Un decalogo per il paesaggio
20 Febbraio 2019
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Un decalogo per il paesaggio

Il Molise è una regione con un paesaggio bello e vario, che ad ogni stagione si veste di nuovi colori, che racchiude in poco spazio una gradazione di scenari suggestivi, dalla montagna al mare, passando per i campanili dei paesi, i boschi e le zone coltivate delle campagne. Eppure il Molise non ha un piano paesaggistico regionale. Purtroppo è in nutrita compagnia, perché tra le altre regioni italiane soltanto la Puglia, la Toscana e il Piemonte dispongono ad oggi di un piano paesaggistico definitivamente approvato e vigente, come previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio emanato nel 2004. In quindici anni si è trascurata la principale risorsa del Bel Paese e delle sue regioni. Non è l’invito a spendere centinaia di migliaia o milioni di euro per fare un piano, ma la sollecitazione a colmare una lacuna su un tema strategico per lo sviluppo locale e regionale. Nella prospettiva di una nuova e urgente pianificazione paesaggistica, mi sembra utile riprodurre su la fonte un decalogo sul paesaggio che insieme ai colleghi Franco Cambi dell’Università di Siena e Carlo Tosco del Politecnico di Torino, mettemmo a punto alcuni anni orsono come contributo alle regioni, alle istituzioni locali, alle associazioni e alle scuole come base per orientare le rispettive scelte e attività rivolte al paesaggio.

  1. Il paesaggio, tutelato in Italia dalla Costituzione (art. 9), dalla Convenzione europea sul paesaggio e dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, rappresenta un fattore di identità territoriale e una risorsa di primaria importanza per la Nazione e per le comunità locali.
  2. Il paesaggio è un bene comune frutto della interazione tra uomo e natura, quindi di un processo ininterrotto di trasformazioni storiche che devono essere conosciute per essere governate al meglio nel presente e nel futuro.
  3. L’attuale fase di crisi economica e occupazionale richiede una maggiore attenzione al territorio e al paesaggio come aspetti essenziali per nuove forme di economia e di lavoro per le future generazioni.
  4. Le ferite al paesaggio, sempre più profonde negli ultimi decenni, sono lo specchio della crisi della politica e della democrazia e richiedono strategie e azioni immediate per la tutela e la valorizzazione, dai piani paesaggistici regionali fino agli strumenti urbanistici comunali.
  5. Come tutte le risorse il paesaggio può essere utilizzato, ma non deve essere consumato in modo dissipativo o alterato in modo irreversibile.
  6. L’agricoltura è il settore produttivo più importante per la salvaguardia del paesaggio e per la sua riproduzione.
  7. La pianificazione urbanistica deve tenere conto in via prioritaria del paesaggio e delle relazioni esistenti tra questo e le comunità locali, sia in termini di percezione sociale che di equilibrio tra popolazione e risorse e tra componenti territoriali (città-campagna, collina-pianura, costa-entroterra).
  8. L’educazione, l’istruzione e la formazione saranno orientate alla conoscenza e alla tutela del paesaggio, valorizzando gli studi e le ricerche sull’ ambiente, sul territorio, sul patrimonio archeologico e sul sistema complessivo dei beni culturali.
  9. Si deve evitare ogni ulteriore riduzione di suolo fertile, che costituisce una risorsa limitata ed essenziale per la produzione di beni alimentari e per la salvaguardia dei caratteri locali.
  10. Le scelte amministrative che riguardano e/o incidono sul paesaggio devono ordinariamente prevedere forme di partecipazione della popolazione interessata a quel dato territorio prima di essere assunte in via definitiva.

Il governo del paesaggio, come la sua costruzione, è un processo complesso che comporta l’applicazione di conoscenze, sensibilità, attitudini ed esperienze in grado di diffondere l’idea che il territorio dei diversi contesti regionali costituisce, sia nelle terre della polpa che in quelle dell’osso, una risorsa importante, indispensabile e strategica per il rilancio economico e sociale dell’Italia. Anche nel Molise la rilevanza sul piano sociale ed economico delle attività agro-silvo-pastorali e la rete dei paesi, trova una significativa corrispondenza nei caratteri del paesaggio, non ancora cancellato dalle ferite che gli sono state inferte negli ultimi 50 anni (nuclei industriali, dispersione urbana, pale eoliche…), finendo per configurare una unità paesistico-ambientale fatta di varianti, un’identità composita, che la pianificazione strategica avrebbe il compito di decifrare, misurare e salvaguardare, governandone in modo partecipato l’uso e l’evoluzione.☺

 

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