Voglio respirare
8 Luglio 2020
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Voglio respirare

lettera aperta a quanti si oppongono all’atrofizzazione dei polmoni

Non posso respirare sono state le ultime parole di Georg Floyd, assassinato dalla polizia negli Stati Uniti. E finalmente è esplosa la rabbia contro la persistente discriminazione razziale – abolita solo per legge, non nei fatti – che continua a mietere vittime e ha portato in piazza milioni di persone in tutti i continenti. Condivido pienamente quanto lo stilista Marc Jacols, dopo che uno dei negozi è stato distrutto dalle proteste a Los Angeles, ha postato su Instagram: “Non lasciate mai che vi convincano che i vetri rotti o i saccheggi sono violenza. La fame è violenza. Vivere per strada è violenza. La guerra è violenza. Bombardare la gente è violenza. Il razzismo è violenza. La supremazia bianca è violenza. L’assenza di assistenza sanitaria è violenza. La povertà è violenza. Contaminare le fonti d’acqua per il profitto è violenza. Una proprietà può essere recuperata, le vite no”. Ben venga la lotta a oltranza per l’affermazione della uguale dignità di tutti.

Non posso respirare quando vedo che la pandemia anziché affratellarci, facendoci scoprire l’appartenenza a un’unica famiglia umana, sta facendo emergere gli istinti peggiori e così ci siamo armati gli uni contro gli altri convinti che mors tua vita mea (la tua morte è la mia vita) e non invece: la tua vita è fonte di vita per me. Ci creano fastidio e irritazione i nuovi infettati dal virus, perché attentano alla nostra libertà di movimento, diamo poco peso al dramma di chi ha perso il lavoro, di quanti sono nelle ristrettezze economiche e di quelli che tornano ad avventurarsi per mare costretti da fame e guerre. Perché continuiamo a chiudere gli occhi sui lager libici e addirittura vendiamo loro le armi?

Non posso respirare in un Molise governato da avventurieri senza né arte né parte. Un’accozzaglia di persone, senza nemmeno cercare di mascherarlo con un briciolo di pudore, vivacchia godendosi una lauta prebenda. E purtroppo non oso neppure chiedere le loro dimissioni perché ormai abbiamo sperimentato che al peggio non c’è limite. In fondo non stanno lì per caso o per estrazione, sono stati democraticamente eletti da noi, magari con logiche clientelari, e dubito che nuove elezioni facciano emergere persone migliori finché la società civile non si scuote, finché non diventi passione comune a tutti “la cosa pubblica”, finché non si formino soggetti veramente vocati alla politica. Abbiamo un presidente della giunta regionale che fa e disfa assessori e consiglieri con il beneplacito dei superstiti, che tiene una maggioranza ballerina in dissenso perenne ma pronta a leccare il padrone come fanno i cani quando si fa intravvedere loro un osso, che di giorno si astiene sulla proposta dell’ospedale di Larino centro covid e nottetempo ne elabora una di segno opposto e l’invia a Roma, senza il benché minimo imbarazzo.

Ma io voglio respirare perché amo la mia terra, ogni terra e i mari che la lambiscono, e poiché questo è l’unico mondo che abbiamo voglio consegnarlo migliore alla prossima generazione. Amo la natura e perciò voglio difenderla da ogni forma di violenza che sia inquinamento o desertificazione (pare che anche il Molise, non solo l’Africa sia a rischio), iperconsumismo o sfruttamento del suolo. Amo gli abitanti del pianeta con il colore della loro pelle come amo le note del pentagramma, tutte egualmente indispensabili per una sinfonia.

Ma io voglio respirare, perciò persone di buona volontà si sono riunite intorno a questa rivista e insieme ci coinvolgiamo in tutte le lotte che aprono possibilità di vita. Dalla ricostruzione delle zone terremotate alla difesa dell’ambiente, dall’impedire il progetto della Granarolo che voleva rinserrare in una stalla dodicimila vacche alla clean economy, per citarne alcune. Non abbiamo secondi fini, non ci interessa se siamo soli, in pochi o tanti. Non stiamo a guardare chi propone o chi potrebbe giovarsene, né cerchiamo l’esclusiva o la primogenitura. Ci interessa tutto ciò che aiuta a respirare a pieni polmoni: siamo una rivista di “resistenza umana”. È con questi presupposti che ci siamo inseriti nella lotta perché l’ospedale di Larino diventi centro covid, con tutto ciò che ne dovrà conseguire. Abbiamo elaborato documenti, pubblicati su queste pagine nei mesi scorsi, abbiamo spronato i sindaci a prendere posizione chiara senza timore di ricatti, abbiamo favorito il dialogo tra gli amministratori e tra questi e le chiese (diocesana ed evangelica battista), che non possono ignorare il territorio senza venir meno al loro compito, su un tema fondamentale per il futuro del territorio, abbiamo scritto al ministro perché prendesse in considerazione la proposta nata dal basso mentre Toma e i suoi scagnozzi cercavano di sostituirla con un’altra. Continueremo a seguire la vicenda con la passione che ci caratterizza.

Ma io voglio respirare in questo meraviglioso Molise, incapace di far emergere amministratori onesti e competenti ma virtuoso fino al punto di poterne fare a meno, dove bande di mafiosi cercano di infiltrarsi mentre custodisce ancora un patrimonio ambientale in buona parte sano, con le vie di comunicazione che fanno comunicare poco e intanto si costruiscono ferrovie senza avere treni. L’estate è il tempo propizio per venire a respirare in Molise per il mare e i monti, per i piccoli borghi ospitali e cordiali, per i profumi e i sapori culinari, per la gente che ha due domande per tutti: quando sei arrivato e quando te ne vai. Proviamo allora a respirare tutti insieme e chissà che l’onda d’urto non si porti via tutti quelli che vorrebbero impedirci di respirare.

Buona estate.☺

 

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