Sui risultati del voto
19 aprile 2018
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Sui risultati del voto

War games è un film del 1983. Siamo negli anni della corsa agli armamenti, in Europa vi erano grandi manifestazioni contro i missili Pershing e Cruise e il riarmo atomico era all’ordine del giorno. Il film narra del rischio di un conflitto nucleare e mette bene in evidenza come il gioco, la casualità e gli automatismi del sistema informatico possono inesorabilmente portare tutti nel vicolo cieco della distruzione nucleare. La situazione attuale è ovviamente molto, ma molto distante da quel momento e da quel contesto storico e pur tuttavia, se riflettiamo alla nostra Italia ritroviamo diverse analogie con quel lontano film pacifista. Siamo, come nel film, su quel piano sempre più inclinato che può spingerci a grande velocità – nella impotenza generale – verso un collasso del sistema democratico, delle sue regole istituzionali e della sua convivenza sociale. E come nel film sembra non essere lontano il punto di non ritorno, il momento nel quale il gioco non ha più alcuna soluzione possibile .

Tre considerazioni sull’attualità e sui risultati del voto di 4 di Marzo.

  1. a) Qualcuno sostiene che siamo solo all’inizio della rivolta, condivido questa opinione e i sondaggi del dopo voto ne sono una conferma. Forza Italia scende al 10%, il Pd perde ancora, Liberi e Uguali arriva sotto la soglia del fatidico 3%, mentre la Lega e i Cinque Stelle arrivano insieme quasi al 60%. Questi numeri sono molto più di una tendenza e testimoniano quanto sia ormai profondo e irriducibile il malessere italiano e quanto i partiti che sino a ieri hanno gestito il potere siano ormai profondamente detestati dal popolo italiano. Certo la protesta al Nord, al Sud e nel famoso Centro – Italia democratico e riformista ha forme e modalità diverse, ma la sostanza non cambia: siamo nel cuore di una ribellione popolare, indifferente alla democrazia e rancorosa verso quelle classi dirigenti che hanno governato e gestito il potere per decenni nel nostro paese. Veltroni denuncia la perdita di relazione fra la sinistra e il popolo, è problema che viene da molto lontano, solo che oggi questa rottura fra sistema politico-istituzionale, fra la sinistra e il popolo ha assunto caratteristiche inedite e di grande radicalità. Se si vuole ritrovare una sintonia con il sentimento popolare bisogna ripartire mutando alla radice comportamenti e modi di essere dei protagonisti della politica, bisogna abbandonare i privilegi cardinalizi e indossare l’abito dei francescani.
  2. b) Chi da almeno 50 anni – tanti sono gli anni passati dal mitico 68 – fa una critica radicale al capitalismo, dovrebbe guardare con qualche simpatia a questo moto popolare contro gli equilibri del sistema e del potere. Così, almeno per quanto mi riguarda, non è e per diverse ragioni: per quel sottile e moderno razzismo che, anche se con modalità diverse, è proprio sia del messaggio della Lega, sia dei confusi discorsi grillini. Per l’agitazione qualunquista contro la politica e la riduzione delle “masse” a plebi vocianti e urlanti che è sempre stata l’anticamera di sistemi autoritari. Per l’insensatezza e la contraddittorietà corporativa di progetti e programmi di governo, inviterei tanti amici grillini a fare una “vacanza romana” per vedere quale oceano separa il dire della campagna elettorale e il fare del governo. Tutti questi sono argomenti seri, ma pur tuttavia per me secondari rispetto a quella che considero la questione fondamentale, ovvero il gattopardismo di questi “nuovi” leader della rivoluzione italiana. Nei loro ragionamenti, nei loro progetti, nei loro obiettivi e nei loro slogan non esiste alcuna critica e alternativa ai poteri forti dell’economia e della finanza, né vi è alcun conflitto autentico con quella classe dirigente che è stata il vero cancro del nostro paese. Non è un caso che l’eguaglianza è concetto estraneo a questi nuovi gattopardi, i quali possono, senza mai darne ragione, fare l’elastico fra Trump e Putin o, come dice Grillo essere al pari tempo di destra e di sinistra. Né mai questi nuovi signori della politica ricordano l’attualità del conflitto di classe e, come dice l’opportunista Montezemolo, molti dei suoi amici imprenditori – secondo un’antica tradizione italiana – “stanno già salendo sul carro dei vincitori”.
  3. c) Infine, le parole della signora Merkel e Macron, i romani direbbero “o ci sono, o ci fanno”. I due sulle cui spalle poggia il futuro dell’Europa hanno scoperto che la politica di austerità della commissione europea e l’indifferenza europea verso la grande migrazione di questi ultimi anni verso le coste italiane hanno destabilizzato l’Italia e favorito l’antipolitica e l’antieuropeismo. “L’Europa esce scossa dal voto italiano”, così hanno commentato i due leader più potenti in Europa. Sono parole disarmanti, non solo per la loro ovvietà, ma per la totale assenza di una analisi seria su ciò che è accaduto in Europa dalla fine degli anni ‘90 e per l’assenza di qualsiasi ragionamento impegnativo sul futuro e sul destino dell’Unione Europea. Vorrei sbagliarmi, ma ho il dubbio che sia i francesi e sia i tedeschi coltivino l’idea di lucrare qualche vantaggio economico e politico dalla difficile situazione nella quale si trova oggi l’Italia. Sarebbe l’ennesimo calcolo miope e autolesionista. La vicenda italiana è parte del più generale travaglio e difficoltà dell’insieme del continente europeo, valga come monito la frase di apertura di uno dei libri più belli di Heminguay: “E allora, non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te”. Non solo, dovrebbe essere chiaro in primo luogo a persone così importanti ed esperte che solo un’Europa realmente unita può contrastare nel campo della politica mondiale sia l’autocrazia di Putin, sia la “pallina incontrollabile” di Trump e, al pari tempo, aprire un dialogo vero e fattivo sul futuro del Pianeta con la nuova potenza cinese.

Qualcuno ha pensato o si era illuso che con le elezioni del 4 di marzo sarebbero arrivate delle piogge primaverili, in realtà è arrivata una vera grandinata e potrebbe arrivare, se nulla di buono dovesse accadere, fra non molto una gelata ancor più pericolosa.

Fra un mese si dovrebbe votare per le regionali molisane, non dico nulla per carità di patria, mi resta solo un dubbio: il penoso e immorale intrigo che ha ipotecato questa lunga stagione elettorale molisana in quale filone della cultura politica italiana si iscrive☺

 

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