Tentare di comprendere
6 Settembre 2017
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Tentare di comprendere

L’articolo di questo mese non ha a che fare con la salute mentale, ma la salute mentale è, in senso ampio, politica; la politica è non rintanarsi nel proprio settore, nelle proprie teorie, ma aprire le prospettive per tentare di comprendere.

I fatti di Barcellona e, più in generale, tutti gli eventi che sono stati categorizzati con l’etichetta di terrorismo necessitano di una serie di chiarimenti scevri dalle banalizzazioni ideologiche.

Esiste una organizzazione terroristica chiamata Isis? Probabilmente sì, ma è evidente che non sussista un legame diretto tra centro di comando e braccio armato: non si tratta di una strategia pianificata, ma di una costellazione di avvenimenti che possono essere assimilati ad atti di terrorismo islamico solo in maniera indiretta: 1. perché Isis ne rivendica le azioni; 2. perché il dissenso in Occidente si è coagulato intorno a piccoli gruppi che, in assenza di una possibilità di emancipazione o anche solo di identificazione, si appropriano del brand Isis per attuare la follia di una rivendicazione di classe.

Detto ciò, non si può parlare correttamente di una “vendetta” da parte dei sottomessi colonizzati contro i potenti colonizzatori: ciò sarebbe nella logica della reazione alle azioni di sopruso e conquista; per queste siamo fuori tempo massimo (poche sono state le lotte anticolonialistiche: una su tutte, quella algerina). Il registro che voglio utilizzare è quello del rimosso, così come concepito classicamente dalla teoria psicoanalitica: a distanza di decenni, dopo l’egemonia occidentale nei paesi del terzo Mondo, e in maniera completamente sganciata in termini cronologici da tali eventi, nascono forme di rivendicazione perverse, autistiche, autoreferenziali, assolutamente anti-politiche. Se la lotta degli algerini, di Franz Fanon, era tutta interna ad una logica politica (anti-imperialista), le azioni dei singoli attentatori di Isis (o dovremmo forse dire, come in una proposizione logica: “Isis”, entità fantasmatica ormai quasi inesistente nelle zone in cui ha preso piede, come in Siria e Iraq), appaiono agite, azioni non pensate, il risultato del mancato avvitamento del dissenso, della povertà, della marginalità ad un discorso emancipativo organico, politico. Il rimosso, dunque, torna in forma di sintomo: rappresenta solo in maniera cifrata il trauma originario (le invasioni colonialistiche), e ne trasforma completamente la forma, presentandosi come atti individualistici in una società individualistica. Tutto sommato, atti coerenti con il senso comune e l’ideologia tardo-capitalistica.☺

 

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