Spese militari
11 giugno 2018
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Spese militari

Nell’ambito del tavolo di lavoro nazionale Audit sul debito pubblico e spese militari abbiamo individuato dati veramente importanti che denotano solo in minima parte il grande business delle multinazionali della morte. Nella nostra Costituzione repubblicana all’art.11 è scritto: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Fiumi di inchiostro sono stati versati per commentare questo articolo fondamentale. Spesso i costituzionalisti hanno concordato sulla fondamentale e pregnante indicazione che ne emerge: il ripudio della guerra. Quindi l’Italia non può utilizzare strumenti di aggressione e di offesa militare verso chiunque. Ma la seconda parte dell’articolo si presta a molte interpretazioni e consente operazioni plurime che, sebbene concertate a livello internazionale, dovrebbero essere ispirate al principio cardine del ripudio della guerra. Ora giudicate voi. Questi sono i dati impietosi che lasciano esterrefatti. L’Italia è undicesima nella classifica mondiale per spesa militare, davanti a stati militaristi come Turchia, Israele, Iran. Alla difesa l’Italia destina l’1,4% del Pil, più di importanti alleati NATO come: Germania, Olanda e Spagna 1,2%, Canada 1%, Belgio 0,9%. La spesa militare italiana complessiva, calcolata dall’osservatorio MILEX, ha raggiunto i: 25 miliardi di euro l’anno; 68 milioni di euro al giorno; 2,8 milioni di euro all’ora. Con Renzi e Gentiloni la spesa militare italiana è aumentata di quasi il 9% in 3 anni e del 4% solo nell’ultimo anno. La spesa militare italiana è cosi suddivisa: 60% costi di personale; 28% spese per nuovi armamenti; 12% spese di esercizio.

L’eccessiva spesa militare italiana per il personale è dovuta al sovrannumero e allo squilibrio tra gradi. Ci sono più comandanti che comandati: 87.000 ufficiali e sottufficiali; 83.000 graduati e truppe. Siamo ancora molto lontani dalla prevista riforma Di Paola, la quale prevede che a fronte di una situazione attuale di 171.000 unità, ci sia una riduzione a 150.000 unità, così suddivise: Attuale 52% di ufficiali e sottufficiali – 48% di graduati e truppe; Riforma 39% di ufficiali e sottufficiali – 61% di graduati e truppe. La spesa militare italiana in armamenti (+88% dal 2006) è sempre più a carico del Ministero dello sviluppo economico. Questo Ministero destina al comparto militare, gran parte dei fondi a sostegno delle imprese italiane. La quantità e il tipo di armamenti acquistati non rispondono a reali esigenze operative, ma agli interessi della lobby industriale militare italiana e straniera: Italiana (Leonardo – Iveco – Fincantieri); Straniera (Lockheed Martin – Northrop Grumman – Bae Systems).

Sono stati prodotti 90 cacciabombardieri denominati F35, I velivoli più costosi e difettosi al mondo e del tutto inutili alle esigenze italiane. Sono stati spesi 14 miliardi di euro. Un solo F35 costa 150 milioni di euro. I difetti degli F35 non sono risolvibili, e lo stato italiano non ha avuto alcun ritorno economico. La Marina militare ha acquistato 7 nuove fregate, e la nuova portaerei “Thaon di Revel”. Le fregate sono state spacciate per navi umanitarie. All’Italia è stata fatta la promessa che con questi acquisti la Marina militare italiana sarà la più grande del Mediterraneo. La spesa è ammontata a 5,4 miliardi di euro. L’Esercito italiano ha acquistato per 5,5 miliardi di euro, 766 nuovi carri “Freccia e Centauro” Anche questi carri sono inutili alle esigenze operative, poiché ne bastavano soltanto 15 o 20. Tutti gli altri carri sono abbandonati nei depositi e a volte utilizzati per prelevare pezzi di ricambi per quelli in uso reale.

Il Ministero dell’economia eroga il “Fondo missioni” ogni anno ed è pari ad 1 miliardo di euro. Questi soldi servono esclusivamente a sostenere i costi di esercizio. Sono infatti le missioni a sostenere il nostro sistema militare “sovradimensionato”. Le forze armate italiane sono schierate in 21 paesi con grande spiegamento di uomini e mezzi: 8 mila soldati; 1.400 mezzi terrestri; 60 velivoli; 20 unità navali. Con un costo annuo di 1,3 miliardi di euro. L’Italia è in Iraq da 14 anni e il costo annuo è di 3 miliardi di euro. L’Italia è in Afghanistan da 16 anni e il costo annuo è di 8 miliardi di euro.

Se avete avuto il coraggio di leggere questi dati e di farvi attraversare da un brivido di profonda indignazione, allora state sicuramente deducendo che tutto stiamo facendo meno che rispettare la nostra Costituzione, il nostro popolo e quelli offesi a cui giungono le nostre “care” armi direttamente o indirettamente. Vi rassicuro: vi state sintonizzando sulle onde del fondamentale percorso che stiamo conducendo come Comitato per l’abolizione del debito illegittimo. Sosteneteci e impegniamoci tutti perché nessun futuro sarà possibile senza una presa di posizione chiara rispetto a questo scandalo che grida giustizia dinanzi alle diverse forme di povertà che ogni giorno incontriamo.☺

 

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