Un giorno no.strano
2 Ottobre 2014
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Un giorno no.strano

Un giorno “no.strano” il mio, trascorso su di un tratto di costa molisana ed oltre, che mi ha aiutato a comprendere quel no.strano di ciascuno di noi, ovvero quello di consuetudini radicate nell’indigeno soggettivo, che fa rima con collettivo e rivendicativo di ogni giorno sotto ogni latitudine, fatte, ovviamente, le dovute contestualizzazioni: la cicca di sigaretta doverosamente buttata laddove si fuma, tra l’altro in forme che nulla hanno di rilassante; di sensi unici placidamente percorsi in senso contrario, spesso con bimbi in sella alla bici e talvolta più di uno; di discorsi comuni e banalmente trasportati in riva al mare o per i monti; di “improvvisate dame” che chiamano il Bagnino ad aprire l’ombrellone; di lamenti del servizio offerto, anche quando è inappuntabile; di penitenti che, alterando preghiere e silenzi, ostentano quella che chiamano tributo di fede; di uomini e donne che bacchettano il loro corpo con corse sul bagnasciuga o sui sentieri dei monti; di mamme e papi che fumano tranquillamente le loro sigarette con neonati in braccio; di personale della raccolta di monnezza, belli nelle loro divise, che raccolgono niente di quello sparso lungo la spiaggia o le strade, ma solo qualche bustone di monnezza posto nei loro contenitori e lasciando lo straboccante d’intorno; di spiagge libere, rivendicate un po’ da tutti, coperte da monnezza della notte in libertà concessasi in riva al mare; di cani, decisamente con diritto di frequenza sulla spiaggia, diligentemente senza guinzaglio, senza museruola, ma accompagnati da padroni che placidamente nascondono la cacchetta sotto la sabbia; di solerti e religiosi umani che si segnano con la croce davanti alla Madonnina, ma che ti mandano il classico vaffanculo quando fai notare loro che stanno percorrendo al contrario un senso unico; di buche sull’asfalto, doverosamente lasciate tali per non turbare il ronzio degli ammortizzatori, che però inducono ad andare piano e sicuramente a tale scopo il solerte lavoratore inadempiente li avrà lasciati; di discariche allegre e variopinte sotto le pinete, comunque sotto il Solleone, a far da monito a qualche avventizio straniero per ricordargli di essere in Italia, patria del disordine ordinato e soprattutto consentito da solerti ed omissivi signori del potere; di assessori all’agricoltura, foreste ed altro, che si beano, legittimamente e come tutti, di vacanze in mutanda, ma che lasciano senza di esse un tratto meraviglioso di costa affidato alla loro governance; di Sindaci amici che mi informano che per garantire l’ordine pubblico i vigili evitano discussioni e diatribe che inevitabilmente sfocerebbero in rissa con gli ospiti della ridente costa molisana, dove il cemento trova sempre posto, anche se abusivo, ma non le regole … Che strano il nostrano comportamento italico e di buona parte del sud suddista, strapazzato dalle leghe del nord, che non è che stiano molto meglio!

Al confine con Campomarino nord, in questo pezzo di mondo nostrano, sfocia un fiume, il Biferno, e ancora più a nord trovano sbocchi i canali del Nucleo Industriale e di tanti altri, comprese fognature a cielo aperto evidenziate da foto e messaggi sui social network da solerti spazzacamini di luoghi comuni e/o da personaggi in liste elettive di turno, ma mai accompagnate da denunce e diffide, che si sa è sempre meglio che a farle sia il coglione di turno, meglio ancora se rompicoglioni di fama. Discariche legittime, dicono così, nel territorio del Nucleo Industriale della Val Biferno, compreso un depuratore comunale, che a tutti serve tranne che ai residenti di tal loco, sversano ogni giorno acque che il mio cane rifiuta persino di metterci il naso. Io ci sto mettendo il mio e vi assicuro che non è un gran sentire di odori se non pestilenziali puzze! Gli abitanti del quartiere termolese che si affaccia sul ridente territorio del nucleo in quel di Pantano Basso, ne hanno fatto denuncia pubblica, così come hanno fatto associazioni rifondate in fondazioni, che chissà se hanno fatto denuncia anche scritta alle competenti e distratte autorità preposte al controllo del territorio. Bandiere blu di diverso colore, come evidenziato da quei “faziosi della Goletta Verde”, vengono sbandierate sui lidi della nostrana costa molisana evidenziando il Blu, legittimamente comprato, forse, da quei signori che cercano sempre di alzare gli indici a denari alla vista delle bandiere.

La vita, così come l’ambiente ove questa trova il proprio habitat, sono un dono prezioso che è affidato a ciascuno di noi nonché alla custodia di quanti sono delegati a servire il popolo ed il suo habitat, ma non se stessi e/o gli interessi dei signori del potere e dei denari, intrecciando sempre omissioni ed inadempienze con il classico, ormai, funzionale giochino burocratico.

… Intanto, Akim, un nero che dorme sotto un albero a ridosso della ferrovia, alle prime luci del giorno, raccoglie le sue buste, pulisce il suo precario ed improvvisato giaciglio e si avventura nel giorno che vedrà lui e tanti altri come lui, percorrere le strade lungo le quali i nostrani irriverenti lo chiameranno bastardo! … daranno a lui colpe che non ha… taciteranno le loro responsabilità individuali omesse … e continueranno nel loro puntuale no.strano rispondendo con il classico italico vaffanculo a chi, raccogliendo la loro cicca, si permetterà di dire: scusi Signore/a le è caduta una cicca.☺

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