Un muro di gomma
8 Novembre 2019
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Un muro di gomma

Non posso esimermi dal proseguire le riflessioni inerenti alla tutela e alla valorizzazione dei beni archeologici di Larino in rapporto ai vari poteri e pungolare l’ indifferenza delle Istituzioni ai vari livelli. Sono mesi che dalle pagine di questa rivista sono stati evidenziati problemi, aspettative, possibili strade da percorrere. Ma come recita un detto popolare “sòne e sòne, a zita n risponne”.

Ripropongo passi salienti degli articoli pubblicati.

– “Larino: archeologia e potere”, la fonte n. 160. (…) Valorizzazione delle risorse del territorio, filiere. È ora che la politica faccia proprie le istanze che i larinesi rivendicano da anni e con umiltà qualifichino i rapporti con la Soprintendenza Archeologia, Beni Culturali e Paesaggio. Di concerto si elaborino progetti che vadano oltre il completamento di scavi iniziati, di interventi di routine; progetti di tutela, consolidazione e valorizzazione dell’esistente, proprio come vuole la norma, con percorsi turistici guidati. E poi la questione del Museo Nazionale Frentano. È una priorità su tutto. (…)

– “Un sogno da realizzare”, la fonte n. 161. (…) Ecco quattro realtà che, se sapientemente collegate da un itinerario turistico fruibile, potrebbero contribuire ad un diverso modo di vivere il territorio. Ma per fare questo è necessario prima di tutto intervenire su quanto è stato già scavato e realizzare il tanto desiderato museo. (…) Quindi programmazione, pianificazione, sinergia. Mi piace ancora pensare che sia possibile condividere un sogno, dove più soggetti, con ruoli diversi, concorrono alla realizzazione dello stesso. (…)

– “Larino: il futuro è adesso”, la fonte n. 162 (…) oggi i larinesi desiderano una adeguata sistemazione e valorizzazione del patrimonio archeologico ancora presente. Le aree di villa Zappone, di via Jovine, del Foro e l’area alle spalle del tribunale devono essere zone archeologiche fruibili. (…) Il materiale rinvenuto durante gli scavi e quanto gelosamente custodito e conservato da privati cittadini, potrebbero dare vita ad una struttura museale di tutto rispetto. Statue, utensili, armi, monete, sono reperti che raccontano un passato, la cultura di un territorio.  È tempo di realizzare il futuro. (…)

– “Larino: non solo archeologia”, la fonte n. 163. (…) La tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico di Larino sono due obiettivi che i larinesi chiedono a gran voce, come altresì chiedono l’istituzione di un Museo Archeologico che raccolga il materiale rinvenuto nel corso degli anni e che recuperi quanto risulta depositato nei magazzini di diversi musei nazionali. Desideriamo che la Sovrintendenza di concerto con il comune di Larino e con chi vuole contribuire al bene comune, istituisca un tavolo permanente di lavoro per un’attenta e puntuale pianificazione degli interventi. Tutto ciò non è snaturare questo organo periferico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, bensì dare a Cesare quel che è di Cesare. Ci farebbe un immenso piacere che la Soprintendenza prendesse a cuore questa esigenza e si spendesse come ha fatto con il Museo Sannitico a Campobasso o a Isernia o in altre realtà molisane e desse anche a Larino ciò che gli è dovuto: un Parco archeologico fruibile e un Museo Archeologico. (…)

– “Sinergia per le antichità larinesi”, la fonte, n. 164. (…) Sediamoci intorno ad un tavolo e insieme programmiamo quanto e quando intervenire per fare di Larino una meta archeologica desiderata, dove oltre alla passeggiata per il foro, nell’area di culto, e vivere le emozioni di entrare nell’anfiteatro è possibile ripercorrere attraverso i manufatti rinvenuti negli scavi la vita che si conduceva nell’antica Larinum (museo). La sinergia negli intenti restituisce dignità e permette di realizzare il futuro. (…)

– “Le aree archeologiche di Larino”, la fonte n. 165. (…) I larinesi vogliono valorizzare questo patrimonio che considerano memoria e testimonianza acquisita del passato, che considerano eredità e luogo della propria identità. (…) Se ci avviciniamo all’area del Foro o alle altre zone archeologiche ben delimitate e vincolate, siamo presi da sdegno nel constatare l’abbandono in cui versano. Si ha l’impressione di un luogo depredato di quanto era possibile portare via e abbandonato perché inutile. Non vogliamo questo. Chi amministra questo territorio dovrebbe ricercare e praticare quelle azioni volte alla valorizzazione di tali risorse, con l’energia e la voglia di chi crede realmente nella cultura. L’infingardaggine non paga! (…)

Oggi si parla di disaffezione degli elettori dalla politica, allontanamento dalle Istituzioni e, a più voci, si auspica una partecipazione attiva e diretta dei cittadini. Quando questo avviene, la politica, le Istituzioni si arroccano nei Palazzi e seguono irrispettose logiche di potere, autoreferenziali e conservatrici. Logiche che mortificano il popolo e inaridiscono il territorio, il tutto a vantaggio di pochi. Demagogia, ipocrisia.

Il Codice dei Beni Culturali prevede come finalità che “Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione”. Lo stato delle cose denuncia profonde contraddizioni.

Questo muro di gomma non favorisce il bene di una comunità. Per costruire un futuro condiviso è necessario che le parti coinvolte convergano sul medesimo fine.☺

 

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