Sta accadendo alla nostra casa
20 Marzo 2016
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Sta accadendo alla nostra casa

Le riflessioni sulla situazione dell’umanità e del mondo risuonano come un messaggio ripetitivo e vuoto, se non si misurano a partire da un confronto con il contesto attuale, in ciò che ha di inedito per la storia dell’umanità. È necessario considerare quello che sta accadendo alla nostra casa comune. La continua accelerazione dei cambiamenti dell’umanità e del pianeta si unisce oggi all’intensificazione dei ritmi di vita e di lavoro, quella che in spagnolo alcuni chiamano “rapidación” (rapidizzazione): la velocità che le azioni umane impongono oggi contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica. Gli obiettivi di questo cambiamento veloce e costante non sono orientati al bene comune e a uno sviluppo umano, sostenibile e integrale. Il cambiamento auspicabile diventa preoccupante quando si muta in deterioramento del mondo e della qualità della vita di gran parte dell’umanità. Dopo un tempo di fiducia irrazionale nel progresso e nelle capacità umane, la società entra in una fase di maggiore consapevolezza e matura in una sincera e dolorosa preoccupazione per ciò che sta accadendo al nostro pianeta. Il percorso, attraverso le questioni che oggi ci provocano inquietudine e che non possiamo più nascondere sotto il tappeto, non ha l’obiettivo di saziare la nostra curiosità, ma di prendere dolorosa coscienza, osare trasformare in sofferenza personale quello che accade al mondo, per riconoscere quale contributo ciascuno può portare.

Cultura dello scarto

Esistono forme di inquinamento che colpiscono quotidianamente le persone. L’ esposizione agli inquinanti atmosferici produce uno spettro di effetti sulla salute, in particolare dei più poveri, e provoca milioni di morti premature. C’è da considerare anche l’inquinamento prodotto dai rifiuti. Si producono milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, molti dei quali non biodegradabili: rifiuti domestici e commerciali, rifiuti clinici, elettronici o industriali, rifiuti altamente tossici e radioattivi. La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia. Non si è ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’ efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero, ma i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi. Questi problemi sono intimamente legati alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura.

Il clima

cMolti poveri vivono in luoghi particolarmente colpiti da fenomeni connessi al riscaldamento globale e i loro mezzi di sostentamento dipendono fortemente dalle riserve naturali e dai cosiddetti servizi dell’ ecosistema, come l’agricoltura, la pesca e le risorse forestali. Non hanno altre disponibilità e risorse che permettano loro di adattarsi agli impatti climatici o di far fronte a situazioni catastrofiche, e hanno poco accesso a servizi sociali e di tutela.

L’acqua

Problema particolarmente serio è quello della qualità dell’acqua disponibile per i poveri, che provoca molte morti ogni giorno a causa le malattie legate all’acqua, incluse quelle generate da microorganismi e da sostanze chimiche. Mentre la qualità dell’acqua disponibile peggiora costantemente, in alcuni luoghi avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa, trasformata in merce soggetta alle leggi del mercato. In realtà, l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani. Questo mondo ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità. Anche le risorse della terra vengono depredate a causa di modi di intendere l’economia e l’attività commerciale e produttiva troppo legati al risultato immediato. La perdita di foreste e boschi implica allo stesso tempo la perdita di specie che potrebbero costituire nel futuro risorse estremamente importanti, non solo per l’alimentazione, ma anche per la cura di malattie e per molteplici servizi. Spesso non si ha chiara consapevolezza dei problemi che colpiscono particolarmente gli esclusi. Essi sono la maggior parte del pianeta, miliardi di persone. Sono menzionati nei dibattiti politici ed economici internazionali, ma per lo più sembra che i loro problemi si pongano come un’appendice, come una questione che si aggiunga quasi per obbligo o in maniera periferica, se non li si considera un mero danno collaterale. Di fatto, al momento dell’attuazione concreta, rimangono frequentemente all’ultimo posto.

Qualità della vita

I cambiamenti climatici sono un problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche. Esiste una relazione stretta tra la nostra vita e quella della madre terra.  “L’ambiente umano e quello naturale si degradano insieme e non potremo affrontare il degrado ambientale se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale” (LS. 48). Però così come diciamo “si degradano insieme” possiamo dire allo stesso modo “si sostengono e si possono trasfigurare”.  Non ci è consentito ignorare quello che sta succedendo attorno a noi come se non avessero nulla a che vedere con la nostra realtà. Non ci è lecito, non è umano entrare nel gioco della cultura dello scarto.

La mancanza di reazioni di fronte a questi drammi dei nostri fratelli e sorelle è un segno della perdita di quel senso di responsabilità per i nostri simili su cui si fonda ogni società civile.  Molti di coloro che detengono più risorse e potere sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi. Il tempo sembra che stia per giungere al termine. Non è bastato combattere tra noi ma siamo arrivati a combattere contro la nostra casa. Però oggi la comunità scientifica accetta quello che già da tempo denunciano gli umili: si stanno provocando danni forse irreversibili all’ecosistema. Si stanno punendo la terra, le comunità e le persone. E dietro tanto dolore si sente il tanfo dello “sterco del diavolo” come lo chiamava Basilio di Cesarea: è l’ambizione sfrenata di denaro che domina.☺

 

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