tarallucci e vino   di Domenico D’Adamo
27 Aprile 2012
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tarallucci e vino di Domenico D’Adamo

 

È passato più di un mese da quando i sindaci del “cratere” si sono resi protagonisti di una memorabile sceneggiata, abilmente orchestrata da chi da tempo con queste cose ci campa, non solo economicamente ma anche politicamente. Non si sa bene se le fasce tricolori di questi simpatici personaggi sono state riportate nei rispettivi comuni di provenienza e visto che nulla è cambiato dal clamoroso gesto ci saremmo aspettati le conseguenti dimissioni se non di tutti, almeno quelle del sindaco di Castellino sul Biferno, sì, proprio quello che voleva fare il prete invece di fare il sindaco, ma poi gli avranno spiegato che per dire messa bisogna sapere almeno leggere e così, dopo le rassicuranti dichiarazioni del sedicente consigliere delegato ai sindaci della provincia riuniti nella biblioteca Albino, la protesta è finita a tarallucci e vino.

Ma veniamo ai fatti invece di trastullarci con queste amenità. L’attuale presidente del consiglio, non quello che ci stava prima, il 22 marzo ha finalmente detto basta alle porcate fatte in questi anni dai governi di destra e di sinistra. In estrema sintesi, con un decreto di un solo articolo e sette commi, il capo del governo, d’intesa col presidente della regione Molise, ha detto al commissario Iorio che entro il 30 aprile deve prendere armi e bagagli e trasferirli alle amministrazioni ed agli enti ordinariamente competenti, che tradotto dal burocratese significa: caro Iorio, la pacchia è finita, i poteri derogatori anche, e da oggi in poi tu te la suoni e tu te la canti insieme con il tuo consiglio regionale, nel rispetto delle leggi e del patto di stabilità. Cosa succederà dal primo maggio in poi? Visto che l’era delle ordinanze e dei decreti è finita, bisognerà regolamentare la materia così come hanno fatto regioni più virtuose di noi, la qual cosa obbligherà il governatore a rimangiarsi le roboanti dichiarazioni sul tema: “non faremo come hanno fatto Marche ed Umbria” ed è stato di parola, basta andare nelle due regioni per capire che lì il terremoto è ormai solo un ricordo.

Il Consiglio regionale sarà chiamato a votare a breve una legge sulla materia e si spera che almeno l’opposizione, prima di avviare una discussione sul merito della legge, pretenda di esaminare il bilancio delle attività svolte con tutte le voci di spesa, a partire dai compensi del commissario,  dei sub e dei loro consulenti. Adesso che la materia diventa di competenza della regione non sarà più necessario che i parlamentari molisani di centrodestra si affannino a presentare mozioni al governo nazionale per la stabilizzazione del personale assunto a tempo determinato presso le strutture commissariali; sono appena 250 le persone che il Presidente Iorio, con il sostegno della sua maggioranza e magari anche dell’opposizio- ne, patto di stabilità permettendo, potrà sistemare nei ruoli della Regione, tanto “dove si mangia in mille si mangia anche in milleduecento”: dopotutto sono sempre figli di Dio. Un terzo punto, per la verità decisivo, sono i soldi della delibera CIPE, i 346 milioni di euro per la ricostruzione in classe A: sono stati sbandierati in campagna elettorale come un fatto storico dal governatore il quale, col caldo di agosto, ne ha anticipati addirittura 80 senza averne la disponibilità, tanto che nel decreto del 30 marzo scorso, questo sì veramente storico, sollecita se stesso per averli, quei soldi.

È forse il caso di ricostruirla questa storia, non fosse altro per evidenziare il tempismo, l’efficienza e la premura di fare presto che da sempre connotano l’azione politica amministrativa del nostro governatore. Siamo all’inizio di agosto del 2011, il tre per la precisione, e il comitato interministeriale per la programmazione economica delibera di finanziare, “con una paccata di soldi” il Programma Attuativo Regionale. Alla regione Molise viene assegnato tra l’altro un finanziamento di 346.200.000 euro per il proseguimento degli interventi post terremoto; la stessa delibera verrà registrata dalla Corte dei Conti solo il 22 dicembre e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 31. Il presidente Iorio però non perde tempo, non aspetta che l’iter amministrativo si completi e  in data 23 agosto approva insieme alla sua giunta una delibera con la quale, in attesa che la delibera CIPE venga registrata e pubblicata, dispone l’anticipazione di 80 milioni di euro a favore del commissario delegato alla ricostruzione, da versarsi sulla contabilità speciale intestata al commissario, soldi questi che a distanza di sette mesi non riescono ancora a percorre lo spazio che va dalla tesoreria della regione Molise alla Banca d’Italia, entrambe ubicate a Campobasso. A questo punto due sole sono le ipotesi per spiegare questo arcano: la prima è che quei soldi impegnati nella delibera dalla giunta regionale fanno parte di un plafond destinato ad altre finalità (residuo 2009 fondi FAS), la seconda è che alla regione Molise vi siano dei servitori infedeli che, in barba a Iorio, nonostante i solleciti dello stesso, si ostinano a non dare esecuzione alle disposizioni che ha impartito sotto il sole cocente dell’estate scorsa. In ogni caso, vittime ignare di questa operazione di finanza creativa, oltre ai terremotati, sono gli imprenditori edili che invano, e da tempo, chiedono spiegazione sul mancato pagamento dei lavori già eseguiti.

È superfluo raccontare che anche in questa querelle tutti quelli che prima delle elezioni regionali erano presentissimi in ogni angolo della regione a spiegare, documenti alla mano, urbi  et orbi, le magnifiche imprese del capitano Iorio, oggi risultano essere assenti: evaporati. I sindaci della provincia di Campobasso, invece di minacciare le dimissioni che poi non arrivano mai, è al loro capitano che devono chiedere conto degli impegni presi nove anni fa e non ancora mantenuti. ☺

domenicodadamo@alice.it

 

 

 

 

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