Somiglianze e differenze
19 marzo 2018
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Somiglianze e differenze

In questi giorni ho capito, forse per prima volta, quanto dipendiamo dalle nuove tecniche di comunicazione e quanto siamo impotenti quando queste tecniche falliscono. Per più di una settimana il mio server e-mail è stato in riparazione e non ho potuto usare il servizio: nessuna mail da poter leggere, nessun modo per spedirne una, e sono falliti anche i miei tentativi di creare un nuovo account con altro server. E tutto quello che avevo scritto, per esempio, per il nuovo numero de la fonte è rimasto nel computer e più passavano le giornate più cresceva la mia impressione di aver scritto parole inutili: avevo espresso pensieri che giorno dopo giorno diventavano obsoleti, non corrispondendo più al mio stato d’animo.

Oggi, finalmente, il mio servizio email è ripristinato, ma nel frattempo ho deciso di cancellare quello che avevo scritto otto giorni fa.

In questa settimana ho seguito molto la TV, tanto quella italiana come quella tedesca, soprattutto i talk show dove si riuniscono tre, quattro o cinque partecipanti intorno ad un conduttore o una conduttrice. In questi talk ho scoperto una grande differenza fra l’Italia e la Germania. Nei talk italiani di questo tipo, come per esempio Agorà, molte volte non si capisce niente, ma niente di niente, perché tutti parlano allo stesso tempo e per ultimo anche la conduttrice interviene nella discussione, interrompendo gli invitati, e si crea un grande caos, del quale è vittima l’ascoltatrice o l’ascoltatore. In Germania, in un talk simile, per esempio Hart aber fair, ogni partecipante può esprimere la sua opinione senza essere interrotto né da un altro invitato, né dal conduttore. Alla fine della trasmissione mi sono potuto fare una idea delle opinioni diverse ed ho imparato qualcosa.

Cercando di capire le ragioni di questa differenza mi è venuta l’idea che anche la lingua gioca un ruolo, e in grande misura,. Nella lingua italiana la parola chiave, quella che esprime un’azione, viene pronunciata all’inizio della frase, ed il resto delle parole si potrebbe definire “contorno”. Nella lingua tedesca, quella parola decisiva si pronuncia, molte volte, alla fine della frase, e se voglio conoscere quella parola devo sentire anche quel “contorno”, perché se non lo sento, se mi distraggo, riesco a perdere la parola chiave. Per questo, quello che mi obbliga ad essere attenta tutto il tempo non è tanto la mia buona educazione, ma la lingua.

Questa mia “scoperta” riguardante l’importanza della lingua è stata l’unico risultato concreto al quale sono arrivata in questi otto giorni di “non comunicazione”. Per il resto, mi sento come in un limbo, perché non so quale Italia e quale Germania ci sarà quando il numero di marzo de la fonte sarà nelle nostre mani. Devo confessare che sono preoccupata rispetto al futuro dei due paesi. In Italia, pensando a tutte le varianti di governo che possono uscire dalle elezioni, non ne trovo nessuna che mi possa tranquillizzare, ed il mio più grande timore è che si formi una Grande Coalizione. Questo tipo di governo costringe le due parti che vi partecipano a perdere, per forza, la loro identità, e questo provoca la delusione o la rabbia degli elettori e, alla lunga, la crescita di formazioni politiche estremiste che canalizzano questa rabbia verso un nemico “esterno”: nel passato erano altre nazioni, oggi sono gli immigrati.

In Germania abbiamo avuto un esempio chiarissimo di questo fenomeno. Il signore Martin Schultz, del SPD (partito social-democratico) aveva promesso, dopo le elezioni del 2017, che non avrebbe fatto mai e poi mai parte di un governo della signora Merkel. Pochi mesi dopo ha cominciato a negoziare con la Merkel per formare una Grosse Koalition ed è voluto diventare, in quel governo, ministro degli Esteri. Questo suo atteggiamento è costato al suo partito più di 5 punti nei sondaggi, ed il partito estremista, l’AfD (Alternativa per la Germania), già rappresentato nel parlamento, è arrivato adesso al 16%. Ed anche nel partito della Merkel, CDU, si sta muovendo un’opposizione interna, formata da quelli che pensano che con la Grosse Koalition il loro partito ha perso la sua identità. Secondo loro, il CDU deve ritrovare i suoi valori di destra.

Ad essere sincera devo dire che temo che anche in Italia qualcosa del genere potrà succedere. Confesso che in questo momento mi sta più a cuore il futuro dell’Italia, paese che ho scelto per vivere, anche se non posso votare.

Se pensate che sono pessimista, avete ragione. Se avete tempo, andate su Google, cercate “Cartabianca” e godetevi, nella puntata di martedì 20 febbraio, l’intervista ad Andrea Camilleri, il padre del commissario Montalbano. Parla un uomo di più di 90 anni, non-vedente, ma con i piedi fermi fermi sulla terra. E parla anche del pessimismo e di come superarlo.

Ho dimenticato di esprimere la mia delusione, perchè nessuna/nessuno di voi mi ha spedito una mail con delle risposte alla mia domanda riguardante una frase ed una foto, domanda espressa nel numero di febbraio. Ho l’impressione che è molto difficile stabilire un dialogo. Ma voglio superare il mio pessimismo dandovi ancora un mese per dirmi la vostra sul contesto storico della frase e della foto.☺

 

 

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