Viaggio nel tempo
10 Marzo 2019
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Viaggio nel tempo

L’altro giorno, firmando una lettera, mi sono accorta che stiamo nel 2019 e che sono già passati 30 anni da quel 1989, l’anno più interessante e allo stesso tempo più sconvolgente che ho vissuto. Allo stesso tempo succede che si moltiplicano i momenti nei quali mi sento catapultata indietro nel tempo e mi pare che esista ancora il mio paese, la DDR. Questo succede quando vado in macchina e ripercorro le strade piene di buche, con la differenza che nella DDR le buche prodotte a causa dell’inverno si riparavano in estate, mentre qua le buche rimangono per anni. Mi sento anche trasportata in DDR quando sento che si pensa ad una legge che obbliga le radio e TV a trasmettere il 30% di brani musicali made in Italy, una misura che valeva anche nella DDR. E molte volte, quando sento parlare i politici italiani in TV, mi ricordano i nostri politici tedesco-orientali: anche loro non rispondevano alle domande, ma ripetevano quasi testualmente concetti espressi una, due, tre settimane prima, senza mai trovare parole concrete. Ed esprimevano sempre un autoelogio, mai una vera autocritica. E c’è un’altra somiglianza: prima della costruzione del muro di Berlino, migliaia di medici, ingegneri ed architetti, formati (senza pagare niente!) nelle università della DDR, appena finiti gli studi andavano nella Germania Ovest a lavorare. Una fuga di cervelli come questa si produce oggi in Italia…

Ho deciso di raccontare un po’ di quel 1989, tale come l’ho vissuto a Berlino, e sarà una mescolanza fra il politico e il privato, perché avevano ragione quelli del ‘68: il privato è politico.

Quando ricordo la mia vita nella DDR prima del 1989 mi vengono in mente delle cose che, in questi giorni, sembrano una favola. Mai avevo pagato un libro scolastico, né per me né per mia figlia. Questi libri li ricevevo gratis. Non ho mai pagato qualcosa per una visita medica o un medicinale o un soggiorno in ospedale, né per me né per mia figlia. Per l’appartamento affittato nel centro di Berlino pagavo 1 marco orientale per metro quadro: 75 marchi per 75 metri quadri. Oggi pago per lo stesso appartamento 565 Euro. E la cosa più importante è forse il fatto che in tutta la mia vita non avevo mai conosciuto una persona che non avesse un posto di lavoro! Invece del diritto al lavoro c’era l’obbligo di lavorare… probabilmente un errore, perché molte volte i lavoratori in fabbrica passavano la giornata seduti e giocando alle carte perché il materiale necessario per il loro lavoro non arrivava.

Ma volevo raccontare quel 1989. Tutto è cominciato la seconda domenica di gennaio, durante la tradizionale manifestazione in memoria di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, comunisti assassinati nel 1919 a Berlino. Pensavamo che fosse una manifestazione uguale a tutte le altre, realizzate negli anni precedenti. Ma alla sera, seduti davanti alla TV e vedendo le notizie trasmesse dalla TV dell’Ovest, abbiamo capito che c’era stata una cosa nuova della quale la nostra TV non parlava: un gruppo di giovani aveva portato alla manifestazione un grande lenzuolo con la scritta: La libertà è sempre anche la libertà di quelli che la pensano diversamente.

Questa era una frase pronunciata da Rosa Luxemburg, e la TV tedesca-occidentale ci diceva che quel gruppo di giovani portatori dello striscione erano stati costretti a togliere il lenzuolo ed erano stati forzati dalle forze dell’ordine ad allontanarsi dalla manifestazione. E quella notte sentivamo, per la prima volta, la parola “dissidenti”, parola che nel corso dell’anno sarebbe stata ripetuta migliaia di volte. Il commentatore della TV ci diceva anche che quei dissidenti volevano una DDR diversa, più democratica, con più partiti, con più libertà di organizzarsi, e soprattutto con la libertà di viaggiare, di oltrepassare quel muro che esisteva già da 28 anni.

Nei giorni successivi molti politici della Germania Ovest hanno pronunciato parole di solidarietà con questo gruppo di giovani e con tutti i dissidenti della DDR. Dicevano di essere d’accordo con quello che i dissidenti chiedevano, e in nessun momento fu pronunciata la parola “unificazione” o, come più tardi diranno, “ri-unificazione” dei due stati tedeschi.

Facendo un viaggio nel tempo e ritornando indietro di trent’anni devo dire che da quella seconda domenica di gennaio 1989 i dissidenti e le loro rivendicazioni sono stati il centro di tutto il discorso politico nella radio e TV tedesco-occidentale, mentre da noi, nella DDR, per i politici e per i mass-media semplicemente non esistevano. Per la popolazione sì, esistevano eccome! C’era chi li cercava per unirsi a loro, e c’era chi cominciava a chiedersi se veramente ci fosse bisogno di più democrazia e come si potesse arrivare a realizzarla.☺

 

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