Todo cambia
4 Maggio 2017
La Fonte (351 articles)
0 comments
Share

Todo cambia

Cosi cantava, nella metà degli anni 80, la grande cantante argentina Mercedes Sosa. Era una canzone che dava speranza a tanti popoli latinoamericani (e non), nazioni in cui le masse popolari soffrivano a causa di una dittatura militare oppure per un sistema neoliberale che dava alle banche e toglieva ai lavoratori, e che, soprattutto, toglieva, uno dopo l’altro, i diritti conquistati in molti anni di lotta sindacale.

Todo cambia… Durante queste giornate dall’inizio del mese di novembre, ho constatato che anche le parole cambiano il loro contenuto. O forse cambiano i sentimenti che le singole parole provocano in me. Una di queste parole è “barricata”. Per tanti anni, quando sentivo o leggevo la parola “barricata”, mi venivano in mente le barricate erette per esempio nel marzo del 1848 e nel gennaio del 1919 a Berlino, o le barricate della Comune di Parigi il 18 marzo del 1871. Le forze che erano schierate da un lato e dall’altro della barricata erano facili da definire: da un lato gli sfruttati, quelli che non avevano un tetto o un pezzo di pane e un po’ di libertà, dall’altro lato le forze dell’ordine pagate da quelli che avevano di tutto e che non volevano rinunciare a niente.

Oggi, quando sento o leggo la parola “barricata”, mi vengono in mente le immagini che i media italiani presentano ogni giorno: gli abitanti di piccoli (ed anche di grandi) paesi che costruiscono delle barricate contro i rifugiati, contro quelli che scappano dalla guerra, o dalla fame, o dalla violenza di genere o da quella che consegue agli scontri fra diverse religioni. E quasi sempre ci viene detto che le prefetture hanno “spedito” questi rifugiati senza previa consultazione dei sindaci e delle comunità dei paesi in questione. Mi domando se questo modo di procedere delle prefetture sia un caso, o il risultato di totale incompetenza, oppure se dietro a tutto ciò ci sia dell’altro: non sono dietrologa, ma ogni giorno sono sempre più convinta del fatto che questo atteggiamento serve a canalizzare la rabbia dei costruttori di barricate contro i disperati, contro quelli che hanno perso tutto, che hanno salvato solamente la loro vita, invece di canalizzarla contro i politici incompetenti. Devo dire che nel mio paese di nascita, la Germania, la situazione non è molto diversa. Credo che in tutta l’Europa si stia provocando una vera e propria guerra fra poveri.

Ho letto anche che in Molise ci sono paesini che rifiutano i rifugiati perché hanno paura “di perdere la loro identità”. Lo trovo un argomento ridicolo. Gli italiani che sono andati a vivere e a lavorare in altri paesi non hanno perso la loro identità. Mangiano ancora oggi, in seconda, terza o quarta generazione, quasi solamente il cibo italiano. Conservano tutte le usanze italiane, e molti di loro ritornano in autunno nel loro paese d’origine per fare il sugo di pomodori! Penso che se io corressi il rischio di perdere la mia identità, dovrei cercare la causa in me stessa e non nelle persone che hanno un’altra identità. È strano, ma non ho ancora sentito un militante del Partito Democratico protestare contro l’americanizzazione dei congressi del loro partito, con la musica all’americana e gli slogan in inglese!

Ancora un altro pensiero che ha predominato in me in questi giorni di novembre. Pochi giorni fa, papa Francesco ha detto che sono i comunisti che la pensano come i cristiani. Sono totalmente d’accordo con queste parole. Tanto l’idea comunista quanto la religione cristiana sognano un mondo diverso, più equo, con maggiore giustizia sociale. Il comunismo, per adesso, ha perso forza perche è stato tradito dalla stessa gente che diceva di voler realizzarlo. Non è fallita l’idea, è fallita la gente. E vedendo i costruttori di barricate che si dichiarano cristiani e gridano “prima noi” temo che la stessa cosa succederà con il cristianesimo. Spero fortemente di sbagliarmi, perché penso che in questo momento dobbiamo tutti – comunisti e cristiani veri – difendere il sogno di un mondo migliore.☺

 

La Fonte

La Fonte