staremo a guardare?
14 Dicembre 2010
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staremo a guardare?

 

 

Quando i cittadini molisani, ed in particolare gli abitanti di Tufara, Riccia, Cercemaggiore, Sepino, Cercepiccola, San Giuliano del Sannio, Guardiaregia e Campochiaro, leggeranno questo articolo stenteranno a credere che ciò che si riporta sia potuto accadere senza che la Regione Molise avesse almeno provato ad informare circa il notevole impatto ambientale di un “megagasdotto” costruito proprio sulle faglie sismiche e nei loro territori.

Il gasdotto Rete Adriatica era stato originariamente progettato dalla Snam Rete Gas SpA al fine di realizzare il raddoppio delle infrastrutture di trasporto del gas lungo il versante adriatico del territorio nazionale in analogia con quanto realizzato lungo il versante tirrenico. Successivamente, però, la stessa Snam ha deciso di modificare il tracciato del gasdotto, facendo sì che il progetto preveda ora, proprio a partire da Biccari (Foggia), uno spostamento del medesimo tracciato verso l'interno (a partire dal Molise) e un conseguente sviluppo del tracciato lungo la dorsale appenninica, scontrandosi così con la presenza di aree boschive, aree protette, aree ad elevato rischio idrogeologico e sismico. Il gasdotto Rete Adriatica si snoda, infatti, lungo le depressioni tettoniche dell'Appennino centrale, storicamente interessato da un notevole tasso di sismicità, con eventi anche di magnitudo elevata come il terremoto del 2002 che ha colpito il Molise, quello del 6 aprile 2009 che ha colpito L'Aquila e altre località dell'Abruzzo, e il terremoto del 26 settembre 1997 che colpì l'Umbria e le Marche. Nel tratto relativo alle regioni Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, delle 28 località attraversate dal gasdotto 14 sono classificate in zona sismica 1 e 14  in zona sismica 2. Anche la centrale di compressione, localizzata a Sulmona, ricade in zona sismica di primo grado. Molte altre aree coinvolte dal progetto per la costruzione del gasdotto sono caratterizzate da particolare e grave rischio sismico.

E la Regione Molise? Il 16 giugno 2010 la Regione Molise pubblica una delibera di giunta (n. 75 del 15 febbraio 2010) relativa al progetto di costruzione di una grande infrastruttura: il metanodotto Snam che trasporta gas dall’Africa al Regno Unito. Secondo quanto riportato in un articolo pubblicato sul sito del quotidiano Terra in data 8 settembre 2010, il progetto per la costruzione del gasdotto "Rete Adriatica", elaborato dalla Snam Rete Gas SpA (avente come partner per la distribuzione la società British Gas), prevede che la struttura attraversi 10 regioni italiane, tre parchi nazionali, uno regionale e 21 aree protette dall'Unione Europea, per una lunghezza complessiva di 678 chilometri, una tubazione di diametro mm 1200 a cinque metri di profondità. Il tracciato lungo il quale dovrebbe essere costruito il gasdotto va da Massafra (Taranto) a Minerbio (Bologna), sviluppandosi lungo i seguenti lotti funzionali: Massafra-Biccari; Biccari-Campochiaro (Molise); centrale di compressione Sulmona; Sulmona-Foligno; Foligno-Sestino; Sestino-Minerbio, attraversando così Puglia, Basilicata, Campania, Molise, Abruzzo, Lazio, Umbria, Marche, Toscana, Emilia-Romagna.

Perché è un’opera illegale

Si tratta di un'opera le cui parti sono funzionalmente connesse e programmate per realizzare un'unica struttura per il trasporto del gas metano da Massafra a Minerbio. L'autorizzazione alla realizzazione e all'esercizio dell'infrastruttura deve, pertanto, essere assoggettata a preventivo e vincolante procedimento di valutazione ambientale strategica (VAS), qualora sia presa in considerazione quale "piano" o "programma" (direttiva n. 42/2001/CE), ovvero ad un unico procedimento di valutazione di impatto ambientale (VIA) qualora sia considerata quale "opera" unitaria. Contrariamente a quanto previsto dalla normativa comunitaria, sono stati effettuati procedimenti parziali di VIA solo su alcuni tratti e non sull'intero tracciato individuato dal progetto. Al riguardo la Provincia di Pesaro-Urbino, la Provincia di Perugia, il Comune di Gubbio, la Comunità montana del Catria e del Nerone, il comitato umbro-marchigiano "No Tubo", i comitati cittadini per l'ambiente di Sulmona, il Comitato civico "Norcia per l'Ambiente", il “gruppo d'intervento giuridico onlus”, l'associazione “Lupus in fabula” onlus, la federazione nazionale Pro Natura, il WWF Italia, il movimento "Mountain Wilderness Italia", l'associazione Italia Nostra, l'ARCI Caccia della Provincia di Perugia hanno inoltrato il 25 giugno 2010 un ricorso alla Commissione Europea affinché valutasse la rispondenza alle normative comunitarie in materia di VAS e di VIA del gasdotto denominato "Rete Adriatica". Il 20 luglio 2010 è stata presentata un'interrogazione al Parlamento Europeo per conoscere quali iniziative intenda adottare la Commissione nei confronti del detto progetto, evidenziando le caratteristiche di pesante impatto ambientale dello stesso e chiedendo la corretta applicazione delle direttive europee in materia di VIA e VAS, a sostegno delle richieste di enti locali e di associazioni aventi lo scopo di tutelare i valori naturalistici e paesaggistici dell'Appennino, nonché del tessuto sociale delle collettività locali interessate.

