Sotto il peso dei debiti
6 Maggio 2021
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Sotto il peso dei debiti

Anche quest’anno ci avviciniamo alla sessione di bilancio con un’unica certezza: siamo pieni di debiti. Impegni che, ciclicamente, rinegoziamo o appianiamo in parte dirottando fondi che servirebbero ad altri obiettivi, come quelli dell’Fsc (serve a favorire la ripresa della competitività e della produttività). Facendo appello alle mie modeste conoscenze in campo economico, ho tentato invano una ricognizione storica dei debiti accumulati dalla Regione Molise, anche avvalendomi di un contabile. Il risultato? Impossibile avere un’idea chiara, data la gravissima e storica mancanza di trasparenza che affligge la nostra regione. Intanto, i revisori dei conti hanno rispedito al mittente il Bilancio di previsione 2021-23 con una dozzina di rilievi, inviti e prescrizioni. Ed è solo l’ennesima ‘bocciatura’ rimediata dal presidente esperto di contabilità. Altro dato più o meno certo è che dovremmo avere almeno quattro mutui attivi per dilazionare l’enorme passivo che grava sulle nostre teste. In tempi di vacche grasse, i debiti scaricati sui posteri servivano a coprire un surplus di servizi disseminati sul territorio. C’era un ospedale quasi in ogni comune medio-grande, ad esempio. Quindi, a giudicare dalla tendenza all’indebitamento della Regione, un osservatore esterno potrebbe pensare che, almeno, in Molise abbiamo dei servizi invidiabili. Neanche fossimo un land tedesco. Macché! Il grosso della contabilità in capo alle Regioni sta nella sanità e nei trasporti pubblici locali. Che, inutile ricordarlo, in Molise sono a dir poco vergognosi. Il povero Toma – che pure ha ereditato delle belle ‘cambiali’ dai suoi predecessori – ora chiede al governo l’azzeramento dei nostri debiti sanitari. Già è accaduto in passato – a memoria, in Sicilia e in Calabria – che il governo centrale azzerasse i debiti delle sanità regionali, perché impossibili da sanare. Ma sarebbe cosa buona e giusta presentare un piano serio e dettagliato per dimostrare che in futuro si potrebbe fare di meglio. E qualunque esperto di finanza pubblica – sono pronto a scommettere – ci risponderebbe che non siamo credibili.

Non lo siamo perché, nonostante i proclami, non riusciamo a ridurre le spese e gli enti inutili. Ci troviamo a procrastinare la definitiva chiusura delle Comunità Montane da oltre dieci anni. Enti che, negli anni, si sono dimostrati semplici carrozzoni, dove parcheggiare i cosiddetti ‘trombati’ della politica. L’ultimo rinvio è avvenuto in sordina nelle scorse settimane, ma non bisogna essere dei veggenti per capire che ce ne saranno altri.

Non un singolo passo è stato fatto per la riduzione dei costi della politica, almeno in questa legislatura. Un segnale, a onor del vero, fu dato da Frattura che riportò tendenzialmente entro i limiti della decenza gli emolumenti dei consiglieri regionali. Fino a quel momento, infatti, i consiglieri regionali erano tra i più pagati d’Italia. Quando i 5stelle hanno proposto un taglio degli stipendi per giunta e consiglio, Toma e i suoi ribattevano: ‘noi facciamo beneficienza, ma in segreto’. Ci verrebbe da rispondere: ma cosa diavolo c’entra?

Allora, mentre le auto blu son sempre fiammanti e la stessa Regione affitta sedi sparse sul territorio, con importi da capogiro, ci sorge spontanea una domanda: non converrebbe accendere un quinto mutuo per comprare un palazzo ed accentrare tutti gli uffici? Ci costerebbe meno ed avremmo una proprietà a garanzia dei futuri debiti. Tanto è chiaro che ce ne saranno. Altra nota dolente è il bando per il lotto unico del trasporto pubblico (Tpl per gli addetti ai lavori). Promesso da tempo, ma rimandato sine die, con il gestore più grande che ringrazia dalla sua comoda posizione di quasi monopolio.

Alla faccia di chi, come gli imprenditori molisani, aspetta i ristori a fondo perduto dei bandi regionali: l’ultima graduatoria è stata pubblicata da un mese, ma è rimasta carta straccia. O di chi attende invano i fondi per la non autosufficienza, che vengono stanziati ogni anno a fatica, nonostante si sia preso l’impegno di destinare a questa nobile finalità i soldi risparmiati con l’abolizione della surroga.

Ora dovrebbe arrivare in Molise un fiume di denaro, tra i maggiori fondi europei dovuti al declassamento in Obiettivo 1 e quelli straordinari del Recovery Fund. Che sia la volta buona per ammodernarci? Sinceramente, ci credo poco. Perché in tutto questo marasma di debiti fuori bilancio, mutui e finanza ‘creativa’, ho capito solo che i nostri governanti mancano di una visione di futuro. Stiamo ancora qui a dividerci tra favorevoli e contrari a megaprogetti impattanti come quello, ridicolo, chiamato South Beach. Invece di valorizzare i piccoli borghi e il turismo sostenibile, slow. Progetti come questo restituiscono l’immagine nitida di una classe politica fuori dal tempo, scollata dalla realtà, che subisce passivamente modelli vetusti e imposti da fuori. Che evidentemente non ne ha uno proprio da proporre.

Chiudo con la provocazione del deus ex machina della politica molisana, mister 100mila preferenze, che propone di tornare con l’Abruzzo. Forse, stavolta, non l’ha detta grossa.☺

 

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