Una rondine fa primavera
29 Aprile 2017
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Una rondine fa primavera

“Una rondine non fa primavera”, recita un celebre proverbio derivato forse da Aristotele. In forma più articolata, il filosofo greco spiegava: “Come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno” (Etica Nicomachea, I, 1098). Proprio come una rondine non determina l’arrivo della primavera, così non ci si deve illudere che un evento sporadico, seppure bello, segni l’inizio di un periodo favorevole. Aristofane, nella commedia Gli uccelli (v. 1417), aggiungeva: “C’è bisogno di molte rondini”. Questi uccelli, infatti, tornano dal loro lungo viaggio in Africa, muovendosi generalmente in grandi stormi. E una rondine che vola solitaria nel cielo si è probabilmente persa …
Ma davvero la presenza di un solo esemplare non è significativa per confermare l’arrivo della bella stagione? Eppure personalmente ogni anno provo un tuffo al cuore nell’avvertire, per la prima volta, anche un solo garrito nell’aria. Forse per la puntualità con cui le rondini tornano, che ricorda sia la loro straordinaria capacità di regolarsi in base alle stagioni sia la ciclicità del tempo. O forse proprio per l’annuncio della primavera e di un nuovo inizio ormai vicino. A provarlo è l’altro celebre proverbio, “San Benedetto, torna la rondine al tetto”, legato all’inizio di primavera, il 21 marzo, che cadeva, prima della riforma liturgica, proprio nel giorno del patrono d’Europa.
“Sweet sweet … era un sussurro senza fine / nel cielo azzurro”, scrive Giovanni Pascoli nel poemetto Italy (vv. 26-27), imitando il grido delle rondini nel cielo a primavera con il suono ripetuto dell’aggettivo inglese che indica dolcezza. E come non ricordare il loro volo inquieto e irregolare, paragonato da Guido Gozzano, nel momento di un “distacco, amaro senza fine”, al rapido andirivieni delle bobine di filo da una parte all’altra del telaio: “Le rondini garrivano assordanti / garrivano garrivano parole / d’addio, guizzando ratte come spole” (La Signorina Felicita ovvero La Felicità, vv. 411-413)?
Dalla poesia al mito, da Esopo e La Fontaine a Oscar Wilde, e ancora dalla musica all’arte, le rondini hanno esercitato sempre un grande fascino sull’uomo. Simbolo ora di libertà, ora di speranza, ora di saggezza – per i loro lunghi viaggi -, i Greci le vedevano così belle e leggere che le consideravano un dono di Afrodite, mentre per i Romani erano una manifestazione dei Lari, le divinità protettrici delle case degli uomini, poiché costruiscono il loro nido proprio sotto i tetti.
Basta alzare gli occhi per vederne la piccola sagoma inconfondibile, con la coda a punta, e ammirarne il volo, che disegna splendidi cerchi, mentre lo struggente garrito riporta alla mente le parole di un antico canto popolare riportato dallo scrittore greco Ateneo di Naucrati (VIII 360 B): “È venuta, è venuta la rondine / che porta la bella stagione, / e anni belli, / sul ventre bianca / nera sul dorso”.

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