Un mondo vasto, alieno e assente
9 Maggio 2022
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Un mondo vasto, alieno e assente

Così si chiamava il primo libro che ho letto in lingua spagnola: Il mondo è vasto ed alieno. Non ricordo molto del libro, non ricordo neanche il nome dell’autore, so solo che si trattava della lotta degli abitanti di una comunità di indios contro il potere dei latifondisti.

La cosa che mi ha sorpreso nelle ultime settimane è il fatto che costantemente, tanto di giorno come di notte, mi viene in mente il titolo di quel libro. A cui io aggiungo un’altra parola: assente. Il mondo è vasto, alieno e assente. Perché dal giorno dell’ invasione russa dell’Ucraina, il mondo è sparito dalle pagine dei giornali e dalle trasmissioni televisive. Non ci sono più i rifugiati che cercano di venire in Italia via mare, non ci sono i morti sul lavoro, quasi quasi non c’è il Covid, non c’è la guerra dell’Arabia Saudita contro lo Yemen, non ci sono le stragi commesse dai fondamentalisti islamici contro la popolazione di diversi paesi africani, non c’è Julian Assange che sta per essere estradato e spedito negli USA dove lo aspettano 175 anni di prigione… I giornali non li compro, vedo solo quello che pubblicano sui social media, ma vedo la TV, scusate, i vari canali TV italiani. Vedo i talk show che cercano il loro share, invitando il più grande numero di partecipanti alle discussioni, soffocando cosi l’inizio di una discussione vera, seria, mentre i conduttori dei talk show sanno perfettamente in quale istante togliere la parola ai partecipanti che osano esprimere qualche dubbio sull’Ucraina o vogliono spiegare la storia che c’è dietro l’invasione russa. E soprattutto usano, sempre nell’istante giusto, la pubblicità che inseriscono accanto ai filmati che mostrano i morti nelle strade delle città ucraine.

Sì, ce l’ho con i mass media italiani, perche i mass media tedeschi non li osservo, vivendo in Italia, avendo scelto un paesino italiano come centro della mia vita. E ricordo che, un giorno all’inizio della guerra, ho “osato” criticare il titolo di un giornale, pubblicato su facebook. Poche ore dopo, un mio amico vero, non virtuale, ha scritto un commento, chiedendomi se per me il problema era il titolo, come per dire: il problema, per te, non è la guerra, non è il signor Putin, per te il problema è un titolo di giornale? In seguito ho spiegato all’amico che l’ andamento della guerra non lo posso né cambiare, né influenzare, ma che mi prendo il diritto, come cittadina europea, di dire la mia sulla politica seguita dai mass media in questi giorni.

Da quello scambio di opinioni fra me ed il mio amico sono passate settimane, ed in questo istante, mentre scrivo queste parole, sono convinta che il signor Putin ha ottenuto un primo risultato. Il signor Putin è riuscito a cambiare le democrazie occidentali, tanto orgogliose della loro libertà di opinione e di stampa. Qualsiasi persona che oggi critica la NATO, è automaticamente “putiniano”.

Va bene, a me non importa cosa pensano i proprietari della “unica verità”. Io penso che una società nella quale è permesso di pensare, di fare domande, merita di essere preservata. Ed una società che esclude dalle gare internazionali non solo gli sportivi russi, ma anche i gatti russi, ha un grande problema.

Nei talk show televisivi, tutti i partecipanti sono psicologi conoscitori della mente di Putin, o sono docenti di strategia e tattica militare, anche se ho visto e sentito dei generali che sono stati gli unici che hanno detto qualcosa di sensato. Tutti i conduttori dei talk show dicono che nella guerra, c’è anche la guerra dell’informazione, ma quando vengono fuori i famosi veicoli crematori, nei quali i russi bruciavano le loro vittime, i conduttori non parlano di fake news, ma dicono che questa notizia è stata “una leggenda metropolitana”. Le cosiddette leggende metropolitane non hanno né padre né madre, non hanno un’origine verificabile. Le fake news sì hanno padre e madre, ma nessuno si occupa di verificarle.

Voglio finire ponendo una domanda ai diversi canali TV. Io so che molti di loro dipendono dalle imprese che fanno pubblicità durante le trasmissioni. Ma non potete chiedere a quelli che vi pagano con la pubblicità di darvi il corrispettivo, almeno mentre dura la guerra in Ucraina, senza mandarla in onda, per non interrompere i filmati che ci mostrano gli orrori della guerra? Così potrete dimostrare che viviamo ancora in una società dove gli umani, vivi o morti, valgono di più dei guadagni?☺

 

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