Uva d’altura
12 Luglio 2021
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Uva d’altura

“Sono un poeta, un grido unanime

sono un grumo di sogni.

Sono un frutto

d’innumerevoli contrasti d’innesti

maturato in una serra”

(G. Ungaretti)

 

Lassù dove l’estate raggela,

il pianto delle foglie consuma l’aria

notte richiama il suono dei fauni

lassù dove tutto si svela all’origine

s’innestano trame al frusciare di pampini,

occhi trasportano bellezza sul carro degli innamorati,

ecco allora mani diventano rami di pergola

uva d’altura spremuta in tini d’oro.

Perfino l’aquila è cometa il falco aquilone.

Acini ovatta cremisi pervinca viola

nettare di vino chiamato inferno rosso.

Colano a picco – sotto – lacrime amaranto.

In fondo cos’è un’altura se non il paradiso

viceversa profondo ascoso stato di compressione.

Non ho mai colto uva a due passi dal cielo

nemmeno a pelo d’acqua dalle tinozze sfasciate

eppure dita golose impastano ancora mosto.

S’intrecciano vitigni sulle giovani marze

frescura mattutina schiude le gemme.

In fondo al mare chicchi svuotati, semi neri, secchi

– innesto tra genti aspre mura da scalare –

nessun laccio salda nuovi bionti – ancora –

sapienti mani di chirurgo tremano sull’embrione.

Non sono bastati secoli d’altri innesti seppure forzati

si combatteva su sacre alture in nome della patria. Quale?

Fra qualche anno anche pinguini proveranno a volare.

Sui tetti di Manhattan brillano generosi grappoli.

 

“Primo Posto” assoluto al Certamen Apollinare Poeticum 2020 – Università Pontificia Salesiana in Roma.

 

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