Verso la finanza etica
3 Maggio 2014
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Verso la finanza etica

La Caritas diocesana,  in collaborazione con l’Arcidiocesi di Campobasso, il Bene Comune e con il patrocinio della Regione Molise,  muovendo dalle esortazioni  di Papa Francesco secondo cui “la dignità di ogni persona umana ed il bene comune sono questioni che dovrebbero strutturare tutta la politica economica”, ha organizzato un ciclo di seminari dal tema Finanza ed Etica. Lo scorso 27 marzo, presso l’Aula Magna dell’Istituto Tecnico Industriale “G. Marconi” di Campobasso si è svolto il primo dei tre incontri; oggetto della riflessione: Dalla finanza Ombra alla Finanza Etica: una risposta alla crisi. – Nei prossimi appuntamenti del  28 aprile  e del 22 maggio p.v. si parlerà del microcredito [una nuova forma di finanza etica e sociale] e della Finanza Killer. Scopo del percorso seminariale è contribuire alla comprensione dei meccanismi sociali ed economici e dei loro effetti. L’attuale crisi economica, sociale e  valoriale è strettamente connessa con lo sviluppo del mondo finanziario.

In questi ultimi anni la trasformazione dell’economia, sempre meno reale e sempre più finanziarizzata, ha fortemente smantellato lo stato sociale. La maggior parte delle grandi imprese è oggi controllata da potenti lobby il cui obiettivo – massimo profitto nel minor tempo possibile – non risulta compatibile con uno sviluppo sostenibile del mondo produttivo, al contrario lo destabilizza. La concentrazione di ricchezze nelle mani di ristretti gruppi di potere, a tutto danno di una più equa distribuzione delle risorse derivanti da lavoro, ha, di conseguenza, finanziarizzato anche la politica che, incapace di scelte coraggiose, ha assunto un ruolo meramente esecutivo e di ratifica delle scelte operate da altri. Peraltro, la differenziazione dei compiti delle banche, sempre più orientate a funzioni di investimento – spesso speculativi – e sempre meno all’erogazione dei crediti,  ad imprese e famiglie, quale strumento di promozione, di avvio del processo  produttivo, ha, di fatto, impedito lo sviluppo dell’economia reale. Inoltre, approfittando della carente e distorta informazione sui temi economici e finanziari, le banche, attraverso un gigantesco sistema finanziario parallelo – il Sistema Finanziario Ombra – hanno immesso sul mercato titoli tossici, non trasparenti. Dalla mancata regolamentazione di tali prodotti ed attività finanziarie si è generata una Finanza Killer con effetto domino negativo sui bilanci dei soggetti pubblici e privati che hanno investito in simili strumenti finanziari, portando anche  al fallimento  degli  Stati. Inoltre, la speculazione finanziaria, che muove masse enormi di danaro e la ricerca del profitto a tutti i costi hanno generato ingiustizie e disequilibri nel tessuto sociale, coinvolgendo non  solo gli operatori finanziari, ma l’intero sistema economico mondiale complessivamente inteso.

L’assurdo è che la crisi delle banche – attraverso un’operazione di marketing – è stata presentata come una crisi degli Stati, i cui debiti pubblici risultano non più sostenibili e dunque occorre riscrivere un nuovo patto sociale, tagliando gli sprechi – spese per welfare, ridimensionamento P.A. etc. Invero, è stata la speculazione finanziaria, di breve periodo, la principale causa dell’instabilità dei mercati finanziari. In sostanza, attraverso il salvataggio delle grandi Banche dal fallimento, ad opera degli Stati, si sono socializzate le perdite e privatizzati i guadagni. Gli interventi dell’economia e della finanza, al contrario, dovrebbero essere orientati ad una dimensione umana e sociale, ossia  al servizio dei bisogni dell’ uomo. Il vero capitale, l’uomo, è soggetto del lavoro; il riconoscimento della sua dignità genera ricchezza. Strumenti a contrasto dell’economia canaglia e della Finanza creativa sono l’etica, la riscoperta di valori e della morale su cui si fonda la convivenza civile ed a cui gli operatori economici ed il mondo finanziario dovrebbero ispirarsi.

Per evitare il ripetersi delle crisi finanziarie è necessaria una  sepa­ra­zione tra ban­che com­mer­ciali e ban­che di inve­sti­mento. Inoltre, l’ introduzione di un’adeguata tassa sulle transazioni finanziarie – fortemente osteggiata dalle lobby finanziarie che ne impediscono ogni forma di controllo e regolamentazione – oggi, peraltro, del tutto inadeguata e sbilanciata rispetto alla tassazione sul lavoro – sarebbe orientata ad una maggiore giustizia fiscale, solidarietà ed equità. Tale tassazione, non punitiva per le banche, potrebbe limitare operazioni speculative, rendendole più onerose; le stesse, peraltro,  non contribuiscono direttamente né all’economia reale, né alle casse degli Erari.

La finanza, in tal modo, si riapproprierebbe del suo ruolo originario, tornando al servizio dell’economia e della società; la politica, peraltro, eserciterebbe un’auspicata forma di controllo sul settore finanziario, frenando un’economia canaglia ed una finanza Killer. Occorre dire no ad una finanza predatrice, sostenendo una finanza etica. Confrontarsi su tali tematiche consente ai cittadini di valutare il proprio sistema economico e politico, comprendendone l’idoneità alla gestione della cosa pubblica ed alla promozione del bene comune. Il diritto di cittadinanza, in favore della promozione umana, si declina, anche attraverso le scelte quotidiane di affidamento dei propri risparmi ad un operatore economico-finanziario, eticamente orientato, piuttosto che ad altri. Infine, condividendo l’esortazione di Federico Rampini, “dovremmo insegnare l’economia ai bambini perché crescano armati degli utensili giusti, perché nessuno li possa ingannare con il linguaggio oscuro comprensibile solo ai tecnocrati”.

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