vento di cambiamento  di Di Lalla Antonio
1 Dicembre 2012
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vento di cambiamento di Di Lalla Antonio

 

“Lasse sta’ ‘u mònne come ze tròve” (lascia stare tutto come si trova). Con questo proverbio nostrano che fa da sottotitolo a Molisani, una simpatica guida della nostra regione, uscita ormai da alcuni anni, l’autrice, Ivana Mulatero, ha voluto caratterizzare, direi fotografare e incorniciare il nostro modo di pensare e di essere: “I molisani non credono ai cambiamenti” scrive “ non credono agli orologi – la loro è una funzione decorativa -, e ad altre modernità di quel genere, ad esempio i giornali e gli aerei”. Purtroppo non ha tutti i torti e la vita che pigramente scorre, con poche o nessuna novità di rilievo, pare confermarlo in pieno. Quello che era sarà, quello che è oggi è lo stesso di ieri e di domani.

Dopo dieci anni la ricostruzione post-terremoto è appena agli inizi e gli amministratori non si agitano più di tanto. Nella infausta ricorrenza i responsabili del ritardo e degli sprechi hanno avuto il buon senso di non farsi troppo notare per non sfidare l’atavica quiete di quelli che sperimentano il danno e la beffa sulla loro pelle. Anche la giustizia si è adeguata al passo molisano, solo così si spiega perché ci sono voluti nove anni per indagare il fu governatore-commissario Iorio che ha allargato i comuni del cratere a tutta la provincia e quasi dieci anni per iniziare a vedere se l’alluvione che ha colpito il basso Molise ha responsabilità umane o è attribuibile solo all’apertura delle cataratte celesti e fin dove l’inondazione ha prodotto danni, vista l’altitudine e la distanza a cui è giunto il denaro riparatore.

“Lasse sta’ ‘u mònne come ze tròve”. Lo perseguono anche le segreterie dei partiti – per quel poco che ne resta ancora di vivo, visto che bastano le dita di una mano a contare i soci – con le loro alchimie, completamente estranee al sentire e all’interesse popolare. Non si spiega diversamente l’essere arrivati alla vigilia delle attese, anche se segretamente non volute, elezioni regionali apparentemente impreparati in modo che, per mancanza di tempo, all’ultimo momento gli strateghi dell’arcano vomitino su gente sempre più indifferente e lontana i loro ruminati piani d’azione.

Il detto popolare permea anche le comunità cristiane, non diverse d’altronde da quelle civili, che hanno scambiato la fede per un tubetto di tranquillanti da prendere ogni qual volta sovviene un pur minimo e qualsivoglia rigurgito di impegno. Come è possibile aver ridotto l’incarnazione del figlio di Dio nella storia alla festa dei consumi, il natale a un tenero vogliamoci bene per un giorno almeno? L’atto più sovversivo che un Dio, considerato fino ad allora onnipotente, poteva compiere per attestare che questo mondo è bello, che le creature vanno amate sempre e comunque, che in ogni persona si cela una dignità infinita, che la pace ha l’impotenza e la fragilità di un bambino, che la storia non si costruisce fra le beghe dei palazzi del potere, tutto questo e altro ancora è diventato pari e sinonimo di una imbarazzante scelta fra un bel e ben farcito panettone o un soffice pandoro. Altrimenti che natale è!

 “Lasse sta’ ‘u mònne come ze tròve”. Noi non ci stiamo, non siamo disponibili a stare dietro la finestra a guardare cosa accade nelle strade, a legittimare uno strapotere sostanzialmente economico, fuori da ogni politica, che usa la polizia contro gli studenti e i lavoratori, che si fa scudo di ingenui e ignari amministratori per perseguire sempre nuovi guadagni, che ingrassa la casta per affamare la gente comune. Noi che in strada ci siamo formati e ci dimoriamo, noi che abbiamo soffiato a lungo per far sì che si alzasse il vento del rinnovamento ora pretendiamo che in vista delle elezioni nazionali ci si restituisca la possibilità di scegliere i candidati, che si facciano regole valide al di là degli interessi momentanei: non vogliamo né il porcellum, attualmente in vigore, né lo scrofellum che intenderebbero propinarci! Pretendiamo che alle elezioni regionali si giochi a carte scoperte senza trucchi e inganni. Iorio non ci sta bene, ma neppure i suoi derivati, quelli che facevano affari con lui o per mezzo di lui. Vogliamo persone pulite e competenti come presupposto, ma schierati per una maggiore giustizia sociale, che rimettano al centro del loro impegno politico le categorie più svantaggiate, che servano anziché lasciarsi servire e dunque riducano costi e sprechi. Se i partiti continueranno ad essere ambigui, a lavorare per la loro sopravvivenza anziché per il bene comune, non ci accontenteremo di una bella dichiarazione d’intenti, magari da far sottoscrivere ai candidati, sapendo che è una presa per i fondelli da parte di chi è disposto a passare sul cadavere della madre pur di essere eletto, né di una serie di incontri finalizzati al niente come nella precedente competizione.

Caldeggeremo una lista che accolga il meglio della società civile e con essa un candidato presidente. Faremo un buco nell’acqua? Almeno ci avremo provato a non lasciare immodificata la realtà esistente, di certo non ci aspettiamo che possano essere babbo natale o la befana a cambiare in meglio il nostro caro Molise. Abbiamo smesso di crederci, purtroppo, da troppo tempo. Ci anima una certezza e perciò andremo avanti: il sogno di uno resta sogno, il sogno di molti è già realtà.☺

 

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