Tempus fugit
12 febbraio 2018
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Tempus fugit

Tempus fugit nel deserto dell’anima, accatastando ore

sulle nevi perenni dell’Himalaya cercando rifugio al cuore.

Tempus fugit rovistando nei bidoni all’angolo d’ogni attesa

per spesa un torsolo di mela, un trancio ammuffito

il rancio alla Caritas d’un giorno fortunato, due dita d’onore.

 

Tempus fugit scrostando seni a Marte in cerca d’ignoto

sognando l’approdo come alla solita luna di marmo appesa lassù.

Tempus fugit tra una scatoletta di Jobbs e i capricci di Bob al Nobel.

Sul video, facce gonfiate di tinti pescicani, nuovi rais con denti d’oro

e strilloni da voltastomaco, lampadati padroni dai sorrisi smaglianti.

 

Tempus fugit nei nuovi arrembaggi tra schiuma rossa di mare

miraggi di natanti all’orizzonte lambendo rive esposte al maestrale.

Tempus fugit tra squali famelici e migranti dispersi da numerare

carrette e gommoni e malaffare sommerso per disperati da imballaggio

qualcosa nell’ingranaggio celeste s’è inceppato. Qualcosa non va!

 

Tempus fugit tra un videogioco di morte e la corsa solitaria verso l’alloro

l’istante sospeso sul molo a rovistare l’orizzonte in cerca di sé.

Tempus fugit consumando dita su tasti roventi in cerca dell’amico virtuale

quello che incanta con lustrini e carezze cliccando (costretto) mi piace:

il tempio dell’esibizionismo è servito, dolce voyeur, ostaggio per cliché.

 

Tempus fugit tra pelle scorticata d’acido e le bombe d’Aleppo

fuggi fuggi di bimbi come ai quattro cantoni ma non per diletto.

Tempus fugit nel letto crudele prima del deserto in cerca dell’ultimo Dio.

Clandestini del tempo in acquitrini e concerie maleodoranti

annaspano nel fango, come porci nel pantano, avvinghiati all’ultimo ceppo.

 

Tempus fugit come ottovolante, sulle bighe della memoria, nell’oblio

calpestando la storia, varcando il futuro, spolverando muri e vecchie barriere.

Tempus fugit nelle ciminiere della mente, orchi in cerca di carne, giarrettiere…

torri d’avorio riparo da occhi indiscreti e preti senza pudore. Minareti insanguinati.

Il vento ogni tanto consegna spore riciclate al mondo che ancora brucia senza pietà.

 

Il tempo vola tra illusioni perdute nella Babèle rinata e treni a mille all’ora

alla fine del viaggio ci sarà altro viaggio e un altro ancora

tempus fugit, levriero senza sosta…

sul parquet accidentato scivolano pensieri come grani d’un lento rosario:

Pater Noster qui es in caelis…

 

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