 I funzionari dei Servizi naturalistico-paesaggistici e faunistico-venatori della Regione Umbria, nel parere reso nell'ambito del procedimento di VIA, hanno dichiarato che l'opera in questione presenta nei territori appenninici numerose criticità in grado di generare, in alcuni casi, modificazioni irreversibili degli ecosistemi. L'alterazione paesaggistica prodotta dall'opera, infatti, nonostante le misure di ripristino ambientale previste, rimarrebbe visibile per un tempo considerevole e costituirebbe un segno pregiudizievole per la salvaguardia dei caratteri paesaggistici del territorio umbro, e non solo, aggiungiamo noi.

Il 27 agosto 2010 è stato inoltrato al Dipartimento per l'energia del Ministero dello sviluppo economico, ai Dicasteri dell'ambiente per i beni e le attività culturali, nonché ai Governatori di Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, un ricorso, da parte degli enti locali coinvolti e delle numerose associazioni a tutela del territorio, contro il rinnovo della dichiarazione di pubblica utilità, regolata dal decreto del Presidente della Repubblica n. 327 del 2001, relativa ai singoli tratti in cui la stessa risultava scaduta.  La realizzazione del gasdotto avrà altresì un impatto notevole, sotto il profilo socio-economico, su aree in cui il sistema turistico è già ben sviluppato e impostato sulla ricettività diffusa (agriturismi, ostelli, rifugi, campeggi, eccetera), nonché sul settore agroalimentare di eccellenza per la presenza di produzioni tipiche (pane, birre, grappe, liquori, acque minerali).

Opere di questo tipo in altre regioni d’Italia hanno causato incendi gravissimi che possono ripetersi altrove.

Lavorare insieme

Se abbiamo potuto raccontarvi questa storia è perché un gruppo di coraggiose mamme abruzzesi si sono fatte incontrare dinanzi alla sede del Consiglio Regionale dell’Abruzzo mentre protestavano e chiedevano aiuto al Molise. Nel raccogliere l’appello ho sentito un fremito d’orgoglio ed anche un brivido per i rischi sempre più frequenti di assalto al territorio che scardinano i più elementari metodi democratici. Occorre rispondere al loro appello perché insieme si possa scongiurare questo gravissimo rischio. Se le battaglie si uniscono possiamo farcela, anche perché i rischi in Abruzzo sono così evidenti che sarebbe inutile realizzare il tratto molisano e invece ripristinare il tragitto originario che da Biccari prevedeva l’opera nel mare adriatico. La salvaguardia del creato ha bisogno di missionari che vogliano diventare sentinelle di una vita sempre più a rischio per le attuali e le prossime generazioni.

APPELLO

Si chiede di sapere:

se i funzionari competenti, consiglieri, assessori, membri della giunta e Presidente della Regione Molise sono a conoscenza della situazione descritta e se non ritengano necessario intervenire al fine di bloccare il progetto per la costruzione del gasdotto Rete Adriatica;

se non intendano verificare se la realizzazione del progetto sia compatibile con la normativa europea in ambito ambientale, nonché con la salvaguardia del territorio e l'incolumità della popolazione, ovvero quale sia il parere in merito alla compatibilità dell'opera;

se non ritengano opportuno porre in essere iniziative volte a coinvolgere fattivamente la cittadinanza interessata al fine di chiarire e rendere note le reali ricadute di tale infrastruttura ed i rischi eventualmente connessi.

Chiediamo che la regione tuteli il proprio territorio ed approvi subito una normativa che non consenta il passaggio di opere così impattanti e pericolose in aree sismiche.☺

adelellis@virgilio.it

 

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