vogliamo ripartire
6 Marzo 2010
0 comments
Share

vogliamo ripartire

 

        Bossi avanza alla grande nel Nord e supera il 10% a livello nazionale confermandosi decisivo negli assetti della maggioranza. Berlusconi perde 2 punti in percentuale, rispetto alle politiche resta ancorato al 35%, largamente al di sotto di tutti i sondaggi che gli assegnavano sulla carta dal 40 al 45%. Ma nel Sud stravince, doppia il PD, e grazie al consenso dei meridionali potrà serenamente continuare a sostenere il Nord coi fondi destinati al Mezzogiorno. I siciliani più attenti alla sostanza che alle parole l’hanno capito e gli hanno girato le spalle. I molisani si sono sempre distinti per i propri ritardi storici. Dai tempi di Garibaldi quando in pessima compagnia di un Vescovo di Isernia fecero una carneficina pro-borbonica nella piana di Carpinone fino al plebiscito in favore di Casa Savoia nel 1946 o ai più recenti pronunciamenti contro il divorzio e l’aborto. Il Popolo delle Libertà ha dilagato ovunque riducendo ai minimi termini un centro-sinistra diviso, rissoso e inconcludente.

In realtà leggendo il dato delle europee la somma di PDL, UDC e MPA si ferma al 49% ma stranamente alle amministrative il centro-destra sbanca superando di gran lunga il 60% sia alla Provincia di Isernia che al Comune di Campobasso. Decine di migliaia di elettori hanno votato per Di Pietro alle europee e per Iorio, Di Bartolomeo e Mazzuto a livello locale. Il PD è stato stracciato rimediando un misero 12%, con ulteriore calo di qualche punto alle amministrative. Ha perso Campobasso e S. Croce eleggendo in minoranza un esiguo numero di consiglieri. Lo scontro con l’Italia dei Valori ha avvantaggiato solo Iorio, che ha ringraziato per il regalo e ampliato il suo dominio incontrastato su tutta la regione. Nei comuni chi non è con lui si è nascosto dietro liste civiche affidandosi ai suoi assessori per non rompere i rapporti. I sindaci hanno il timore di finire come quello di Ururi che, per ottenere udienza, si è dovuto incatenare ai cancelli della Giunta Regionale. Meglio avere un rapporto di vicinanza con chi comanda, non si sa mai. Guai poi a farsi vedere insieme a qualcuno dell’opposizione. Vade retro satana! C’è il rischio che si blocchino i finanziamenti in quel comune con danni alle popolazioni amministrate. Siamo tornati ad una condizione peggiore dell’era democristiana, quando nei paesi la lotta era tra fanfaniani, dorotei e basisti salvo le rare eccezioni della cintura del basso Molise o della Macchiagodena di Felice Carile. Oggi chi viene eletto ed è vagamente di centro-sinistra la prima dichiarazione pubblica che fa è che guida una lista civica ed è attento solo ai problemi della comunità amministrata. Nessuno osa mettersi contro Michele Iorio, nemmeno Di Pietro che si prende i suoi voti e scappa nottetempo senza provare a costruire un’alternativa al centro-destra con l’alibi che il PD è vecchio e inadeguato. Ma dal 14 aprile 2008 non era l’IdV al 28% che aveva avuto il mandato di riorganizzare il centro-sinistra visto che il PD fermo al 17% aveva perso entrambi i Parlamentari? E perché in un anno Di Pietro non ha mai fatto una sola riunione per tentare di costruire una nuova alleanza da contrapporre alla destra?

Ma è inutile esaminare la pagliuzza nell’occhio dell’altro quando si ha una trave nel proprio. Per questo ho rimesso il mandato di capogruppo DS in Regione al partito. Come atto dovuto dopo una disfatta di simili proporzioni e per riflettere sugli errori compiuti e sulle cose da fare per il futuro. Il PDL ha vinto, ma non ci ha convinto. Il dramma della sanità prossima al commissariamento, la gestione del post-terremoto, il crollo del Prodotto Interno Lordo, il blocco delle opere pubbliche ed i ritardi nell’emana- zione dei bandi sui fondi europei attestano l’inadeguatezza di un Governo Regionale preda di forti diatribe interne. Siamo sconfitti ma non piegati, amareggiati ma non vinti, delusi ma non rassegnati. E vogliamo ripartire dal PD col convincimento che è tempo di cambiare per non morire. E ai vecchi e nuovi sindaci che si sono messi in fila nell’anticamera di Iorio osiamo dire che venticinque anni fa moriva su un palco di Padova un grande italiano, Enrico Berlinguer, che ci ha insegnato la forza dei valori e la bellezza degli ideali pur parlando di austerità e di questione morale. I diritti non possono tornare a essere favori. La dignità di ogni uomo va sempre difesa. Non ci convince una società dominata da un signorotto attorniato da una corte di veline e menestrelli. Preferiamo perdere con la schiena dritta anziché rendere inutili la rivoluzione francese e due secoli di lotte operaie.☺

petraroia.michele@virgilio.it

 

eoc

eoc