Un nuovo anno
9 Gennaio 2014
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Un nuovo anno

Un nuovo anno è sempre carico di attese, speranze, illusioni. In fondo, è l’utopia che fa camminare l’umanità, che impedisce di annullare la storia per rifugiarsi nell’età dell’oro, di chiudersi nel mito dell’eterno ritorno, del paradiso terrestre. Le possibili delusioni vanno messe in conto, non possono condannare all’immobilismo più totale. Se il bambino fosse schiacciato dalla paura di cadere, camminando, rimarrebbe per tutta la vita nel girello.

Il nuovo anno per noi è all’insegna della difesa della Costituzione, prima che agguerriti banditi ne facciano carta straccia. Siamo stati a un passo dallo stravolgimento, si era all’ultima votazione in parlamento e poi finalmente avrebbero potuto metterla a soqquadro. Nel numero scorso si chiedeva di fare tutto il possibile, di attrezzarsi per l’impossibile, ma di impedire che una massa di nominati, non scelti ma subìti da noi, vi ponesse mano riducendola a scrofellum (per soddisfare i loro comodi). Per fortuna il diavolo fabbrica pentole ma non coperchi e così Berlusconi è stato espulso dal parlamento, un gruppo dei suoi se ne è andato all’opposizione e di conseguenza il parlamento non ha potuto fare gli irreparabili danni annunciati, essendo venuta meno la maggioranza dei due terzi. Un dettaglio: tutte le persone del fu popolo delle libertà con responsabilità dirette di governo, compresa la larinese, sottosegretaria per grazia, sono rimaste con Letta nipote ben in sella nella stanza dei bottoni. La brama di potere poté più dell’affetto per il loro “papi”?

Il nuovo anno è l’ultima opportunità per il partito democratico di dare una sterzata alla politica italiana, sempre più nelle sabbie mobili del tirare a campare per non tirare le cuoia. La protesta comincia finalmente a divampare nelle piazze e prima che prenda pieghe irresponsabili e facinorose bisogna dare risposte plausibili. Non è possibile continuare a far pagare ai poveri per non intaccare i privilegi dei ricchi. Sarà Matteo Renzi in grado di guidare la “lunga marcia” del riscatto collettivo? Ce lo auguriamo, ma le perplessità sono tante. Il primo dubbio nasce dalla personalizzazione della politica. Finché avremo bisogno di uomini della provvidenza siamo conciati maluccio, anche perché quelli che abbiamo avuto era meglio se se ne fossero stati nelle loro tenute a menare il can per l’aia. Per non scomodare Mussolini, che aveva finito per impantanare tutta la penisola, ricordiamo solo i due più noti che invece l’hanno imputtanita e sono finiti fuori legge nonché ospiti graditi delle patrie galere: Craxi e Berlusconi. I grandi entusiasmi che avevano acceso nelle folle si sono rivelati fuochi di paglia per la gente e prezioso bottino per loro. Renzi sta su quella strada, speriamo perlomeno che si mantenga democristiano, visto che a quell’epoca erano proprio quelli di destra che facevano una politica di sinistra!

Il nuovo anno nel Molise lo iniziamo la notte del 31 dicembre all’insegna della “fraternità, fondamento e via per la pace” come recita lo slogan. La marcia della pace, proposta da Pax Christi, non è una trovata folkloristica per animare in modo alternativo la notte di capodanno, ma un impulso a cambiare la storia. Ricominciare dalla fraternità! Se la politica per una volta guardasse oltretevere non per ricevere benedizioni e legittimazione in cambio di privilegi e favori, ma annusasse il vento nuovo che vi soffia e si lasciasse investire e sospingere spiegando le vele, avremmo ben altra società. È incredibile, ma chi oggi vuole camminare a sinistra non può non porgere l’orecchio al Vaticano: è rimasto l’unico punto di riferimento per chi non si rassegna alle pastoie del capitalismo che ci consente la stessa libertà di movimento dei pesci che hanno abboccato all’amo. Alcuni titoletti dell’ultima esortazione apostolica Evangelii Gaudium, questa sì di papa Francesco, possono essere utili per puntare la bussola e ritrovare la giusta direzione: “no a un’economia di esclusione, no all’idolatria del denaro, no a un denaro che governa invece di servire, no all’inequità che genera violenza”. Una politica che si prefigge di camminare insieme, senza lasciare nessuno indietro, e sottrarre risorse a chi corre avanti da solo è tutto quello che desideriamo per il resto degli anni.

Il 27 dicembre la regione Molise ha compiuto 50 anni. Vorremmo solo che gli amministratori la smettessero di farle fare pazzie irresponsabili da  perenne e incauta adolescente. Si può ancora sognare il rispetto dell’ambiente, scovando tutte le fonti di inquinamento e rimuovendole prima che diventiamo l’immondezzaio delle ecomafie; un nuovo sviluppo economico compatibile con la salvaguardia di quanto ancora di buono abbiamo, ecco perché ostinatamente caldeggiamo la Clean Economy e siamo contrari al concentramento di 12 mila manze in un solo luogo e con scarsi ritorni; una difesa ad oltranza dei lavoratori e dei loro posti di lavoro, non poche volte a rischio per pessimi interventi di amministratori incapaci; la scelta di stare dalla parte dei terremotati, intesi come coloro a cui sono stati lesi dei diritti, che non possono risollevarsi da soli, che vivono schiacciati da pesi insostenibili, che si ritrovano senza casa, senza lavoro, senza patria. Chiediamo solo un gruppo dirigente che smetta una buona volta di provvedere in mille modi a tutelare se stesso per occuparsi finalmente di questa cinquantenne ancora in grado di fare innamorare chi la frequenta.

E sarà un buon anno ogni giorno dell’anno. ☺

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