Un’europa senescente
31 Marzo 2015
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Un’europa senescente

Si va delineando un quadro di popolazione che palesa un indice di invecchiamento crescente che attesta un’età di 65 anni di un cittadino su cinque e che si prevede in crescita nell’arco di un ventennio, come pure la natalità ancora più ridotta dell’attuale nel processo demografico. Il panorama attuale sul lavoro giovanile fornisce chiari segnali di un’ulteriore riduzione della forza lavoro per i giovani. Gli esperti auspicano l’avvento di una politica centrata sulla famiglia in crescita di natalità e che veda ridotto il carico fiscale. Su questo fronte l’Italia palesa una posizione tra le peggiori. Ne dà chiara testimonianza l’indice elevato dei nostri giovani migranti che, nell’anno appena trascorso, ha raggiunto il numero sorprendente di 100.000 passati all’estero. Ridare spazio di speranza di futuro ai giovani è l’appello lanciato anche da papa Bergoglio che sollecita anche l’Europa ad andare oltre per ridurre la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni distanti dai popoli e ridottesi ad un invecchiamento ristretto nei tecnicismi burocratici.

Viviamo in un contesto di autoreclusione di gruppi e di popoli che dilaga nell’universo mondo alimentato anche da orrendi scenari di terrorismo, persecuzioni e stragi anche di provenienza da fedi religiose che poco hanno a che vedere con un Dio prossimo all’uomo.

Tornando a noi occorre prendere atto che da questo quadro l’Italia non esce per un panorama di crisi che ci circonda e fornisce quotidianamente sceneggiate di turpiloquio televisivo e di ciance che non riescono a tradursi in progettualità concreta. In aggiunta occorre sapere che il piano europeo Youth Guarantee, (garanzia giovani), partito il 1 maggio dello scorso anno, con una dotazione di 1,5 miliardi di euro per due anni, prevedeva un’offerta di occupazione o di servizio civile e altre opportunità che fornivano occasioni di lavoro remunerato. Per potersene giovare le regioni avrebbero dovuto attivare programmi di iniziative su occupazione o tirocinio formativo. A fine ottobre, a 6 mesi dal lancio, la proposta era ancora disattesa soprattutto nel Mezzogiorno. Purtroppo anche il Molise rientrava tra le regioni che un recentissimo dato statistico colloca in un contesto di carenza di programmazione sul lavoro che riguarda: Piemonte, Val d’Aosta, Friuli V.G., Abruzzo, Molise, Basilicata e Calabria. E si dà il caso che in Italia si registrava un indice di 700 mila di under 24  e di 2, 2 milioni di under 29 che non studiano e non lavorano. E il dato si accentua per le famiglie che hanno più figli.

A proposito di una politica che scende in strada e del risveglio della cittadinanza attiva, rileviamo una rinascita di organizzazioni, cooperative, non profit e altre opportunità di impegno lavorativo e sociale per i giovani. Raccogliamo una bella testimonianza del giovane sindaco di Perugia, Andrea Romizi. “In un territorio come il nostro in cui i giovani faticano ad immaginarsi un futuro da imprenditori, credo che lo sviluppo di un modello legato alla fornitura di servizi sociali in un’ottica di fiducia, relazione e reciprocità possa essere una grande occasione di rilancio dell’occupazione giovanile. Per rilanciare la comunità dei nostri borghi e dei nostri territori, occorrono modelli nuovi che però siano realmente efficaci anche in termini economici”.

Giornalmente ci colpisce il fenomeno migratorio che continua a sollevare angosce e a procurare stragi di popoli dovute anche alla distanza che l’Europa continua a mantenere di fronte ad una vicenda umana che riappare da tempi storici anche remoti, ma che oggi, in un mondo ben dotato di risorse e di mezzi potrebbe ridurre queste stragi ricorrenti. A partire da questo drammatico quadro storico si lavora anche in Molise. Su questo fronte opera l’Associazione Primo Marzo di Campobasso che va scoprendo le strade e i modelli di progetto da avviare per dare anche alle nuove generazioni nostrane opportunità di impegno sociale, lavoro, senso comunitario e determinazione nel coinvolgere una cittadinanza attiva compartecipe e una politica ridestata da una società aperta alla solidarietà senza confini. E ce ne hanno dato prova, con efficace coinvolgimento, nelle manifestazioni attivate a Campobasso il primo giorno di marzo in piazza e all’interno della mirabile struttura della ex GIL in serata. Il coinvolgimento della politica nel fornire strutture e il sostegno alla raccolta fondi da parte dei numerosi cittadini presenti e partecipi, oltre che favorire l’attuazione di una efficacissima manifestazione, ha alimentato nei giovani molisani soci dell’Associazione e nei numerosi emigranti presenti e partecipi al programma, una chiara e diffusa atmosfera di solidarietà e di sostegno, anche finanziario, per un futuro di speranza che si concretizzerà nella stesura di programmi in fase di attivazione. Un primo segnale di intesa tra l’associazione Primo Marzo e il comune di Campobasso viene testimoniata nell’invito rivolto al consiglio comunale di istituire una Consulta Comunale di cittadini migranti e, in primis, di promuovere la rappresentanza dei cittadini immigrati che abitano nella nostra città attraverso l’elezione del Consigliere aggiunto. ☺

 

 

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