Un futuro pieno di speranza
7 Marzo 2022
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Un futuro pieno di speranza

“Non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate” (Ap 21,4).

Il libro dell’Apocalisse, che appartiene anch’esso alla tradizione giovannea, è un libro di speranza che desidera rianimare i cuori in un momento di grave scoraggiamento a seguito dell’imperversare delle persecuzioni che si abbattono sulle primitive comunità cristiane. Posto al termine del canone del Nuovo Testamento, ci aiuta a respirare l’ossigeno spirituale necessario ad affrontare il combattimento della vita respirando l’atmosfera della fine, spalancando cioè ai credenti l’orizzonte ultimo dov’è custodito il compimento di ogni cosa. Il libro dell’Apocalisse non consegna disastri futuri, ma elabora una visione teologica ricca di simboli e piena di fede. Indirizzato alle sette chiese, cioè a tutte le comunità ecclesiali, è un libro che “rivela”, nel senso che toglie il velo di apparenza che copre la storia. Apokálypsis, sostantivo che dà il nome al libro, significa “svelamento” e non distruzione, diversamente da come spesso si crede in modo del tutto erroneo. Le visioni e i simboli impiegati puntano a far vedere ciò che germoglia in profondità, oltre la superficie della storia, vale a dire il dinamismo della vita che vince sulla morte.

Il libro dell’Apocalisse parte dall’esperienza che l’apostolo Giovanni fa “nel giorno del Signore” (Ap 1,10), che per i cristiani è la domenica. Proprio l’esperienza liturgica vissuta con i fratelli e le sorelle di fede nel giorno di domenica spinge Giovanni a comunicare il mistero della risurrezione di Cristo: è questo l’evento centrale della storia che trasforma radicalmente le persone e le strutture del mondo dal di dentro, in una tensione continua verso il compimento finale caratterizzato dalle nozze dell’Agnello. Il mondo è sotto l’influsso del male, ma la sua corruzione è vinta dalla Pasqua di Cristo che, se accolto nella fede a cui ci dà accesso la liturgia, ci permette di sperimentare già nella storia la creazione di un mondo nuovo. La liturgia, infatti, è l’esperienza in cui la comunità cristiana legge e interpreta la storia come storia di salvezza, nella luce del Cristo risorto, vincitore del male e della morte. Il male è stato sconfitto, anche se il combattimento non è ancora finito. Perciò la liturgia permette al popolo dei battezzati di accedere al Regno del Padre perché il Regno avanzi nella storia bonificandola dall’influsso del male e innervandola del perdono che viene dall’alto.

L’Apocalisse, dunque, lungi dall’essere un libro di sventure, celebra la festa del Risorto che è la sorgente della vita di cui la comunità dei credenti fa esperienza nella liturgia. Cuore pulsante di tutta la storia infatti è Cristo che chiama la sua Chiesa a conversione, a rimanere salda nella prova, a perseverare nella fedeltà, ad ascoltare la sua voce e ad aprirgli la porta.

Il libro dell’Apocalisse vuole rinnovare la Chiesa a partire dalla sua immaginazione e accompagnarla a rileggere il senso complessivo della storia in un cammino di purificazione per opporsi alla mentalità del mondo, alle ideologie dominanti nella storia, all’assolutizzazione del potere. Questo cammino accade tenendo ben fissa la meta della storia che non è un luogo, ma una relazione: la comunione sancita dall’abbraccio con Dio Padre, l’Agnello e tutti i santi.

Leggere la storia in modo orizzontale ci consegna solo date e successi altalenanti, leggerla in modo verticale invece ci permette di avvertire il fremito di un Regno che entra in punta di piedi e scardina tutto ciò che ostacola il germogliare della vita. La liturgia per i cristiani è accoglienza dell’ossigeno che viene dall’alto, è la festa della vita che trionfa su ogni genere di sopruso, violenza e morte, è la celebrazione del perdono che rinnova la faccia della terra.

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