Un antidepressivo naturale
8 Marzo 2019
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Un antidepressivo naturale

La borragine è classificata tra le piante “cordiali”, quelle che rimettono in forze (tutte le piante aromatiche lo sono), perché in passato si riteneva che donasse allegria. Già citata nell’Odissea, questa pianta era consigliata, presso i Greci e i Latini, nella cura degli stati depressivi. Il poeta latino Marziale la considerava l’unica erba capace di rallegrare il cuore dell’uomo e di dargli forza e audacia. Sempre nell’antica Roma, secondo Plinio il Vecchio, un decotto di borragine allontanava la tristezza e dava gioia di vivere: il celebre scrittore e naturalista identificava anzi in questa pianta quel “farmaco” che, unito al frutto della vite, era in grado di far cadere nell’oblio tutte le preoccupazioni e i problemi. Dai Celti la borragine era considerata simbolo di forza e virtù, e si pensava che bere vino con la borragine desse coraggio ai combattenti prima della battaglia. Anche presso i Crociati era chiamata “pianta del coraggio” o “erba dell’ allegrezza”, e il suo infuso veniva offerto come bevanda a chi, fra loro, ritornava sano e salvo dalla battaglia. Molti cavalieri, in quei secoli, portavano inoltre sciarpe ricamate con il disegno stilizzato della borragine. E tradizionalmente era usata dagli antichi Romani per decorare le case dove si svolgeva un matrimonio.

La Borrago officinalis è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Borraginacee, che cresce spontanea fino ai 1000 metri s.l.m., ma può essere anche coltivata in tutte le regioni temperate. Il suo nome (’a f’rràj’ne nel nostro dialetto) deriva dal latino tardo burra, termine che indicava sia una grossolana stoffa pelosa sia una veste di lana ruvida, per la rigida peluria che ricopre le foglie e il fusto.

Caratteristici sono i fiori, che presentano cinque petali disposti a stella e di un bel colore azzurro riuniti in cime scorpioidi. Una leggenda dice che anticamente i fiori erano bianchi e divennero dell’attuale colore da quando vi si specchiò la Madonna. Questi fiori, congelati in cubetti possono costituire decorazioni per gli aperitivi o per le bevande estive. Spesso sono usati per guarnire i piatti e per colorare l’aceto. Per l’alto quantitativo di nettare, i fiori sono molto ricercati dalle api, tanto che la pianta è nota anche come bee-bread, “pane delle api”.

Nella medicina popolare antica, le sommità fiorite, insieme alle foglie, venivano utilizzate per abbassare la febbre e calmare la tosse secca. Sempre con le sommità fiorite si può ottenere l’enolito (il vino medicinale), lasciandone macerare 30 grammi in un litro di vino bianco secco per 15 giorni. Si può bere a bicchierini nella giornata per le sue proprietà espettoranti e sedative della tosse. Dai semi della borragine, attraverso un processo di spremitura a freddo, si ottiene un olio vegetale ricco di acidi polinsaturi e utile in patologie della pelle, che può essere applicato direttamente sull’epidermide del viso, come contorno occhi naturale e potente antirughe, o contro le smagliature.

Ma la borragine è utilizzata soprattutto in cucina: la cottura elimina infatti la peluria che copre le foglie. Buona anche solo lessata in poca acqua e condita con olio, è ideale per la preparazione dell’impasto delle lasagne verdi al posto degli spinaci. Basta far bollire la borragine e mescolarla a farina, acqua e uova per preparare l’impasto; il colore dato dalla borragine sarà più forte di quello degli spinaci e il sapore meno marcato. Le foglie più tenere si possono usare crude in insalata o tagliate finemente per preparare appetitose minestre e frittate dal sapore insolito. Tipico è anche il consumo in frittelle: i fiori e le foglie, immersi in una pastella impastata con la birra, che rende l’impanatura morbida e gonfia, possono essere fritti insieme ad altre verdure come patate, zucchine, salvia. Molto apprezzati sono i ravioli di borragine, una vera prelibatezza della cucina ligure, che si possono servire con salsa di noci o con semplice olio extravergine di oliva. Suggeriamo infine la ricetta delle lasagne condite con ricotta e borragine.

Va ricordato tuttavia che occorre avere una certa cautela nell’uso alimentare di questa pianta, perché da qualche decennio è stato accertato che essa contiene quantità variabili di alcaloidi pirrolizidinici, potenzialmente tossici per il fegato dell’uomo e sicuramente cancerogeni negli animali da esperimento. Si ritiene quindi prudente non consumare questo vegetale troppo spesso e comunque sempre in modeste quantità. È poi opportuno evitarlo durante alcuni periodi più delicati della vita come l’infanzia, la gravidanza e naturalmente se il fegato è già ammalato.

Lasagne con ricotta e borragine

Ingredienti: 400 g di lasagne all’uovo; 200 g di borragine sbollentata e tritata; 150 g di ricotta; 1 tuorlo; 80 g di parmigiano; 40 g di burro; 40 g di besciamella; prezzemolo.

Mescolare la borragine con la ricotta, il tuorlo d’uovo, il sale e il pepe, il prezzemolo, 50 g di parmigiano, e amalgamare per bene. Cuocere le lasagne in acqua salata, scolarle e asciugarle. Imburrare una pirofila e preparare uno strato di lasagne. Versare il composto di ricotta e borragine, e ricoprire con un altro strato di lasagne. Continuare così fino ad esaurire gli ingredienti. Ricoprire con la besciamella e il restante parmigiano, e infornare per 20 minuti a 180°.☺

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