per portare a spalla il santo. Qualche passo e iniziano i fuochi d’artificio e con essi la mia rabbia. Lo so, rischio di essere fastidiosa per i più ma li ritengo inappropriati, eccessivi.

In questo scenario si colloca anche la riforma costituzionale. Ci viene chiesto di votare sì o no ad un solo quesito complessivo e onnicomprensivo. Provo a fare un ragionamento usando un’altra metafora. La democrazia è alimentata da tanti affluenti o fonti normative ed una di queste, la più importante, è la Costituzione.

Se fosse possibile svegliarci e uscire dal circo per andare incontro al nostro io bambino, non ci riconoscerebbe. Abbiamo perso l’innocenza e con quella la creatività, il modo di guardare al mondo ogni giorno in maniera nuova. Perché tutto intorno a noi cambia e noi restiamo fermi, anzi più il tempo passa e più tutto va veloce e meno noi ci evolviamo;

E non c’è alibi per il nostro rinchiuderci nelle caselle piccole: dobbiamo mettere in discussione il neoliberismo trionfante, le grandi banche, i trattati transatlantici; e dobbiamo farlo dal basso, cominciando a far traballare le basi dei governi comunali e regionali, che privilegiano pochi e ci tolgono welfare e diritti;

La nostra attenzione deve essere alta, abbiamo il dovere di studiare criticamente, di capire chi sono i colpevoli, chi ci vuole arrabbiati e l’uno contro l’altro. Solo un popolo unito può vincere. Ciò non vuol dire azzeramento delle proprie opinioni, al contrario, vuol dire lotta contro un sistema che ci vuole schiavi, sottomessi, ignoranti, obbedienti, bisognosi; contro un sistema che ha cancellato la classe media impoverendo il popolo, che ci fa credere che possa arrivare una sola persona (un solo politico) che possa mettere a posto tutto.