Un appello per i beni  culturali frentani
12 Settembre 2021
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Un appello per i beni culturali frentani

Vorrei porre l’accento sulla apertura del Museo Frentano in Villa Zappone. La recente comunicazione del primo cittadino, che ho appreso dai social, mi ha spinto a ribadire l’importanza per la nostra comunità del museo e a dissentire decisamente  circa la novità che vorrebbe la sede museale nel villino Calvitti che sorge su un ambulacro dell’Anfiteatro Flavio e non in Villa Zappone. La “sciatteria” di chi è addetto ai lavori nel nostro parco archeologico trova conferma in un cartello attaccato al cancello d’ingresso (adesso corretto su mia segnalazione), che recitava: Accesso consentito solo se in possesso di grenn pass.

No comment! Come me ci sono persone che hanno rappresentato il cuore pulsante di quella che fu la più attiva Soprintendenza molisana e che sono delusi dalla attuale situazione. Quando iniziai a studiare per un esame di Storia dell’Arte Antica, e tra i testi era compreso uno di R. B. Bandinelli, in versione italiana della francese datata 1969, con stupore e orgoglio, a pag.7, vidi la foto del mosaico del “Lupercale”, in nota: Larino (Larinum). I pastori scoprono la lupa e i gemelli. Il mosaico rinvenuto nei pressi di Villa Petteruti-Romano è adesso conservato nel Palazzo Ducale che ospita anche il Museo Civico. Una delle sale è dedicata alle monete della antica zecca di Larinum, oltre a tanti reperti; tuttavia una infinitesima parte di quanto presente nel Museo Sannitico, e che dovrebbe tornare a Larino poiché da decenni Villa Zappone è stata eletta a futuro museo. Il Palazzo Ducale è sommerso di testimonianze archeologiche sia al suo interno (atrio e scalone) che all’esterno: nel prospetto principale dell’edificio è incastonato un antico orologio solare. Il Magliano ricorda che fu rinvenuto nel 1875 nei pressi dell’Anfiteatro, nelle proprietà del Cav. Luigi De Blasiis che ne fece dono al Municipio, come ricorda una lastra sopra il reperto.

Da un colloquio informale con l’amico Nicola Vitale, abbiamo constatato quanto sia cambiato il modo di operare: oggi è necessario più personale per il settore dei beni culturali, soprattutto tecnico, oltre uno spirito di viva partecipazione. Vitale, con altri collaboratori, prima della quiescenza ha posto le basi per completare i lavori in Villa Zappone, Villino Calvitti (messo in sicurezza dopo gli ultimi eventi sismici) e tutto il parco archeologico, compreso un progetto illuminotecnico. Da decenni non si bandiscono concorsi per l’assunzione di nuovo personale da parte del MIBAC e, purtroppo, nessuna amministrazione comunale ha sollecitato fattivamente l’apertura del museo. Adesso apprendo l’amara sorpresa che la sede del tanto desiderato Museo Frentano non sarà più Villa Zappone ma il Villino Calvitti, che però non è idoneo (basta leggere un testo di museotecnica) ad una fruizione ideale, né può accogliere l’immenso patrimonio archeologico (presente anche nei magazzini della Soprintendenza in attesa di una eventuale musealizzazione).

Io credo che sono venute a mancare quella sana coscienza e la operatività della vecchia Soprintendenza molisana, e la carenza di personale ha favorito l’attuale immobilità. Ma su tutta questa “Odissea Larinese” aleggia il più genuino lassismo tipico meridionale, un atteggiamento atavico di questa parte dell’ Italia che non vuole ancora riscattarsi e crescere!

La nostra cittadina è ricca di tesori d’arte da valorizzare e che possono favorire lo sviluppo di un turismo culturale di alto livello. Uno scrigno di tesori che continuano a sorprenderci, tanti ancora da scoprire e innumerevoli interdetti (“gioielli rubati”). Ma c’è chi continua a vedere le chimere in questo patetico panorama che finirà solo e irrimediabilmente in una non idonea ma pragmatica-politica soluzione, il “contentino” dell’edificio Calvitti. Perché non tentare ogni arma, con la dignità che fu dei nostri gloriosi e valorosi progenitori, prima di abbandonare rovinosamente il campo di battaglia?

Vi saluto con alcuni versi scritti per la mia Larino:

Larino mia messa in croce, senza più voce e tradita./ Larino calpestata, cenere di un mondo ormai combusto./ Anima dolce dei larinesi, tra le stelle. Dal nobile incarnato, dal sudore speziato./ Solenne e fiera, devota e festosa nei lunghi giorni di maggio./ Sono nato qui e solo qui respiro./ Sempre torno alla mia amata terra, alle sue colline e all’orizzonte infinito col suo mare./ Come un acquazzone il silenzio ha inondato il tuo glorioso passato. Sorridimi in questa pace che sa di te, di amore,/ di sensuali tigli, dai quali scende silenziosa la polvere dei tuoi fiori odorosi./ Staccati da quella croce./ Nulla rinasce se non muore./ Ed io che guardo nient’altro che il tuo corpo assopito./  ti chiedo: Svegliati, svegliati, svegliaci. (“Larino mia” di A. Stinziani, in Percorsi, Palladino Editore, Ripalimosani, aprile 2021).☺

 

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