Transumanza politica
10 Dicembre 2019
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Transumanza politica

Ha fatto scalpore alcune settimane fa la notizia apparsa sui giornali nazionali e su quelli regionali molisani, relativa ad una indagine della Procura della repubblica del tribunale di Palermo – D.D.A. – a carico del sig. Antonino Nicosia, ex collaboratore parlamentare dell’on. Giuseppina Occhionero, eletta al parlamento nazionale nelle file di LeU (Liberi e Uguali), il cui coordinatore, nonché ex presidente del Senato, è l’on. Pietro Grasso. Una precisazione dobbiamo fare: noi non conosciamo personalmente la deputata; tuttavia, questo elemento non ci impedisce di fare alcune riflessioni che abbiano inizio sostanzialmente dalla cosiddetta “politica”, cioè dal modo di fare politica oggi e di riflesso anche dalla strutturazione del parlamento, dal suo ruolo specificatamente istituzionale.

L’on. Giuseppina Occhionero da poco si è dimessa dal gruppo parlamentare di LeU, confluendo in un nuovo raggruppamento parlamentare, promosso sostanzialmente dal duo Boschi/Renzi, e che si chiama Italia Viva. Ma qual è o quale potrebbe essere (e tale domanda parte da una tensione civile e politica assolutamente personale) la motivazione del cambio di “casacca”? Il fenomeno del cambiare “gruppo parlamentare” è molto diffuso, soprattutto da quando, almeno così sembra, è entrato in vigore nella legge elettorale nazionale, accanto ad un modesto segmento proporzionale, l’ampio spazio dato al maggioritario. Il convincimento che ha accompagnato l’avvio del sistema elettorale maggioritario si basava sulla presunzione che si potesse assistere ad una riduzione in parlamento dei raggruppamenti partitici. In effetti, è accaduto proprio l’esatto contrario. Mai tanti partiti (o presunti tali) ci sono stati in parlamento, quando vigeva il solo sistema proporzionale. Col maggioritario si è scatenata la canea dell’individualismo esasperato, del leaderismo a tutti i costi, sostanzialmente determinati dal crollo del sistema dei partiti.  Se vogliamo semplificare al massimo la questione, due potrebbero essere le macro-ragioni di questa abnorme defaillance dell’“ars politica”, dell’amministrazione della polis, alla cui base c’è e dovrebbe rimanere quell’etica civile per la quale “fare politica” o dedicarsi alla “politica” significa svolgere un compito davvero nobile ed eccezionale anche.

Provo ora a soffermarmi sulla prima motivazione che, a unanime giudizio, è contenuta nella stessa Costituzione, che all’art. 67 così recita “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Ne segue che sarebbe opportuno fare delle riflessioni su questo articolo, e cioè capire se abbia un senso ancora oggi, dove vigono la leggerezza baumaniana delle idee, la volubilità dei convincimenti, l’inconsistenza fatua di percorsi politico/culturali, idee, convincimenti e percorsi che probabilmente avevano fascino ed un peso consistente negli anni addietro, quando le esperienze venivano fatte, ipotizzate o semplicemente sognate, perché il legame con la realtà era autenticamente concreto ed i rapporti sociali, conflittuali, avevano ben altri presupposti e fini. Oggi pare che questo eccezionale patrimonio si sia dissolto e alle certezze, nonché alle profonde e salde convinzioni, capaci anche di modificare nella quotidianità i rapporti di forza fra classi o fra idee conflittuali, si siano contrapposti la volubilità del pensare e il relativismo direi aggressivo, corrosivo, che mina, fino alle radici, profondi sentire e idee utopiche. Sotto questo aspetto il cambio di casacca di qualsiasi parlamentare e, in particolare, della deputata molisana on. Occhionero, non appare convincente, ma verosimilmente legato alla inconsistenza politico/parlamentare di LeU, o a probabili calcoli elettorali, proiettati nel futuro prossimo, evidentemente legittimi agli occhi della parlamentare, ma incongrui ed ingiustificati dinanzi a quei cittadini, che hanno scelto di votare LeU e, di conseguenza, la candidata dott.ssa Occhionero.

Una seconda questione è quella di conoscere in concreto quali siano, e sarebbe davvero grave se non ci fossero, le norme che debbono regolamentare la presenza e l’attività di eventuali collaboratori parlamentari su temi specifici, quali, per esempio, il lavoro, l’ambiente, una radicalmente nuova strategia industriale che abbandoni l’utilizzazione dei minerali fossili, lo status attuale delle carceri e le condizioni, spesso gravi ed abnormi dei detenuti. In particolare, c’è un regolamento che attenga alla selezione di eventuali collaboratori parlamentari? Per scendere nel particolare, i curricula dei candidati sono controllati da un ufficio parlamentare oppure la loro scelta è esclusivamente esercitata dagli eletti senza che costoro ricevano alcun supporto di verifica dalla struttura parlamentare? E le strutture parlamentari addette non dovrebbero accertare se i candidati collaboratori abbiano o non avuto problemi con la giustizia? E poi, sempre stando alle notizie che appaiono sui quotidiani di queste ultime settimane, come è possibile che un parlamentare non pensi di chiedere di spontanea iniziativa, a prescindere da chi sia la persona che intende proporsi per una collaborazione, informazioni come nel caso di Nicosia, sul cui curriculum e sulle cui presunte competenze, sempre tenendo presenti le notizie diffuse dai quotidiani, sarebbe tanto da restare stupiti?

In effetti, i commenti che sono stati fatti su questa vicenda non sono stati tutti positivi, e noi non abbiamo affatto l’intenzione di dare spazio a illazioni o a giudizi avventati e inopportuni. Diciamo soltanto che la vicenda nella quale è stata coinvolta la deputata molisana ha dei risvolti particolari, che meritano un naturale approfondimento e una chiara disamina delle circostanze nelle quali la deputata si è trovata nella scelta del suo ex collaboratore in parlamento. Questo percorso lo faremo, quando la conoscenza delle circostanze sarà evidente e non incongrua e quando i giudizi saranno più equi e sereni e non sommari o ironici, come quelli che circolano in queste settimane.☺

 

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