utopie concrete
3 Luglio 2011
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utopie concrete

 

Due terzi degli italiani si sono ripresi il diritto di decidere su acqua, energia, giustizia uguale per tutti. Analisi varie sono proposte per interpretare un fenomeno complesso, legato a vari fattori. R. Saviano parla di “…una sorta di mutazione dell’indifferenza… quasi un popolo in cammino… non c´è per ora un percorso definito …” . La cittadinanza attiva ha creato/diffuso comunicazione aggregante e lavoro a rete di giovani, lavoratori, donne, intellettuali, precari, comitati, associazioni.

Che fare? Si potenzi questa grande partecipazione, capacità di decidere, ritorno alla cura nobile del bene della polis. Perdere questa occasione avrebbe conseguenze forti e sarebbe sciupio insensato. Si inventi/rafforzi la partecipazione per determinare e controllare la gestione dei beni comuni e creare solidarietà locale e nazionale. È sfida in termini di creatività, perseveranza, pensiero critico, lavoro e innovazione in politica. Servono, per es. controllo di trasparenza/contenuto dei bilanci; efficienza energetica per edifici nuovi e ristrutturati; elettricità da vento e sole ovunque appropriato; gestione legale dei rifiuti (tal quale, speciali, tossici) con raccolta porta a porta di quelli urbani; riciclo (norme EU = 50% riciclo e 65% differenziata), minimi imballaggi e km percorsi dai prodotti; trasporto efficiente, specie su ferro, per persone/merci, trasporto a domanda nei centri urbani medi/grandi, con potenziamento/sostegno di auto condivise; GAS e DES per un’economia di prossimità centrata su persone e relazioni, gruppi di critica dei mezzi di comunicazione, difesa responsabile e solidale della Terra e biodiversità; abbandono di modelli di sviluppo illimitato incompatibile con le risorse finite del pianeta, come indica la fisica; ecc…

I partiti interessati al ben-essere dei cittadini, a relazioni sociali solidali, a costruire un buon-governo lascino consolidate prassi verticali, ascoltino e vedano l’orizzontalità variegata del popolo dei beni comuni. Servono nuove categorie concettuali e procedure; non è facile date impostazioni e strutture partitiche spesso sclerotizzate, deficit di percezione dei bisogni reali/urgenti dei cittadini, distanza dal ragionare e comunicare dei giovani, scarsità di dirigenti che interpretino accuratamente il post-referendum, anche nel quadro dei mutamenti profondi in corso sulla sponda Sud del Mediterraneo. Anche per i partiti è un’occasione da non perdere.

M. Serra ha scritto di “… servizio pubblico che, se ha il dovere di non scialare risorse, ha anche la libertà di non essere costretto a lucrare sulle proprie funzioni”. Ciò riguarda acqua, elettricità, viabilità, mezzi di comunicazione, servizi sanitari, ecc… Per una responsabilità parte- cipativa/solidale sull’acqua pubblica oltre a un servizio idrico razionalizzato (si perde negli acquedotti più di 1/3 dell’acqua che vi scorre) serve un cambiamento concettuale decisivo, non semplice: risparmio ed uso consapevole dell’acqua. Il 97% dell’acqua sulla Terra è salata. Del restante 3% di acqua dolce due terzi sono ghiacciai e calotte polari, ora minacciati dal riscaldamento globale; l’acqua delle falde sotterranee è a volte inquinata. Nel mondo circa il 70% dell’acqua è usata per l’agricoltura, 22% per usi industriali, 8% per usi casalinghi (bere, cucinare, lavarsi, scarico di gabinetti, giardini). Usare acqua potabile per i gabinetti è spreco che asseta i poveri del mondo. È stato calcolato che, a parte i giardini, bastano 50 litri d’acqua potabile a persona; vanno assicurati gratis. Due referendum sono stati vinti, dice A. Zanotelli, da Madre Acqua; l’accesso ad essa è diritto umano basilare. È compito nostro non sciupare l’acqua, risparmiarla e difenderla.

Anche per l’elettricità serve uso consapevole e risparmio. La diffusione in grande di elettricità da fonti rinnovabili (si rigenerano e l’uso attuale non pregiudica quello futuro) dipende certo da: impulso/fondi per ricerca e sviluppo su come accumularla (eolico e solare sono intermittenti); griglie di distribuzione intelligenti e interattive; costo del kWh (calo già in atto) ma anche e molto da cambiamenti concettuali creati da consapevolezza della fini- tezza delle fonti fossili, rischi del nucleare, sprechi negli usi domestici e non. Il risparmio nelle case non è solo usare l’elettricità con parsimonia ma anche non usarla per fornelli, scaldabagni, riscaldare/raffrescare, e tante altre forme di sobrietà sorridente.

Ingredienti cruciali sono fruire e costruire conoscenza (bene comune); idee e prassi alternative al dominio mercantile e finanziario, miranti a un’economia solidale e verde; testimonianza attiva di valori quali responsabilità etica, rispetto/interesse per l’altro, contenimento e riparazione (quando possibile) dei guasti già inflitti alla Terra. È programma complesso e impegnativo; le utopie concrete hanno vinto altre volte e poi: Se Non Ora, Quando?☺

sassi@na.infn.it

 

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