Un estraneo sulla strada
11 Aprile 2021
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Un estraneo sulla strada

Nonostante le “ombre di un mondo chiuso” che ostacolano lo sviluppo della fraternità universale, descritte nel primo capitolo di Fratelli Tutti, papa Francesco dichiarava di voler fare eco ai tanti “percorsi di speranza che ci parlano di una sete, di un’aspirazione alla pienezza, di una vita realizzata, di un desiderio a misurarsi con ciò che è grande, che riempie il cuore e solleva lo spirito verso cose grandi…”

Nel tentativo di cercare una luce, il secondo capitolo “Un estraneo sulla strada” (n.56-86), è dedicato alla parabola del buon samaritano (Lc.10,25-37); parabola che si esprime in modo tale che chiunque di noi può lasciarsene interpellare al di là delle convinzioni religiose proprie di ciascuno. La Bibbia da cui la parabola è tratta “raccoglie uno sfondo di secoli… e presenta la sfida delle relazioni tra noi”; nei numeri 57-60 ne sono richiamati brevemente alcuni racconti e insegnamenti. In particolare la domanda di Dio a Caino: “Dov’é Abele tuo fratello?” e la irritata risposta di lui “Sono forse io il custode di mio fratello?”. L’ascolto della parola di Dio é un passaggio fondamentale, tanto nella tradizione giudaica anticotestamentaria che nell’insegnamento evangelico, per giudicare il dramma del nostro tempo e trovare vie di soluzione.

L’imperativo di amare il prossimo e prendersene cura (Lv. 19,18) inizialmente riferito ai propri connazionali, nel giudaismo vissuto fuori d’Israele allarga gli orizzonti. Compare l’invito a “non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te” (Tb 4,5). Il saggio Hillel rafforza l’espressione col dichiarare: “Questo è la Legge e i Profeti. Tutto il resto è commento”. Nel vangelo di Matteo il detto assume la forma positiva: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge  e i Profeti” (Mt. 7,12). Nell’Antico Testamento l’invito ad allargare il cuore in modo che includa lo straniero, è fondato sulla memoria della propria storia dolorosa: “Non opprimerai il forestiero: anche voi conoscete la vita del forestiero, perché siete stati forestieri in terra di Egitto” (Es. 23,9).

Nel Nuovo Testamento l’appello all’amore fraterno risuona in diversi insegnamenti che arricchiscono la tradizione apostolica dei discepoli di Gesù. La parabola del samaritano diventa l’icona di una storia universale e richiama anzitutto lo sfondo delle innumerevoli vicende di indifferenza, di cecità di fronte ai bisogni altrui e di fuga dalle responsabilità. Il derubato e ferito dai briganti è “l’abbandonato” sulla strada. Diverse persone passano accanto a lui ma se ne vanno, non si fermano. “Non sono state capaci di perdere alcuni minuti per assistere il ferito o almeno per cercare aiuto”. “Uno si è fermato, gli ha donato vicinanza, lo ha curato con le sue stesse mani, ha pagato di tasca propria e si è occupato di lui. Soprattutto gli ha dato una cosa su cui in questo mondo frettoloso lesiniamo tanto: il proprio tempo” (n.63)

Il papa riconosce, nel samaritano, il modello delle tante storie di solidarietà e gratuità che pure sono vissute, in particolare da chi si è messo in gioco con il dono del proprio tempo. Qui sono poste le domande dirette e decisive: “Con chi ti identifichi?… A quale di loro assomigli?” accompagnate da due ombrose sottolineature: “siamo cresciuti in tanti aspetti ma siamo analfabeti nell’accompagnare, curare e sostenere i fragili e deboli nelle nostre società sviluppate” (64). Inoltre “concentrati sulle nostre necessità, vedere qualcuno che soffre ci dà fastidio, ci disturba, perché non vogliamo perdere tempo per colpa dei problemi altrui” (65). In quelli che passano a distanza c’é un particolare: erano persone religiose. Il fatto di credere in Dio non garantisce di vivere come a Dio piace, a volte coloro che dicono di non credere possono vivere la volontà di Dio meglio dei credenti.

Guardare al modello del samaritano ci invita a far risorgere la nostra vocazione di cittadini del nostro Paese e del mondo intero, costruttori di un nuovo legame sociale (66). L’inclusione o l’esclusione dell’uomo ferito sul ciglio della strada definisce tutti i progetti economici, politici, sociali e religiosi. Ci troviamo sempre davanti alla scelta di essere “buoni samaritani o viandanti indifferenti che passano a distanza” (69). Dobbiamo partecipare attivamente alla riabilitazione e al sostegno delle società ferite (77). Il papa stesso si stupisce del fatto che la Chiesa abbia impiegato tanto tempo a condannare con forza la schiavitù e le varie forme di violenza.

La società deve muoversi verso il perseguimento del bene comune e da questo obiettivo ricostruire sempre più il suo ordine politico e sociale. Ogni giorno ci è offerta una nuova opportunità, una nuova tappa: essere parte attiva nella riabilitazione e nel sostegno delle società ferite. Come per il samaritano, viandante occasionale, ci vuole solo il desiderio gratuito di essere costanti e instancabili nell’impegno di includere, integrare e risollevare che è caduto. È possibile cominciare dal basso e lottare per ciò che è più concreto e locale, fino all’ultimo angolo della patria e del mondo. Il samaritano cercò un affittacamere che potesse prendersi cura di quell’uomo, noi siamo chiamati ad incontrarci in un “noi” che sia più forte della somma delle nostre individualità “il tutto è più delle parti”. I discepoli di Cristo sanno dalle parole di Gesù “Ero straniero e mi avete accolto” di riconoscere Cristo stesso in ogni fratello abbandonato o escluso.

Oggi non abbiamo scuse davanti a forme di nazionalismi chiusi e violenti, atteggiamenti xenofobi e maltrattamenti di coloro che sono diversi. La fede e l’umanesimo che ispira deve mantenere senso critico davanti a queste tendenze e aiutare a reagire rapidamente quando esse cominciano ad insinuarsi. In alcuni il Vangelo stenta a plasmare una sensibilità sociale e civile. “Perciò – conclude il capitolo – é importante che la catechesi e la predicazione includano in modo diretto e chiaro il senso sociale dell’esistenza, la dimensione fraterna, la convinzione dell’inalienabile dignità di ogni persona e le motivazioni per amare e accogliere tutti” (86).☺

 

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