Tessere la speranza
5 Gennaio 2022
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Tessere la speranza

Siamo ormai a dicembre e nonostante i proclami della Regione Molise al momento non c’è nessuna certezza per le famiglie delle persone con disabilità del Molise: il bando per la non autosufficienza 2020 è ancora fermo al palo, mentre gli affidamenti dei servizi sono scaduti o sono prossimi alla scadenza al 31.12.2021.

Questo significa che tante persone con disabilità perderanno certezze e dovranno aspettare an- cora per beneficiare del contributo economico o per l’ assistenza domiciliare, i minori di 18 anni con disabilità gravissime dovranno aspettare ancora settimane per iniziare i propri percorsi di autonomia. Chi avrà le possibilità economiche, potrà concedersi di pagare di tasca propria per fruire dei servizi, chi non avrà la possibilità (e sono la maggior parte) dovrà rinunciare. Con buona pace del diritto costituzionale alla salute, del diritto di uguaglianza e non discriminazione, che dovrebbero essere universali e garantiti a tutti i cittadini senza distinzione alcuna.

Un sistema politico che avalla e tollera questa ingiustizia è un sistema fallito. Del resto, lo sapevamo già a febbraio e marzo, quando contavamo i morti per covid negli ospedali intasati, di fronte ad una politica incapace di dare risposte e di programmare la gestione dell’emergenza: sono passati pochi mesi e i responsabili già si illudono che tutto passerà nel dimenticatoio. Le famiglie dei bambini e delle persone con autismo conoscono il fallimento della politica da anni, perché, nonostante i disturbi dello spettro autistico siano inseriti nei LEA dal 2017, non hanno diritto ad alcun rimborso delle terapie in quanto c’è sempre qualche intoppo burocratico che nessuno si decide a demolire.

“Verrà un giorno…” diceva fra Cristoforo a don Rodrigo. Sì, ma quando? Abbiamo davvero fe- de nella nostra terra?

Il 4 dicembre scorso a Casacalenda, in occasione dell’evento “L audato si’ per fratello olio” organizzato da la fonte si respirava aria di speranza, e se ne deve essere accorto anche l’assessore regionale che ha girato i tacchi e se ne è andato senza nemmeno ascoltare gli interventi dei relatori ed il dibattito, in cui si parlava di biodiversità, di distretti del cibo, di rispetto dell’ ambiante e di prospettive future per il territorio.

In realtà, è proprio la speranza quello di cui ci hanno privato lentamente negli ultimi vent’anni succhiandoci giorno dopo giorno persino la dignità, costringendo migliaia di giovani molisani ad andare via perché qui non ci sono prospettive e lasciando prevalere gli interessi personali rispetto al benessere collettivo.

Personalmente, non credo di avere strumenti per capire questa “politica” che somiglia sempre più al gioco della sedia che facevamo da bambini: al termine di ogni tornata elettorale le pedine si fermano ed occupano le sedie che di volta in volta sono sempre di meno, fino a quando il vincitore rimane solo a gloriarsi di una vittoria senza nessuno con cui festeggiare.

Se non invertiamo la rotta questo sarà il nostro destino, a poco a poco non rimarrà nulla su cui “governare” ed  i nostri diritti si sfilacceranno davanti ai nostri occhi come già sta accadendo. Dobbiamo ricominciare a tessere la speranza riprendendo ad uno ad uno tutti quei fili, ricominciando ad immaginare che futuro vogliamo e come lo vogliamo costruire. Dobbiamo però avere il coraggio di buttare le zavorre ed i cocci rotti che hanno distrutto questa terra, anche e soprattutto quando ci offrono un favore o una scorciatoia.

Che sia un anno di ricostruzione, nei nostri cuori e nelle nostre intenzioni. Verrà un giorno. ☺

 

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