Viaggio nel tempo 8
10 Novembre 2019
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Viaggio nel tempo 8

Sei anni fa, ho scritto per la fonte di novembre 2013, quello che è successo nel novembre 1989 a Berlino. Ho anche spiegato perché la data del 9 novembre mi mette sempre un po’ in ansia, perché quella è una data che nella storia della Germania occupa un posto speciale: nel 1918 la proclamazione, da parte di Karl Liebknecht, della “Repubblica tedesca socialista e libera”. Una repubblica di cortissima vita. Nel 1923 il putsch fallito di Adolf Hitler a Monaco di Baviera. Nel 1938 la ”notte dei vetri rotti”, degli attacchi massivi contro i negozi degli ebrei e contro le sinagoghe in tutto il paese, e finalmente, nel 1989, il giorno della apertura del muro di Berlino.

Oggi mi costa molto continuare il mio viaggio nel tempo, perche questa notte è morto, a Berlino, un mio caro amico cileno che avevo conosciuto proprio in quelle giornate caotiche del novembre 1989. Per questo, l’attuale fase del mio viaggio la percorro mano nella mano con Manuel, il “Perico”.

Il mese di novembre del 1989 lo posso riassumere in due date. Una data marcata da grande gioia e di speranza, l’altra data marcata da una grande preoccupazione.

Il 4 novembre si organizza a Berlino una grande manifestazione per chiedere una democratizzazione del paese, un socialismo democratico, la fine del potere in mano ad un solo partito, e, sopra tutto, la libertà di viaggiare e, di conseguenza, lo smontaggio del muro di Berlino, costruito nel 1961.

Alla manifestazione partecipano almeno 500.000 persone, il tutto si svolge in maniera totalmente pacifica, tanto i diversi cortei come il raduno nella Alexanderplatz. Le lenzuola e i cartelloni mostrano anche un grande senso dell’umorismo, le forze dell’ordine quasi non si vedono, ed il coro predominante è quello del “Wir sind das Volk!”, il popolo siamo noi. Non c’è nessuno che chiede l‘unificazione fra i due stati tedeschi.

Cinque giorni dopo, il governo che ovviamente non aveva capito il senso di quel 4 novembre, decide di aprire la frontiera, il famoso muro di Berlino. Gli abitanti di Berlino Est invadono Berlino Ovest, dove incassano i 100 marchi occidentali che il governo di Bonn dà ad ognuno di loro come “denaro di benvenuto” (e molti, fra gli uomini, li spendono nei sexshop). Non ho mai dimenticato e non dimenticherò mai la vergogna che provavo quando passai per la prima volta l’ex-confine di stato. A 100 metri dal muro, ancora esistente ma già totalmente permeabile, distribuivano una tazza di the caldo a quelli che venivano dell’Est, e quelli facevano la coda per qualche goccia di the. Nelle giornate seguenti venivano già politici dalla Germania Ovest a distribuire banane e riviste illustrate, e continuarono quelle scene vergognose.

Alla fine di novembre andai, come ogni anno, a lavorare come traduttrice simultanea al festival internazionale del cinedocumentario a Lipsia. Ricordando la manifestazione del 4 novembre andai con mia figlia a una manifestazione dal titolo “Il popolo siamo noi”, ed è stata la prima volta che dalla piazza si sentiva il grido “Noi siamo UN popolo”, e gli oratori, non tutti, ma una grande parte, chiedevano la “riunificazione” della Germania.

Anche se i miei libri non sono romanzi, ma storie vere, basate su fatti reali, penso di avere una certa quota di immaginazione. Ma in quel mese di novembre del 1989 non potevo immaginare tutto quello che sarebbe successo da quel momento fino al 3 ottobre 1990, il giorno che segnò la sparizione della DDR. Fra il novembre del 1989 e l’ottobre del 1990 scoprii un fenomeno che voi in Italia chiamate “volta gabbana”. Da noi si inventò una nuova parola: Wendehals, cioè “Giracollo”. Ne ho conosciuti molti in quel tempo.

La mia immaginazione non mi permetteva di prevedere la chiusura delle fabbriche, delle biblioteche, degli asilo nido, la nascita di un esercito di disoccupati, o la nascita di gruppi neonazisti che davano la caccia agli stranieri, sopratutto a vietnamiti ed africani. Non riconoscevo il mio paese, soffrivo lo shock culturale, un trauma che, normalmente, vive chi cambia nazione, spostandosi. In quei mesi è nata la mia voglia di trasferirmi in Italia, almeno per gran parte dell’anno. Se qua, dopo tanti anni, dico ancora “buon giorno” alle 5 del pomeriggio, invece di dire “buona sera”, sono perdonata, perché sono straniera. In Germania, se invece di dire “Supermarkt” dico “Kaufhalle”, non sono perdonata.

Il cileno Perico, che è morto oggi, ha accompagnato una grande parte della mia vita dal 1989 in poi, costruendo l’ associazione culturale ed il centro interculturale delle donne S.U.S.I. Lui che era dovuto fuggire dal Cile dopo il golpe di Pinochet non è mai ritornato nella sua patria. E lui è stato la persona che più capiva quello che sente chi, come me, ha perso la patria.

20.10.2019 Salvini, in Umbria, getta cioccolatini alla folla. Sento vergogna per loro.☺

 

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