Vulnerabili
19 Ottobre 2017
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Vulnerabili

Dopo lo scialo estivo, la natura non è ancora stanca di colori solo che, per l’Autunno, si adorna di tinte più calde e pacate, più preziose e raffinate quasi a farsi perdonare l’avarizia dei mesi bui e freddi che seguiranno. Il bosco di fronte è un tripudio di rame e oro antico, con tocchi di verde avanzato. Un vapore soffice e avvolgente che ruba i contorni alle cose, si alza pigro dalla terra fragrante di muschio e foglie marcite. Inquadrato nel vano della finestra da cui guardo, mi sembra un dipinto così teneramente e dolorosamente romantico, da meritare come sottofondo una musica di Chopin, invece mi viene in mente una vecchia canzone di Guccini dal sapore crepuscolare: “Autunno”, compresa nell’album Stagioni, che parla di “pioggia che cade e non cade, di nebbie striscianti e scrosciare di stecchi, di ore passate pensando al mistero ‘dei tanti io sarò’ diventati per sempre ‘io ero’”, per concludere con amarezza: “Le storie credute importanti /si sgretolano in pochi istanti;/ figure e impressioni passate / si fanno lontani e lontana così è la tua estate…/ E vesti la notte incombente / lasciando vagare la mente / al niente temuto e aspettato / sapendo che questo è il tuo autunno che adesso è arrivato”.

Metafora della vita in cui mi ritrovo e che mi invita all’introspezione, alle similitudini, alle analogie anche letterarie. L’età che avanza con i suoi acciacchi e le sue perdite mi fa sentire fragile e precaria come d’autunno sugli alberi le foglie, ma di questa condizione ineluttabile, come dice Alessandro D’Avenia in un suo libro, bisogna fare l’arma più potente, addirittura un’arte che è poi l’arte di vivere e di amare. Il riconoscersi vulnerabili, piccoli, briciole nell’enormità, ti fa scoprire la meraviglia, ti fa percepire l’infinito e l’oltre. La fragilità, però, chiede lo sguardo dell’altro, uno sguardo che perdona le tue insufficienze, i tuoi limiti e ti ama per quello che sei; uno sguardo che ti tira fuori dall’anonimato, dalla terra degli sbagliati, degli invisibili per far fiorire la luce e la bellezza che è in te. E mi viene in mente il versetto evangelico di Marco riguardante il giovane ricco: “Gesù, fissandolo lo amò”(Mc 10,21). Uno sguardo d’amore può essere vera e propria esperienza di salvezza. ☺

 

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