Viaggio nel tempo 2
13 Aprile 2019
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Viaggio nel tempo 2

Un mese fa avevo promesso di accompagnarvi nel mio viaggio nel tempo, un viaggio indietro di trent’anni. Ma prima di portarvi con me in un paese scomparso, la DDR, e nella primavera del 1989, devo confessare una cosa.

Confesso che passo molto tempo davanti alla TV, e molto tempo a leggere i diversi commenti pubblicati su Facebook quando succede qualcosa che provoca gli italiani a esprimere la loro opinione. In questi ultimi giorni ci sono stati molti eventi di questo genere, ed i commenti che ho letto mi hanno gelato il sangue. Ho capito quanto odio può sentire e soprattutto esprimere pubblicamente la gente quando si può nascondere dietro l’anonimato che offrono i social media, quando sono state sdoganate parole che, ancora poco tempo fa, nessuno avrebbe pronunciato in una piattaforma alla quale, lo sanno molto bene, hanno accesso anche i giovani, incluso i bambini…

Ma più di questa cosiddetta “voce del popolo” mi stupiscono quelli che per professione sono chiamati ad esprimere giudizi sulla situazione nel paese, i giornalisti, i conduttori di talk show, ed i politici. In un paese dove organizzazioni come Casapound o Forza Nuova preparano la celebrazione del centenario della nascita del fascismo, questi commentatori si chiedono, ipocritamente, se ci sono fra noi dei fascisti, e lo negano, parlando invece di matti, di pazzi, di malati mentali, di psicopatici. E se una giovane studentessa svedese riesce a far nascere un movimento mondiale in difesa del clima, in difesa del nostro pianeta, prendono la parola i complottisti che vedono dietro questa ragazza delle forze oscure, misteriose, pericolose, e anche due donne usano le telecamere per insultarla, ridicolizzarla e minacciarla. Nello stesso tempo ci sono dei politici che si preparano a prendere la parola in un congresso mondiale “in difesa della famiglia”, un evento che riunirà le forze più retrograde di questo mondo!

In questi giorni nei quali si è tanto parlato del cambiamento climatico, per un attimo avevo pensato che forse questo nostro genere umano merita di sparire dalla terra, così almeno si potrebbe salvare il pianeta terra! Ma dopo ho pensato che la generazione di Greta merita un futuro, merita la possibilità di correggere i nostri errori, di agire in un modo più responsabile e più umano.

Grazie ai mass media ho anche potuto constatare che c’è in corso una discussione sul rapporto fra diritti umani e diritti sociali, e questo tema mi spinge a intraprendere questa seconda fase del mio viaggio nel tempo.

Nel mio paese sparito il partito dominante sosteneva che erano più importanti i diritti sociali, e con questo argomento si impediva per esempio il diritto di formare dei partiti o delle associazioni non-governative, le ONG. (E qui non posso non accennare agli intenti del governo italiano di attaccare e di negare le ONG e non posso non parlare delle misure che ha preso il governo tedesco attuale togliendo la qualità del no profit a parecchie ONG tedesche).

Nella DDR, alle elezioni, esisteva una sola lista, il Fronte Nazionale, formato di un totale di 5 partiti che avevano un programma comune – la costruzione di una società socialista – e si distinguevano fra loro solo per la composizione del loro elettorato. Ma nella primavera del 1989, grazie alla TV della Germania occidentale e grazie a quella che si chiama la “radio bocca”, si parlava di diversi gruppi che si stavano organizzando in tutto il paese, gruppi che facevano sapere che volevano un socialismo democratico, una DDR più democratica. Nessun rappresentante di nessuna di quelle organizzazioni che si stavano formando ma che erano ancora illegali parlava della unificazione delle due Germanie. Quasi tutti si proclamavano ammiratori e seguaci di Michael Gorbačëv, e vedevano in Glàsnost e Perestròika, nella trasparenza e nella ricostruzione, un esempio da seguire. A poco a poco si arrivò ad un punto in cui il governo decise di togliere dalla circolazione Sputnik, una pubblicazione mensile sovietica, ed un alto rappresentante del partito dominante fece questa dichiarazione pubblica: “Se il mio vicino decide di cambiare tappezzeria in casa sua, sono costretto a fare lo stesso?”.

In poche parole, l’aria che tirava nel mio paese nei mesi di marzo ed aprile 1989, prima delle elezioni fissate per maggio, era poco respirabile, ed anche fra i militanti del SED (partito socialista unificato), si moltiplicavano le discussioni intorno alla domanda: cosa fare?☺

 

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