Vie di comunicazione nell’antichità
8 Gennaio 2019
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Vie di comunicazione nell’antichità

Le vie di comunicazione nell’antichità è il titolo del convegno di studi, curato dalla Sigea, che si terrà a Roma nel Maggio del prossimo anno. Scopo prioritario dell’incontro è quello di analizzare, per le strade antiche, sia le tecniche costruttive che gli accorgimenti tecnici messi in opera, dai nostri progenitori, per trarre il massimo beneficio possibile dalla geomorfologia dei luoghi attraversati, in particolare per il come superare gli ostacoli fisici incontrati lungo il percorso (fiumi, forre, paludi, ecc). Sarà data, inoltre, particolare importanza, all’utilizzo delle litologie per l’approvvigionamento dei materiali necessari alla loro costruzione. Particolare attenzione sarà, infine, rivolta allo studio di presa in considerazione delle caratteristiche fluviali, adatte all’ubicazione delle strutture portuali e delle modalità per il raggiungimento dei siti d’interesse economico, politico e/o militare.

Il crollo del ponte Morandi di Genova, dello scorso agosto, ha posto o per meglio dire riproposto, all’attenzione di noi tutti, l’importanza strategica che le vie di comunicazione hanno avuto nel corso del tempo, di concerto con la storia dell’Uomo. Senza tema di smentita, si può dire che esse, da sempre, rappresentano lo specchio del grado di civiltà dei territori su cui insistono; la loro ideazione, progettazione ed esecuzione sono armoniosamente collegate alla natura dei luoghi attraversati ovvero al contesto geologico, biologico e quindi paesaggistico che le circonda.

Per quanto riguarda il Molise, seppure ce ne fosse stato bisogno, sono bastati quei pochi giorni di chiusura del viadotto che si distende sul lago di Guardialfiera, per controllarne lo stato di agibilità, all’indomani del crollo del ponte del capoluogo ligure, per assumere la giusta consapevolezza di quanta importanza possa ricoprire una via di comunicazione, decisamente, strategica. È apparso come non mai evidente il bisogno di discutere ovvero ridiscutere, della mancata realizzazione di percorsi alternativi, in situazioni ambientali diverse e con gradi di resilienza adeguabili al marcato susseguirsi delle stagioni, tipico del nostro territorio.

I problemi evidenziati nei casi descritti sono dovuti essenzialmente alla moderna concezione di strada, in cui il tracciato non segue più la linea di minima pendenza indicata dal mulo, ma supera con viadotti e gallerie gli ostacoli geografico-fisici, quali i rilievi e i corsi d’acqua, che incontra nel suo svolgersi sul terreno. Il tutto in un contenitore progettuale necessariamente multidisciplinare, rispettoso dei canoni di un’ingegneria realmente compatibile, di come l’idea di strada nasce e si sviluppa, dalla progettazione, fino all’atto finale della sua costruzione.

Ciò detto, diventa ancor più percepibile assimilare il concetto primordiale di strada, soprattutto del come esso abbia cominciato ad affermarsi, intorno ai 40.000 anni fa, nel momento in cui i primi gruppi sociali, nell’insediarsi nei luoghi prescelti, iniziarono a controllarne le specifiche caratteristiche.

L’esigenza innata di altro, non poteva non condurre i nostri antenati a passare dalle forme di migrazione circoscritta, dovute al semplice deambulare, a quelle più ampie legate all’invenzione dei primi mezzi di trasporto, a cominciare dalla slitta, tipica dei territori innevati e/o ghiacciati o anche la traglia, trainata direttamente sul terreno, anch’essa da buoi, cavalli e/o anche dall’uomo. Esse, anche se non era ancora iniziata la storia della strada, affermandosi la vicenda dei trasporti terrestri, sono da considerare le progenitrici del carro, che in seguito all’invenzione della ruota, costituisce, con la realizzazione del moto rotatorio, uno dei salti di avanzamento tecnologico più significativi della storia dell’umanità.☺

 

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