Una politica altra
3 Gennaio 2022
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Una politica altra

Appartengo a una generazione che non aveva ancora dimestichezza nel fare richieste a Babbo Natale, poiché confidava di più sulla Befana, che però non era tanto prodiga e tutti i doni riusciva a contenerli in una calza. Non potendo, dunque, chiedere a lei un’altra politica, o meglio, una politica altra, perché esula dalle sue competenze, mi rivolgo a voi lettori in quanto il problema è serio e ci riguarda da vicino. Ho bisogno del vostro aiuto per trovare una soluzione possibile a questo interrogativo: che possiamo fare per rimandare a casa, alle prossime elezioni regionali, i soliti vecchi tromboni, sempre pronti a suonare qualsiasi musica con chiunque, e progettare un futuro possibile per il Molise, dato il ripetuto fallimento degli attuali schieramenti in campo?

Sicuramente è un fatto positivo se, a livello nazionale, tutte le forze che si oppongono alle destracce si coalizzassero in modo che il governo venga tolto dalle mani  dei banchieri senza che finisca in quelle della confindustria, dell’alta finanza o, peggio, degli sfascisti. Però potrebbero nel contempo spartirsi i candidati presidenti delle regioni, come si fa su un bancone ortofrutticolo, e a quel punto ci calerebbero dall’alto l’ortaggio riservato a noi, che quasi certamente sarà un cetriolo! Una prova di minestrone si è avuta con il rinnovo dell’inutile consiglio provinciale, abolito solo sulla carta.

Volendo scartare questa infausta ipotesi della spartizione delle regioni a tavolino, poiché non crediamo nell’uomo della provvidenza – sono stati tutti fallimentari, compreso Draghi – bisognerà far emergere dal basso, attraverso incontri, proposte, piani di risanamento e di rilancio della regione la persona adatta a rappresentarci e soprattutto a interpretare le nostre istanze più autentiche. A questo punto si imporrebbero le primarie, o comunque si vogliano chiamare, per individuare il candidato presidente della giunta regionale. Ma… per fare un nome a caso, un Vittorino Facciolla, che già si sente presidente in pectore, non scaricherebbe, presso le sedi dove si vota, interi pullman di prescritti con il compito di indicarlo come il re del reame? O un Aldo Patriciello, che, come l’oscillazione del pendolo, visto il fallimento del centrodestra dove attualmente siede per interposta persona, questa volta andrà dalla parte opposta, non farà precipitare una slavina di voti sul candidato che gli garantirà non solo stabilità ma anche sviluppo delle sue imprese?

Certo, un punto fermo e acquisito è che non bisogna partire dalle persone ma dai programmi e ne siamo così convinti che la nostra rivista già alle scorse elezioni propose invano un documento base per la salvaguardia e lo sviluppo del territorio ma rimase lettera morta. Per il principio che “Parigi vale ben una messa” tutti sono pronti a scaricare da internet documenti progettuali che poi contribuiranno a intasare i cestini. In questi mesi associazioni, gruppi, movimenti, aggregazioni, comitati, qualche volta purtroppo anche autoreferenziali, sono al lavoro uniti dalla passione per il Molise. Bisogna impedire che a primavera si sciolgano come neve al sole, anzi è necessario sostenerli e supportarli perché, superate le spigolosità da primi della classe, si allarghi il fronte comune a tal punto da creare un’onda d’urto così grande che travolga le resistenze di chi è abituato a rimanere a guardare o di chi si ostina a perseguire la politica del tanto peggio tanto meglio. Impariamo dalla pandemia: lasciamoci contagiare dall’amore, dalla passione per il Molise e rimaniamo altamente infettivi schivando il vaccino che propinano gli amanti della politica clientelare. Ne va del futuro della nostra regione.

Il consiglio regionale sta dando buona prova di sé nel riuscire a fare danni incalcolabili nella sanità, con ospedali sempre più carenti di personale e reparti inefficienti, nel turismo con Campitello, che deve solo sperare che non nevichi, nella gestione dell’acqua pubblica con condotte fatiscenti e colabrodo, nell’agricoltura con le terre devastate da cinghiali e preda delle multinazionali che acquistano per impianti fotovoltaici e pali eolici, naturalmente là dove i terreni sono migliori. Quando la guida è cieca e gli accompagnatori chiudono gli occhi non si può che andare a sbattere! Sarà anche per questo che non ritrovano la via di casa e restano bullonati alle poltrone! Se il Cile è riuscito a sventare nostalgie dittatoriali non riusciremo a rimandare a casa quattro cialtroni?

Di esempi di buona politica purtroppo non ne abbiamo nemmeno a livello nazionale. L’accozzaglia di partiti intorno a un banchiere sta mostrando tutti i limiti. Si approva senza neppure leggere, pur di sopravvivere. La stessa elezione del presidente della repubblica sta già dando il peggio di sé. I nomi che circolano sono penosi se non ripugnanti anche se ci consola la certezza che spesso si entra in conclave da papi e si esce da cardinali! I parlamentari hanno il terrore di tornare a casa anzitempo perché i nuovi non acquisirebbero la pensione e allora se eleggono a presidente Draghi finirà quasi certamente la legislatura, se non lo eleggono finirà lo stesso perché Draghi non avrà più motivo di starci! Che triste alternativa quando l’interesse personale è più importante del bene comune.

La speranza non ci difetta, al pessimismo della ragione subentri l’ottimismo della volontà e con forza auguriamoci: anno nuovo, vita nuova.☺

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