Sul decreto sicurezza
14 Febbraio 2019
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Sul decreto sicurezza

In Stranieri alle porte (settembre 2016) Bauman dimostra una lucidità senza precedenti nell’analizzare la cosiddetta “crisi migratoria”, che, da una parte consistente di opinione pubblica, non solo italiana ma europea certamente, viene considerata con accenti di autentico panico, che altro non fa che stravolgere e ridurre le capacità di analisi e di lettura interpretativa di questa inquietudine e di questo smarrimento etico/civile. Infatti, se si deve parlare di crisi, lo si deve fare intendendola piuttosto come riduzione delle potenzialità, delle attitudini di interpretazione del fenomeno migratorio e non invece come espressione di un eventuale stravolgimento del modus vivendi del mondo occidentale e del nord del mondo a causa dell’invasione dei migranti. In effetti, l’odierno flusso migratorio verso l’Europa è più o meno lo stesso di quello degli ultimi anni. Sono cambiate, però, alcune cose ed anche in modo sostanziosamente preoccupante. Per esempio, consideriamo come ci rapportavamo ieri con i flussi migratori e come lo facciamo oggi. Ci ricordiamo, per caso, di quel bambino con la maglietta rossa morto annegato sulle spiagge dei litorali turchi di qualche anno fa? La pietas che abbiamo espresso alla vista di questo bambino si è ridotta sensibilmente, addirittura trasformandosi in fastidio del ricordo, in quanto questo diventa espressione di un dolore non gradito, manifestazione di insofferente avversione verso quanto (ci) raccontano o (ci) delineano, descrivendocele, le condizioni di sofferenza atroce che sta alla base di ogni flusso migratorio. “Bambini che annegano, la fretta di erigere muri, il filo spinato, i campi di accoglienza gremiti (…) La beffa di trattare i migranti come patate bollenti: questi abomini morali ormai non sono più una novità, e tanto meno fanno notizia. Purtroppo il destino dei traumi è di convertirsi nella tediosa routine della normalità, e il destino del panico morale è di consumarsi e di sparire dagli occhi e dalle coscienze avvolte nel velo dell’ oblio”(Bauman, op.cit.). In effetti, la presenza di persone in eccesso, peraltro anche inoccupabili, è parte integrante della nostra vita ed è caratteristica delle aree sviluppate del mondo occidentale, ma potremmo dire del pianeta tutto.

Non dobbiamo dimenticare, peraltro, che l’occidente ed il nord del pianeta esprimono fortemente la volontà di utilizzare manodopera a bassissimo costo, vista la enormità del numero dei migranti disposti a lavorare quasi a costo zero – si fa per dire!-, alla luce della considerazione che tale costo è pur sempre superiore ai livelli salariali dei paesi di origine. Ma la reazione dei cittadini stanziali, del ceto politico di gran parte dei paesi europei, soprattutto, senza dimenticare gli USA del presidente Trump, non si è fatta attendere… e di qui è iniziata una fase storica di contrasto feroce all’immigrazione che rasenta quasi l’incredulità e che alimenta la sofferenza di quanti, invece, considerano il fenomeno migratorio come una specie di opportunità sociale, culturale, economica che potrebbe essere enormemente favorevole agli stessi paesi, verso i quali i migranti si dirigono e presso i quali potrebbero a loro volta – se fanno questa scelta – divenire stanziali.

Il ripopolamento delle aree interne delle regioni italiane, per esempio, potrebbe suggerire una politica molto diversa da quella che viene fatta oggi dall’attuale governo fascio/qualunquista, ma anche da quella che è stata perseguita dai governi che hanno preceduto quello attuale, a partire proprio dall’evo berlusconiano (Berlusconi, Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni) prima con la Turco/Napolitano, poi con la Bossi/Fini, finendo con i decreti del pidiessino Minniti! L’erigere i muri per frenare l’ondata delle migrazioni o il predicare in maniera scomposta “prima gli italiani” o “li aiutiamo a casa loro” non portano da nessuna parte, anzi acuiscono per un verso la pena sofferente dei migranti e per un altro fomentano e fanno crescere quel solco di paure, di avversione rancorosa verso i profughi, costretti dal prepotente arbitrio dei loro governanti a lasciare i propri paesi, come pure alimentano l’acre avversione nei confronti dei poveri, degli ultimi, quelli di casa propria.

A questo punto vorrei delineare in forma epidermica un altro passaggio del decreto Salvini contro il quale si sono erti il buon senso e la passione civile di quanti ancora pensano che i migranti possano rappresentare un valore aggiunto per la nostra economia, se ne facilitiamo il processo di integrazione e se esprimiamo una tensione di civile reciprocità, strumento essenziale per una comunità che voglia fare un cammino di giustizia sociale, di difesa della democrazia partecipata e responsabile, di utile e feconda collaborazione.

Non appaiono affatto fuorvianti la lettura e l’interpretazione della parte relativa alla sicurezza pubblica e urbana del decreto Salvini come linea di una tendenza alla repressione dei conflitti sociali, peraltro già manifestamente indicata con i pacchetti sicurezza 2008/9 e col decreto Minniti/Orlando. La questione della tutela della “sicurezza urbana” col decreto Salvini esplicita inequivocabilmente la necessità di una maggiore repressione di quelle manifestazioni di protesta sociale e politica che vanno ad interessare l’interruzione di servizi essenziali (divieto di accesso in alcune aree urbane; blocchi stradali o ferroviari). Per esempio, la violazione del DESPO sancisce un evidente rincaro di pena (da 6 mesi ad un anno di carcerazione). Inoltre, è stata anche abrogata la norma che prevedeva una sanzione amministrativa nel caso di blocco stradale o di ostruzione ed ingombro di una strada ordinaria o ferrata.

In questo caso la pena carceraria è aumentata. Lo stesso vale per l’occupazione arbitraria di immobili. Viene punito, altresì, fra gli altri reati, anche quello dell’esercizio di accattonaggio molesto. E così di seguito… chài ta loipà.☺

 

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