Sono puri i loro sogni
19 marzo 2018
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Sono puri i loro sogni

Matteo Bussola ha tre figlie, le accompagna a scuola, le segue nei compiti, parla con gli altri genitori e partecipa pure alle chat di classe su WhatsApp. Insomma, sulla scuola ha un osservatorio privilegiato. E quindi può testimoniare che, davanti a un brutto voto, spesso i genitori si sentono messi in discussione, e per tutta risposta negano l’autorità degli insegnanti. Così decide di scrivere a se stesso, e agli altri genitori, per provare a riflettere sui sensi di colpa e le paure che si nascondono dietro la mancanza di fiducia nella scuola.

Un libro di storie (le sue, ma anche quelle delle madri e dei padri che frequenta, di sua mamma ex insegnante, degli amici docenti) che parla del nostro tempo, e dei nostri figli. Di come spesso, senza accorgercene, ci sovrapponiamo a loro per evitare che inciampino. Ma non c’è crescita senza crisi, e solo facendoci da parte, pur pronti a raccoglierli se cadono, possiamo aiutarli a diventare adulti. Dal primo giorno di scuola, in cui mamme, papà, nonni e fratelli accompagnano in massa i bambini fino in classe scattando foto a raffica, neanche fossero a un concerto degli Stones, alle raccomandazioni per la mensa, ché la stagionatura del Parmigiano, si sa, dev’essere almeno 38 mesi; dai pidocchi, che ogni anno proliferano sulle teste degli alunni generando ansie e sospetti, al kit di sopravvivenza per la gita, che prevede praticamente tutto tranne un gps satellitare.

Matteo Bussola fa un ritratto divertito e serissimo della scuola di oggi, confrontandola con quella di quand’era piccolo lui. E si domanda perché abbiamo smesso di considerarla un luogo in cui imparare il rispetto per noi stessi e per gli altri. Con il tono caldo e intimo che è ormai l’inconfondibile cifra di questo garbatissimo ed entusiasta papà-neoscrittore, con lo sguardo attento a ogni storia che incontra, parte dalla sua esperienza per scrivere una lettera a tutti noi, arrivando al cuore della nostra paura. Quella di “lasciar andare i nostri figli nel mondo, permettere che compiano i loro passi senza di noi”.

L’autore, architetto convertitosi alla fumettistica e alla scrittura, riflette in sostanza in Sono puri i loro sogni (Einaudi) sull’evoluzione e sull’involuzione dei nostri costumi nazionali nei riguardi dell’essere genitori e figli, insegnanti e alunni ed ex-alunni, cittadini più o meno responsabili della società e della convivenza civile. Lo fa in un tono lieve, con ironia priva di sarcasmo, senza nascondere dubbi, rimpianti e preoccupazioni. Forse stiamo sbagliando qualcosa, se i rapporti all’interno delle famiglie e con le istituzioni sono diventati tanto apprensivi, sospettosi, sospesi tra la difensiva e il piede di guerra.

In particolare, c’è da chiedersi come mai guardiamo ai maestri e ai professori dei nostri ragazzi con crescente ostilità e diffidenza, ritenendoli spesso impreparati e scansafatiche. E perché, se fino a qualche decennio fa l’insegnante veniva considerato con rispetto, oggi diviene spesso obiettivo di contestazioni, querele, aggressioni non solo verbali, come ci dimostrano gli ultimi penosi episodi di cronaca. Se Matteo Bussola dedica i primi capitoli a stigmatizzare l’ atteggiamento dei genitori (iperprotetti- vo, ansioso, impaurito) già da quando iscrivono i figli a scuola, più avanti indaga sul motivo che spinge i nostri giovani ad assumere comportamenti sempre più strafottenti e aggressivi, al limite del bullismo verso i compagni e gli insegnanti, in una contestazione spesso irrazionale, nevrotica, irrispettosa.

Da quali sensi di colpa sono pervasi oggi i genitori, se devono sempre ergersi in difesa dei loro figli anche qualora risultino indifendibili? Probabilmente ci aspettiamo dall’istituzione scolastica la garanzia sul futuro delle nuove generazioni che essa non è più in grado di offrire? O forse il nodo è che deleghiamo l’educazione dei nostri ragazzi alla scuola, perché abbiamo abdicato al nostro ruolo educativo, ma siamo prontissimi ad insorgere contro i docenti che non riteniamo all’altezza del loro compito? Temiamo l’autonomia e l’indipendenza, già quando si esprime nell’infanzia, che pretendiamo di sorvegliare e difendere persino da pericoli inesistenti. Come ci ammonisce giustamente Matteo Bussola nei tanti esempi particolari che propone, non dobbiamo appropriarci delle esistenze dei nostri ragazzi, fagocitandoli nelle nostre paure e aspirazioni. “Sono puri i loro sogni”, non inquiniamoglieli già da piccoli. Non ingabbiamoli, impariamo ad essere per loro non “come mura che li tengono al riparo dalla vita, ma come porte da attraversare per raggiungerla”.

Un autore da scoprire, una voce garbata, schietta, profonda, capace di ritrarre con sorridente serietà uno dei mali più pericolosi della nostra società.☺

 

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