Una minestra per febbraio
11 Febbraio 2022
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Una minestra per febbraio

Una delle poche piante spontanee commestibili che si possono raccogliere in questo periodo dell’anno è il cascellore comune, dal nome scientifico Buniás erucago, della famiglia delle crucifere o brassicacee. Il nome del genere Buniás, secondo Dioscoride, deriva da un termine greco con il quale si indicava una specie di rapa provvista di peluria. Secondo altri, pur derivando sempre dal greco, significa “collina”, forse perché questa pianta cresce soprattutto in zone collinari, suoi ambienti tipici. L’epiteto specifico erucago fa riferimento alla somiglianza con un’altra specie simile, probabilmente per via dei fiori: l’Eruca visicaria. Nella nostra regione e in quelle limitrofe il cascellore è forse più conosciuto col nome di cassella o falsa rucola.

Delle cinque specie diffuse nella regione mediterranea la cassella è l’unica presente nel territorio italiano. Si trova comunemente nei luoghi incolti e sabbiosi, e nei campi dal mare alla zona montana di tutta Italia, fino a 2000 m, dove fiorisce da febbraio a luglio. È una pianta annuale ma a volte può vivere anche due anni.

Alta fino a 80 cm, è caratterizzata da peli che ricoprono tutte le sue parti e da ghiandole dall’aspetto di verruche. Si presenta inoltre con fusti eretti, ramosi in alto e con una più marcata pelosità alla base. Ha foglie basali disposte in rosetta, aderenti al terreno, quelle superiori lanceolate, con margine intero o dentato. La corolla del fiore è formata da quattro petali gialli, disposti a forma di croce. I suoi curiosi frutti sono delle piccole siliquette, lunghe circa 1 cm, con becco centrale pungente e quattro caratteristiche ali dentate.

L’uso di questa pianta è segnalata fin dall’antichità: ricordata come erba dal sapore acre da Orazio e Columella, è presente anche in Plinio, ma la confusione con altre brassicacee è probabile. Certo è invece che in passato veniva utilizzata in cucina dai poveri per preparare insalate e minestre, e soprattutto da chi andava per prati e pascoli, come i pastori.

Le foglie basali si possono raccogliere durante tutto l’inverno, da novembre a marzo, rigorosamente prima della comparsa dello scapo fiorale. Questa verdura è però disponibile tutto l’anno, sia a fine estate, sia tra l’autunno e l’inverno. Le foglie più giovani, essendo più tenere, si mangiano crude e vengono di solito usate per arricchire insalate miste o per accompagnare delle portate a base di carne. Molto appetitose sono le casselle semplicemente cotte al burro come gli spinaci o preparate in minestra con i cereali: il sapore è gustoso e ricorda un po’ quello dei cavoli. Le radici, consumate anch’esse crude o cotte, hanno il sapore del ravanello.Tante sono le proprietà di questa pianta per il suo contenuto di flavonoidi, ammine, olio volatile e alcaloidi, che la rendono particolarmente efficace come vasocostrittrice, antiemorragica, diuretica ed espettorante.

Oltre all’insalata di farro con casselle tritate, mais, pomodorino dolce tipo datterino e scaglie di parmigiano, suggeriamo la minestra di foglie e radici di casselle, tipica della dieta mediterranea.

Ingredienti:

piante intere di casselle, cipolla, olio, pastina da minestra, sale

Preparazione:

lavare accuratamente le casselle, tritare grossolanamente le foglie più tenere e metterle da parte crude. Cuocere il resto delle casselle in acqua bollente non salata fino al giusto grado di cottura, più o meno croccante secondo i gusti. Scolare le verdure e recuperare la loro acqua di cottura, quanta ne serve per la minestra. Rimettere la pentola sul fuoco con l’olio e rosolare la cipolla tritata. Unire la verdura cotta tagliata a pezzetti e versarvi sopra l’acqua, ancora calda, recuperata dalla cottura. Volendo, frullare il tutto e salare quanto basta. Aggiungere le radici delle casselle, tagliate a rotelline sottili, versare la pastina e, un minuto prima che la cottura sia ultimata, le foglie crude tritate.

La minestra è pronta: buon appetito!☺

 

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