Solidarietà comunitaria
19 Ottobre 2020
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Solidarietà comunitaria

Il termine ‘recupero’ – per chi, come me, viene dal mondo della scuola – rimanda immediatamente ad una pratica didattica ormai consolidata. Per quegli alunni che presentano carenze nella preparazione o che non hanno sviluppato determinate competenze sono previsti, in vari periodi dell’anno scolastico, interventi finalizzati a colmare il cosiddetto debito formativo, per riappropriarsi di contenuti e/o strategie e consentire loro di continuare adeguatamente il proprio processo di apprendimento. E di recupero, declinato in corsi o interventi specifici, nella scuola si parla di continuo. Ma attualmente ‘recupero’ – vocabolo che veicola quasi sempre una mancanza, un difetto – viene applicato ad ambiti più complessi. Non stupisca che recupero sia la traduzione letterale del termine inglese recovery [pronuncia: ricovri] che negli ultimi mesi spadroneggia nella nostra cronaca politico-economica, in particolare nelle locuzioni recovery fund [pronuncia: ricovri fand] e recovery plan [pronuncia: ricovri plan] di cui tanto si discute.

Letteralmente recovery fund traduce “fondo di recupero” e sta ad indicare la proposta, avanzata dalla Francia, ma successivamente accolta da quasi tutti gli stati membri dell’Unione Europea, per istituire un fondo, vale a dire una quantità di denaro, per aiutare l’Italia e tutti gli altri Paesi ad uscire dalla crisi economica causata dall’ emergenza Covid-19. La consistenza piuttosto elevata di tale fondo ha fatto molto discutere e le perplessità di chi si oppone ancora non sono state risolte, in quanto si tratterebbe di somme ingenti che dovranno contribuire al risanamento delle situazioni critiche provocate dalla pandemia.

Collegato al recovery fund per il nostro Paese si pone ora il problema di come utilizzare i fondi che l’U. E. ha promesso di destinarci: ecco allora il recovery plan, il piano che definisca in che modo spendere i soldi dell’Unione Europea. L’Italia è chiamata a fronteggiare i problemi che l’emergenza Covid ha causato in campo economico: in che modo? La domanda, per nulla banale, pone due argomenti: il primo riguarda la reale emergenza interna, vale a dire i settori da sostenere in maniera prioritaria (sanità, ad esempio) per riabilitare non soltanto la nostra economia ma la vita stessa degli italiani. In secondo luogo non va trascurata l’immagine – si spera positiva – che il nostro Paese fornirà di sé agli altri Stati europei che attraverso questi fondi hanno dato il loro aiuto.

Qualcuno ha definito il recovery fund un esempio di “solidarietà comunitaria”, parole che in ambito europeo non si sentivano da tempo, e al contempo sono emersi differenti punti di vista sulla questione, che rivelano le diverse visioni politiche che animano l’U. E. È innegabile che questa istituzione sovranazionale (l’Unione Europea, appunto) è tutt’ altro che una unione ‘reale’ di nazioni: ne fanno parte paesi ricchi e paesi poveri, nazioni che hanno un consolidato sistema economico ed altri che vengono da crisi pregresse, con un sistema politico incerto, elevato debito pubblico e notevoli sacche di povertà. Le vicende storiche diverse, gli antichi conflitti mai sopiti, gli egoismi nazionali – il famigerato ‘sovranismo’ – contribuiscono ad allontanare sempre più gli Stati, ad alimentare rivendicazioni patriottiche, ad accrescere i timori che l’economia in crisi possa travolgere i sistemi nazionali verso il baratro. Sembra mancare a questa Unione una volontà politica tendente alla solidarietà, al sostegno economico, all’aiuto reciproco, nel nome dei popoli che abitano questo continente, i veri destinatari di tutte le scelte politiche da compiere.

Mentre scrivo è settembre, è tempo di recuperare in vista del nuovo anno scolastico – ne sanno qualcosa gli studenti che hanno riportato debiti formativi e che hanno seguito i corsi di ‘recupero’ prima di rientrare in classe. Ma non sembrano essere i soli ad averne bisogno. Recuperare vuol dire colmare un vuoto, porre rimedio, (ri)tornare ad una condizione preesistente; indica rimettersi in marcia, ricominciare. E per fare ciò necessitiamo tutti di impegno, entusiasmo, coraggio e voglia di futuro. Li vedremo?

“È più difficile ricominciare che iniziare” (Papa Francesco 16/6/2019).☺

 

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