Un’altra vita
8 Settembre 2020
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Un’altra vita

La fine della vita terrena è l’inizio di un nuovo viaggio. Siamo abituati a vedere la fine e a chiamarla tale quando la prosecuzione del cammino si interrompe ai nostri occhi. Pensiamo che la vita sia un percorso lineare, accidentato, ma senza mutazione di stato. Eppure non ci meravigliamo se l’acqua evapora e sfugge alla nostra vista e termina chissà dove, oppure se una interazione chimica e fisica genera una trasformazione il cui risultato sfugge ai nostri sensi. Abbiamo alcuni strumenti per comprendere, immaginare il dopo di noi, ma non possiamo avere la certezza che tutti i nostri sensi siano in grado di comprendere cosa rappresenta la morte fisica e quel che viene dopo. E se ci mancasse qualche senso? Se non avessimo la percezione di quello che non si può vedere, sentire, toccare, annusare, gustare, dell’equilibrio, delle variazioni di temperatura, dei ricordi, della consapevolezza?

Ecco, penso che, rispetto alla morte, non ci è data la possibilità di percepire la trasformazione. Questo ci induce a non considerare il cambiamento di stato che è un viaggio senza ritorno. Penso che chi nella vita non ha cercato l’amore non può più trovarlo, e chi ha vissuto all’ombra delle sue paure e rigidità resterà in quello stato di non disponibilità perché avrà perso la capacità di superarlo. Resta solo l’amore, la cura, l’attenzione all’altro, la sensibilità al vivente, la passione per una vita giusta per sé e per gli altri. Resta solo un fiore che appassisce e lascia i suoi semi al vento della vita. Una vita che resta dentro di noi.

Quando gli altri terminano il percorso a noi visibile, nascondono semplicemente il loro volto. Escono fuori dalla nostra sfera sensoriale per entrare in una realtà diversa. Si tratta di una accelerazione di stato, di una angolatura non percepita che noi chiamiamo fine, ma che è una forma di vita diversa, da temere perché ignota, incomprensibile, fuori controllo.

Il senso di tutto ciò mi è chiaro, forse, solo ora che ho perso una parte importante di me, una parte che non vedo più con i sensi conosciuti, ma che percepisco in modo diverso con altri sensi che sto iniziando a sviluppare. Ciò che resta è il dolore per un ramo reciso, ma anche un’immensa gratitudine per l’opportunità che mi è stata data di conoscere una persona da vicino per quarant’anni, senza scoprirla del tutto, ma con la quale ho condiviso scelte, errori, passione e l’idea della vita. Lascia molti semi: i figli, gli insegnamenti, le amicizie, la simpatia, la semplicità, l’essenzialità, la forza, il dono per la cura degli altri. La vita di prima che era in lei resterà ancora per molto tempo in coloro che l’amavano.

L’ho già sognata. Conversava con diverse persone, ma era stanca. Poi, improvvisamente, mi diceva di dover partire per un viaggio, ma restava in silenzio alla mia richiesta di portarsi con sé almeno un cellulare per sentire di tanto in tanto come stava, per placare la mia angoscia e la mia ansia. Il suo volto era sereno, disteso, ma non era più di questo mondo perché improvvisamente parlava con lo sguardo e mi toccava dentro senza muoversi.

Era già in un’altra vita.☺

 

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