Vitalizi e spese pazze: il Molise dei record
19 Settembre 2016
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Vitalizi e spese pazze: il Molise dei record

Non c’è malinconia in questo “fine estate”, né gioia di ripartire nei pochi turisti, in genere molisani che abitano altrove. Sono venuti senza entusiasmo e vanno via senza rimpianti. Che cosa sta accadendo a questa nuova generazione di “migranti” che non ha incontrato il fascino della città e non ha perso il vizio del paese? È aspirazione di ognuno di noi vivere nel posto dove si è nati, poi, succede qualcosa per cui questo desiderio viene barattato con un progetto meno ambizioso, custodito quasi sempre all’interno di una valigia: un lavoro, una casa, per la realizzazione dei quali, intere generazioni hanno accettato di essere discriminate e sfruttate. È così che le braccia del sud hanno massicciamente contribuito a fare ricco il nord. Non vennero risarcite allora, quando il nostro Paese correva, figuriamoci ora che è fermo. Quante volte abbiamo sentito i nostri genitori dire “vattinne” e non tornare più in questa terra maledetta; abbiamo imparato tardi che nessuna terra è maledetta: maledetti sono gli uomini che la governano. Li abbiamo mandati via, i nostri giovani, perché non avevamo niente da offrirgli; oggi che tornano, stremati e delusi dal “mondo nuovo”, per loro ci sono solo conferme: non c’era posto allora e non ce n’è neanche adesso.

Il Molise a cinquant’anni dall’autonomia

Sono passati cinquanta anni da quando da soli decidiamo del nostro futuro e l’unica cosa che ci mette alla pari con i risultati delle altre regioni italiane sono i vitalizi degli ex consiglieri regionali e gli stipendi di quelli ancora in carica. Per loro non ci sono voluti 43 anni di lavoro e 67 di età. Per percepire l’assegno è stato sufficiente occupare per qualche anno lo scranno, ovvero uno strapuntino nel magico consiglio regionale del Molise che tutto può quando legifera per i propri componenti o per i parenti degli stessi. Quanto al merito, se a qualcuno venisse in mente di spulciare i resoconti delle sedute consiliari, scoprirebbe che molti di loro non avrebbero superato neanche la preselezione di un qualsiasi concorso pubblico senza titolo e senza esame, altro che vitalizio e premio di reinserimento! Ai più furbi, quelli che non hanno mai preso la parola in consiglio per timore di essere scoperti, i cosiddetti palombari, andrebbero richieste tutte le somme percepite durante il mandato per destinarle alla costituzione di un fondo per l’occupazione, dei consiglieri regionali s’intende.

vitalizi

I primati molisani

Tuttavia, sarebbe ingeneroso pensare che i nostri eletti siano capaci solo di allinearsi col peggio del belpaese; essi sono invece in grado anche di primeggiare in alcune materie. Penso al “no-profit” ed in particolare ai gruppi politici con relativo ufficio, servizi e personale, “sistemato” all’interno del palazzo della regione. Per i loro servigi, ogni cittadino molisano, disoccupato, anziano o indigente che sia, paga alle casse della magnifica regione il prezzo di 3,40 euro all’anno, quando, per le stesse cose, gli altoatesini, che dopo di noi sono i contribuenti più vessati, pagano poco più di un euro procapite. Per capire come sono stati utilizzati i fondi assegnati ai gruppi politici sarebbe stata sufficiente una interrogazione consiliare che mai nessun consigliere si è premurato di presentare e invece non è bastata solo una indagine svolta dalla Corte dei Conti ma ben due inchieste, entrambe svolte dalla Guardia di Finanza per conto dell’autorità giudiziaria, che a tutt’oggi registrano solo una timida richiesta di rinvio a giudizio per molti degli indagati e una sola condanna per truffa aggravata. Certo la complessità delle indagini e lo studio degli atti portati all’attenzione dei giudici campobassani richiedono tempo e cautela, ma, per tutti gli altri inquisiti, trattandosi di uomini politici che ricoprono cariche importanti nelle istituzioni, i molisani attendono impazienti di sapere, prescrizione permettendo, se si sono affidati a dei galantuomini o a dei furfanti.

Le spese al centro delle inchieste giudiziarie

Negli atti delle inchieste prodotti dall’accusa che nel caso di specie riguardano provvedimenti di natura contabile assunti durante la IX e la X legislatura dell’era Iorio, spesso le spese effettuate dai gruppi politici non contengono la documentazione giustificativa o fiscale; in altri, pare che gli interessati, animati da un profondo spirito di convivialità, abbiano confuso le attività di studio e supporto all’attività legislativa del Consigliere – elaborazione di atti regolamentari e normativi – con quelli relativi alla promozione/propaganda del partito – cene e riunioni di ogni genere – per finire a tarallucci e vino. Senza finire nell’apoteosi delle mutande verdi acquistate con soldi pubblici dagli uomini della Lega, bisogna riconoscere che non abbiamo sfigurato neanche in questo glorioso capitolo di storia regionale, scritto con l’impegno e il sacrificio anche di tanti consiglieri regionali del Molise. In verità non siamo riusciti a scalare la vetta nella graduatoria delle porcate italiane, anche perché, pare che in occasione della Conferenza Stato Regioni, organismo che verrà sostituito dal nuovo Senato Renzesco, i frequentatori dell’ organismo hanno copiato tutti dallo stesso registro e oggi si trovano ugualmente indagati a pari merito. Di recente alcuni consigli regionali hanno approvato, con grande travaglio, una legge per l’eliminazione del fondo destinato alle spese dei gruppi politici regionali, cosa impensabile sol qualche anno fa: il nostro non è tra questi.

L’eco delle gesta molisane sulla stampa nazionale

Pochi giorni fa la stampa nazionale ha pubblicato i dati relativi al debito accumulato da tutte le regioni italiane. Dei 33 miliardi di euro, 440 milioni gravano sulle spalle dei molisani, messi insieme da quei politici che, giorno dopo giorno, ci inducono a odiare la terra in cui siamo nati. A chi spesso ci accusa di usare argomenti demagogici per fare dell’antipolitica vorremmo ricordare che la Regione Molise spende ogni anno, tra vitalizi e premi di reinserimento oltre 4 milioni di euro, per i gruppi politici più di un milione, soldi che potrebbero essere utilizzati per ridurre il debito invece che per premiare chi lo ha prodotto.☺

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