Un simbolo di rinascita
1 Febbraio 2021
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Un simbolo di rinascita

Si sente parlare, in questi giorni, dei 1500 gazebi a forma di primula ideati dall’architetto Stefano Boeri, dove i cittadini andranno a fare il vaccino. Si tratta di una bella iniziativa che conferisce un senso simbolico di arrivo della primavera e di una nuova vita che, speriamo, il vaccino ci donerà.

La primula è infatti una pianta che fiorisce da febbraio a maggio; ma se l’inizio dell’inverno è mite può fiorire anche alla fine di dicembre. Il suo nome nasce da una antica locuzione italiana che significa “fior di primavera”, ma potrebbe derivare anche dal latino primus. In passato questo termine indicava indifferentemente qualsiasi fiore che sbocciasse appena finito l’inverno.

La primula, della famiglia delle Primulacee, è una pianta erbacea perenne acaule, senza fusto, perché le foglie e i fiori nascono direttamente dal rizoma sottostante invece che dal fusto, assente o molto raccorciato. Le foglie sono raccolte in una rosetta basale, irregolarmente dentate con l’apice arrotondato. I fiori sono inseriti direttamente al centro delle foglie ognuno con un lungo peduncolo. La corolla è del tipo ipocrateriforme costituita da cinque petali generalmente giallo-chiaro nella specie vulgaris, quella più comune, ma dai vivaci colori nelle specie coltivate e negli ibridi che da essa derivano e che variano anche per la grandezza del fiore, il numero dei petali o il loro disegno (arricciato, ondulato, frastagliato, ecc.).

Curiosa è la cosiddetta eterostilia della primula. Si tratta della diversa altezza che raggiungono gli stami e il pistillo: in alcuni fiori lo stilo è più lungo degli stami, in altri sono gli stami che sovrastano il pistillo, un fenomeno morfologico che evita che siano alla stessa altezza per impedire l’ autofecondazione. A proposito di riproduzione della pianta, si segnala anche che con la precoce fioritura delle primule non coincide una massiccia presenza degli insetti e spesso i fiori non vengono impollinati. Nel Racconto d’inverno Shakespeare dedica una metafora proprio alle “pallide primule che muoiono nubili”.

La primula cresce in luoghi erboso-boschivi come i boschi di latifoglie ma sempre in zone a mezz’ombra. Si può trovare anche lungo i ruscelli. Essendo una pianta molto rustica sopporta abbastanza bene le gelate, quindi è possibile trovarla a quote più elevate fino a 2.000 m s.l.m. In casa può vivere a una temperatura non superiore ai 13 gradi.

Grazie alla presenza di due derivati dell’acido salicilico, la primula ha proprietà analgesiche ed espettoranti (il decotto delle radici va bene per tosse, bronchiti, raffreddore), oltre che emollienti e rilassanti (l’infuso dei fiori allevia l’emicrania ed è indicato per i bambini irrequieti); inoltre il decotto di foglie e radici è utile in caso di dolori reumatici e artritici.

Le foglie laterali della rosetta e i fiori di primula, ricchi di vitamina C e sali minerali, si usano per la preparazione di zuppe, minestre, risotti e torte salate. Inoltre le foglie giovani, prima della fioritura, si gustano in insalate, lessate come gli spinaci, o ancora in minestre con altre verdure.

Ma il maggior interesse per queste piante si accentra in floricoltura: come si diceva, le primule sono rustiche, di facile impianto e molto decorative. Valga per tutti l’esempio della Primula Palinuro, una specie endemica risalente al quaternario antico, circa due milioni e mezzo di anni fa, oggi simbolo del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, ed eletta dalla Società Botanica Italiana a pianta simbolo della Regione Campania.

La bellezza del fiore delle primule non ci era sfuggita neanche da bambini: spesso in piccoli gruppi andavamo verso il Bosco Difesa per raccoglierle e formare dei meravigliosi mazzetti da regalare alle nostre care mamme. Superato il Ponte Varco prendevamo la strada interpoderale che saliva verso la cascata di Bburréccelle perché lì crescevano (e crescono tuttora) in abbondanza. I ragazzi più creativi, che ogni tanto mangiavano anche qualche pappécaše (nome dialettale locale della primula), riuscivano a realizzare dei bei mazzetti alternando, in cerchi concentrici, le primule, dal bel colore giallo, con le violette che creavano un bel contrasto!

Non può mancare, infine, una romantica leggenda con protagonista il re degli elfi che vide una principessa in un prato di primule gialle e se ne innamorò. La principessa, promessa sposa di un nobile potente e arrogante che la costringeva a vivere in solitudine, non appena vide il giovane elfo se ne invaghì perdutamente. Il re degli elfi sfidò il nobile in un gioco simile a quello degli scacchi e lo lasciò vincere per due partite. Questi, convinto della sua superiorità, invitò l’ avversario a giocare una terza partita: “Quello che il vincitore chiederà sarà suo!”: era la posta in palio. Fu così che il nobile perse la sua sposa. Ancora oggi si dice che quando fioriscono le primule, i due amanti tornino a danzare nel luogo dove si videro la prima volta.☺

 

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