Terremoto anno diciottesimo
4 Novembre 2019
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Terremoto anno diciottesimo

Mentre la foresta amazzonica è irresponsabilmente data alle fiamme dalle solite lobby, mentre le piazze, da Hong Kong al Cile, alla Spagna, si infiammano in difesa della democrazia, mentre i Curdi sono costretti a subire il fuoco di guerra scatenato da giochi di potere, mentre accade tutto questo e altro ancora in Italia i due Matteo, quello che per un mojito di troppo si è scavato la fossa ad agosto, e quell’altro che da presidente del consiglio, volendo demolire la Costituzione, ne è rimasto demolito, come due zombie molestano la nostra già fragile democrazia. Alle tragedie planetarie aggiungono la farsa paesana e così sembrano solo due piatti che suonano fuori tempo in un’orchestra. La loro fortuna è che c’è chi è ancora disposto ad ascoltarli.

Nel nostro Molise dove, tanto per cambiare, regna la calma piatta, il primo novembre inizia il diciottesimo anno post-terremoto. La nostra rivista è nata per impedire la rassegnazione degli abitanti e la rimozione dalla memoria degli amministratori. Non ci accontentiamo dei pur sacrosanti rituali di commemorazione; trenta persone (ventisette bambini, una maestra e due donne del popolo) non possono essere morte invano. Purtroppo altri terremoti sono ancora accaduti, altre vittime sono state piante, altre tragedie sono state sfiorate ma poco o niente è stato fatto perché nuove disgrazie possano essere scongiurate. Non vogliamo più discorsi di circostanza né passerelle per far bella mostra di sé. Vogliamo la calendarizzazione chiara dei lavori da fare e gli impegni di spesa precisi. I lavori fatti nel 2019 non sono stati ancora pagati con grave danno per le poche imprese superstiti che investono il proprio denaro. In molti casi si lavora con gli anticipi dei proprietari che si indebitano per poter rientrare nelle loro case. Ammesso e non concesso che nel 2020, come annunciano, termineranno i lavori della classe “A” iniziati e finanziati, che ne sarà di quelli non ancora finanziati? E per tutte le altre classi, quali speranze di veder legittimamente riparati i danni si possono garantire? Fatti non parole, di queste ne abbiamo sentite fin troppe!

E poi c’è il sisma dell’agosto 2018 che ha colpito diversi comuni del basso Molise. Per fortuna non ci sono state vittime ma molti sono rimasti fuori dalle abitazioni. A marzo prossimo finirà l’autonoma sistemazione, poi andranno ad alloggiare sotto i pericolanti ponti o si provvederà con una corsa contro il tempo alle riparazioni indispensabili? Il fatto stesso che a livello regionale è stata separata la gestione dei due terremoti la dice lunga sulla volontà di portare a termine la doverosa ricostruzione senza fare figli e figliastri. Il terremoto consente di far mangiare strutture e funzionari e così abbiamo imparato a nostre spese che oltre che sussultorio e ondulatorio il terremoto è anche ‘magna torio’, purtroppo!

Sono consapevole che per attuare un programma di ricostruzione, e più in generale una politica di sviluppo per il Molise, occorrerebbe un governo regionale degno di tale nome ma non lo abbiamo. L’unico collante che tiene insieme tutti i consiglieri è il ‘super attak’ profuso in abbondanza sugli scranni del palazzo regionale. Divisi su tutto, incapaci di qualunque progettazione, mentre la sanità è allo sfascio, le imprese chiudono, i lavoratori restano senza prospettive certe, i paesi si spopolano, lorsignori, incuranti della crisi ma con i culi ben saldi sulle poltrone, serenamente trascorrono gli anni garantiti dal terno che hanno vinto con l’elezione. Una banda (musicale) che suona senza spartito, una banda (accozzaglia di individui) che si sparte quello che resta del Molise, un consiglio regionale diviso per bande (cricche): questa è la fotografia più veritiera di coloro che sarebbero preposti a governarci. Mobilitiamoci prima che sia troppo tardi.

Molti nelle disgrazie tacciono perché temono che nessuno li ascolti, altri fanno buon viso a cattiva sorte, altri ancora lottano per ripristinare i loro diritti; per noi che abbiamo messo in piedi questa rivista la catastrofe provocata dal terremoto del 31 ottobre 2002 è diventata l’archetipo di ogni disavventura. Abbiamo imparato a leggere la storia con gli occhi dei terremotati, a dar voce e spazio a chiunque vuole unirsi a noi per fare della sua vita resistenza umana, consapevoli che un mondo in cui una sola persona soffre meno è già un mondo migliore.

Non meraviglia, perciò, se al ricordo del sisma in copertina abbiamo legato visivamente il dramma dei migranti, che una pessima politica tenta di presentare come nemici da cui difendersi, se ospitiamo in bella evidenza il dipinto sull’Amazzonia in fiamme fatto per noi da Ana Maria Erra Guevara, se parliamo della resistenza dei Curdi. Nulla di ciò che riguarda questa nostra terra, l’unica che abbiamo, ci può mai essere alieno. E perciò ora e sempre resistenza! Hasta la victoria siempre, osiamo ripetere, indomiti, con Ernesto Che Guevara. ☺

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