Usa e getta
11 Febbraio 2021
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Usa e getta

Questo inizio d’anno si è presentato in modo burrascoso per una nazione, gli Stati Uniti d’America, che si è sempre considerata la culla della democrazia. Lo spettacolo, tutt’altro che edificante, di scalmanati all’assalto del Capitol Hill, in italiano “Campidoglio”, in nome di una inammissibile difesa di un presidente ormai decaduto, mostra ciò che ormai non può più essere tenuto nascosto: anche l’America si è fatta contagiare dalla smania del “totalitarismo”, il sistema che – almeno formalmente – essa ha da sempre combattuto ed al quale ha riservato aspre critiche e condanne severe.

Un turno di presidenza nelle mani di un magnate dell’imprenditoria – era questo il significato dell’appellativo Tycoon [pronuncia: taicun] con il quale era designato – ha portato a quelle disgustose scene lontane anni luce da quelle che qualche decennio prima avevano visto i cittadini afroamericani marciare pacificamente per rivendicare i propri diritti. Quella manifestazione del 1963 portava all’attenzione dell’intera Federazione condizioni di vita reali e drammatiche; si è snodata inondando la capitale ma si è fermata dinanzi al palazzo delle istituzioni in segno di rispetto di quelle che sono le fondamenta della nazione americana.

L’attuale stato della democrazia U.S.A., non esente da enormi disuguaglianze sociali e culturali, è complesso e necessita di considerazioni e riflessioni accurate. Mi preme però soffermarmi su un elemento che noi, italiani ed europei in genere, non conosciamo. Voter registration [pronuncia: voter registrescion] è un’espressione propria del sistema elettorale americano a cui non si presta sempre la dovuta attenzione, almeno relativamente alla sua diretta responsabilità circa l’esito delle competizioni, sia locali che nazionali.

In un Paese in cui i diritti delle persone – intese come individui, in base al presupposto costituzionale – dovrebbero essere al primo posto in tutti i campi, quello al voto non è un diritto riconosciuto a tutti! Si tace spesso su un particolare, per nulla irrilevante: il cittadino degli U.S.A. che volesse essere un potenziale elettore deve iscriversi nelle liste elettorali del proprio comune di residenza. Dov’è il problema? Non si tratta di una prassi semplice e le ragioni sono varie e composite. Non si dimentichi che gli Stati Uniti, essendo una Federazione, non presentano uniformità nei sistemi sia amministrativi che burocratici delle singole realtà locali; e le differenze sussistono e si mostrano in tutta la loro valenza relativamente all’ambito su cui ricadono. Per capire meglio potremmo fare un parallelo con il nostro Paese: il peso delle nostre regioni lo abbiamo testato con la pandemia ed abbiamo potuto comprendere cosa significhino disposizioni differenti per zone diverse!

Ma torniamo al nostro termine. Il suo significato appare comprensibile: “regi- strazione/iscrizione dell’elettore (voter, sostantivo dal verbo vote) ed indica una procedura non semplice, almeno per segmenti di popolazione meno abbienti e deprivati culturalmente. La registrazione nelle liste elettorali del proprio Stato non è automatica, bensì deve essere effettuata dai singoli su base volontaria, come stabilito da una legge del 1993. I cittadini meno istruiti incontrano regolarmente difficoltà nel presentare la pratica di iscrizione il cui regolamento spesso viene modificato a livello locale e può comportare un costo che non tutti possono sostenere. Inoltre va considerato che il potere di controllo dei partiti sulle liste elettorali è molto forte poiché in base al numero degli iscritti nei diversi collegi è possibile prevedere l’esito del voto: le registration si effettuano indicando il partito cui in linea di massima si aderisce!

Negli ultimi decenni sono state effettuate cancellazioni di milioni di elettori dalle liste – in inglese voter suppression [pronuncia: voter sapprescion]- che hanno comportato una sensibile diminuzione della base elettorale e di conseguenza hanno “pilotato” la vittoria di un partito rispetto all’altro, considerando che per l’elezione dell’inquilino della Casa Bianca ogni Stato ha un numero diverso di seggi, vale a dire “grandi elettori”, da assegnare.

Non stupisce allora che nelle recenti elezioni per il Senato nello Stato della Georgia, la popolazione afroamericana è risultata indispensabile per la vittoria del partito democratico – quello del neopresidente Biden; alle urne gli elettori di colore, solitamente restii, sono stati invitati attraverso una campagna di sensibilizzazione, casa per casa, condotta da donne, sotto la guida dell’ avvocatessa Stacey Abrams. Le motivazioni dell’iniziativa comprendevano, accanto alla denuncia della cancellazione di più di un milione di elettori per errori formali nelle liste, anche la convinzione che la vittoria democratica al Senato avrebbe comportato aperture all’assistenza sanitaria, al lavoro, alla giustizia.

Il non accesso ai diritti aumenta le disuguaglianze. E ciò è vero non soltanto per gli U.S.A.☺

 

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